Il ritorno del Tamagotchi

Simbolo degli anni Novanta, oggetto cult di un’intera generazione, il Tamagotchi è tornato: il celebre pulcino virtuale è stato riportato in vita dalla Bandai (ora Namco Bandai) nella sua versione originale. Chi non ricorda i pigolii del pulcino più amato? Correva l’anno 1996 quando la Bandai lanciava il Tamagotchi, al prezzo di 24mila lire. L’invenzione di Aki Maita si trasformò in un vero e proprio fenomeno di costume, vendendo in tutto il mondo ben 76 milioni di copie. Una versione del pulcino identica all’originale è stata appena lanciata in Giappone a circa 16 euro. Il Tamagotchi è un pulcino virtuale da accudire: se non lo si fa lo vedremo morire. Tante le polemiche scaturite all’epoca nel nostro Paese per l’impatto emotivo che il decesso del pulcino poteva avere sulle persone. Il dibattito interessò persino esponenti politici, come Angelo Bonelli, all’epoca capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio, che ne chiese il sequestro. L’invenzione venne ad Aki Maita dalla voglia di avere un animale domestico: nonostante il successo planetario della sua invenzione, Maita non venne mai promossa né ricevette alcun bonus, e pare addirittura che neanche il marito si complimentò con lei per il successo ottenuto. Tanti i prodotti che portavano il marchio, da videogame ad app. La nuova versione del pulcino ha dimensioni molto più piccole rispetto all’originale, di circa la metà. Ne deriva che lo schermo è più piccolo e di forma quadrata, non più rettangolare. Il ritorno del pulcino è da molti attesa come la novità del 2017, sebbene il pericolo di cadere in echi nostalgici rispetto ad un passato mai del tutto dimenticato è dietro l’angolo.

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