Luca Rubinacci, figlio dell’eleganza italiana


Se si vuol fare il pieno di buon umore, a inizio giornata è consigliato passare dal suo profilo Instagram e seguire le simpatiche tips che lancia insieme ai suoi migliori amici, i manichini del suo atelier Genny, Mariano e Ciro! Parlo di Luca Rubinacci, che oltre ad essere l’erede della più grande sartoria italiana, è anche un seguitissimo influencer che regala consigli di stile. 



Come i più grandi sarti che si rispettino, Luca Rubinacci è di famiglia napoletana, appartiene alla terza generazione e porta avanti i gioielli di famiglia, gli atelier Rubinacci di Milano, Napoli e Londra; lui lo si trova nella città della moda, in via del Gesu’, negozio allargatosi dal 2015 implementando la collezione con il “ready to wear” ed un esclusivo Club per soli uomini dedicato ai clienti del “su misura”.


Entrando troviamo tutti i prodotti “finger food”, come ama chiamarli, quelli da “ti prendo e ti porto via”, quindi pochette, bretelle, foulard, cravatte, cappelli, ombrelli, tutti rigorosamente fatti a mano e con simboli che rimandano alla storia di famiglia, all’orgogliosa appartenenza napoletana, come le stampe su pochette firmate Mariano Rubinacci che riportano Villa Lucia, la dimora dei nonni, o il samurai, il best seller realizzato in onore del Giappone, personaggio tanto amato dal padre per forza ed eleganza.

Vengo accolta con un caffè che mi aspettavo napoletano, e invece arriva dalla Calabria, dalla terra di un loro fidato cliente che, quando torna, può sorseggiarlo sentendosi a casa; questo è il fil rouge del club Rubinacci, un luogo che raccoglie gli oggetti di chi sceglie la bellezza come stile di vita. 
Prima di arrivarci bisogna attraversare la zona della collezione “pronta” e costeggiare la sartoria, che oggi è vuota causa Covid (gli ultra sessantenni lavorano da casa); una porta apre ad un piccolo corridoio dove troneggia la giacca storica Rubinacci, il capo iconico destrutturato dalle mani del nonno, e una seconda porta si affaccia sull’elegante stanza dalle pareti gialle, con le poltrone Chesterfield, una libreria in legno scuro con le foto di famiglia, i libri di moda maschile, l’angolino bar dove offrire del Gh Mumm o un whisky cocktail, una scatola porta sigari in legno pregiato, sigari lasciati dagli stessi clienti che li ritroveranno tra un meeting e una prova in camerino.

Sul tavolo rotondo, accanto alle ortensie lasciate seccare, le cover di Luca Rubinacci, sempre a suo agio nel mettersi in primo piano. 



Luca vuoi raccontarci i tuoi inizi?

Ho la grande fortuna di avere alle spalle il nome della più grande sartoria d’Italia, parto da quello che per altri è un traguardo, ma è anche vero che con un passato così importante subisco anche il rischio di mandarla a picco. Il tempo, l’esperienza e la mia voglia di mettermi in gioco hanno aiutato, soprattutto a stare al passo con i tempi, con l’arrivo dei social network e di un nuovo genere di comunicazione. Arrivo in azienda nel ’99, alle spalle anni di vela da professionista e tutto il successo di mio padre, con cui volevo competere, imparando sì, ma aggiungendo un tocco personale. L’ho ottenuto con la napoletanità e con le stravaganze che tanto attiravano l’attenzione degli street photographer, i pantaloni viola, gli accostamenti strambi di colore, ma senza mai dimenticare l’eleganza, lo stile, e il know-how della mia famiglia. Sono entrato in atelier a 20 anni, oggi ne ho 38 e tengo seminari in Marangoni e alla Bocconi, io che non ho fatto l’Università, dove parlo anzitutto di teamwork, il lavoro di squadra che mi ha insegnato lo sport, ma ricordo soprattutto il senso di gratitudine, come quello che ricordo per l’ingegnere Sergio Loropiana, storico cliente di mio padre, mio mentore per sette anni; è a lui che devo l’amore per i tessuti, l’attenzione all’ascolto del cliente, e il concetto del lusso che tutto può concedersi.

Tuo padre ha deciso di farti studiare da Kilgour, la storica sartoria del 1882 tra le più importanti di Savile Row a Londra; che differenza hai notato tra l’eleganza italiana e quella inglese? 

Ringrazio mio padre che mi ha sempre spinto a rubare il mestiere alla vecchia maniera, cioè “impara e porta a casa”, come si faceva nelle vecchie botteghe d’artista, quando l’allievo osservava la mano del maestro pittore, per poi arrivare a completare un suo quadro o addirittura superarlo in bravura. Gli inglesi sono molto precisi, il rigore british costruisce una giacca in maniera eccelsa, perfetta, impeccabile; mentre invece la sartoria napoletana fa del difetto il suo punto di forza!
Mio nonno aveva anzitutto clienti marchesi, principi, conti, che vestivano per piacere e non per dovere, è da quest’attitudine che nasce l’esigenza di una giacca leggera e di conseguenza destrutturata. Toto’, Vittorio De Sica, Mastroianni poi, portavano i suoi capi con quella nonchalance, con una disinvoltura e un’allure che ricordiamo ancora oggi come iconiche, e questo lo si deve anche alla vestibilità del capo. 
Di Toto’ esiste ancora un cappotto Rubinacci, che ha fatto il giro dei musei e che oggi porta una serie di toppe e rattoppi, anche colorati. E’ l’esempio di passaggio di testimone, chi non aveva figli regalava i propri indumenti alla servitu’, che a sua volta lo passava alla portineria; a quel capo avrei voluto togliere quelle pezze e ridargli nuova vita, ma mio padre mi ha giustamente fermato ricordandomi che, così com’è, rappresenta tutta la storia non solo di Toto’ ma soprattutto di Rubinacci, che ha resistito fino ai giorni nostri. 

Qual è il fiore all’occhiello di Rubinacci? 


Siamo i più grandi collezionisti d’Europa di tessuti vintage; contiamo più di 60 mila metri di tessuti in casa che metterebbero al tappeto qualsiasi sartoria, è un’immobilizzazione incredibile; in atelier sono esposti quelli più venduti, ma è nel caveau tutta la merce più preziosa, tessuti che scovo durante le ricerche in giro per il mondo, a Camden Town a Londra, nei mercatini di Parigi e Los Angeles e talvolta nelle sartorie che lasciano il mestiere. Si scende al piano interrato e si apre il parco giochi dei più appassionati, tra questi Lapo Elkann, che porta amici intenditori; qui tra le pila di stoffe e l’odore del vissuto, si trovano i bouclè anni ’30/40 che usava tanto Chanel, un vellutino color aragosta, un lino color jeans che sembra denim; qui si trova l’introvabile.

Qual è il capo più venduto e cosa chiedono oggi i più giovani? 


La giacca è senza dubbio il pezzo più importante e rappresentativo, seguito dai cappotti, sia su misura che pronti; seguono poi i pantaloni vecchia scuola con le pences. 
Abbiamo la fortuna di avere una clientela molto ampia, che va dai 20 ai 60 anni, forse anche grazie all’uso smart che facciamo dei social network. 
Ho simpatia per i più giovani che entrano in atelier e mi dicono “Luca, voglio vestirmi come te!”

Ma il mio compito è tirar fuori il loro di stile, la loro di personalità, il mio è anche un lavoro psicologico, e mi diverte molto. Copiare è un atteggiamento da brand di tendenza, che non mi rappresenta, io non mi ispiro a nessuno, non copio nessuno, non ho icone. Se mi parli di James Dean posso sì dirti che mi piace lo stile con cui indossa la t-shirt bianca, ma non mi rifaccio a lui. Dobbiamo conoscerci per capire qual è lo stile che più esalta la nostra persona e che ci fa sentire a nostro agio in ogni situazione. Io porto il mio punto di vista, il mio know-how, la mia expertise, non vestirò mai un cliente uguale ad un altro, per quello ci sono le confezioni di Gucci e Dolce & Gabbana e se siamo arrivati a 1100 abiti su misura oggi, dai 300 l’anno del 2015, crediamo che sia la conferma della soddisfazione dei nostri amati clienti. 

Tu ti occupi non solo del marketing dell’azienda ma anche del design. Da dove trai ispirazione? 


Mi rifaccio al passato ma soprattutto ascolto i miei clienti, sono loro la massima ispirazione. Noi non abbiamo inventato niente, ma proponiamo una vestibilità regular, che è prerogativa del brand. 
Se altrove si seguono le mode, e quindi jeans slavati, stracciati, skinny, qui invece si trova il jeans pulito, classico, semplice; così come i pantaloni e i bomber di pelle regular fit, ma anche prodotti atipici come le sahariane e le giacche/camicie in cashmire.


Un pezzo icona è la nostra scarpa, che ci riporta al comfort come filo conduttore perchè è una pantofola rielaborata. La produzione è toscana e arriva da un mastro pantofolaio; l’idea mi è venuta guardando una foto di Andy Warhol che ne indossava una negli anni ’90, noi abbiamo deciso di sostituire la parte in tessuto della suola con il cuoio, per permettere di uscirci per strada.




Sai di essere molto divertente e simpatico sulla tua pagina Instagram luca_rubinacci?



Ci provo! Già trovo una gran rottura di scatole i social network dove tutti fanno le stesse cose e parlano degli stessi inutili argomenti, io tento almeno di far ridere insegnando però quello che conosco. E’ una sorta di ringraziamento, di passaggio, come se i social mi avessero dato la possibilità di restituire agli altri quello che hanno insegnato a me; e allora do’ consigli di stile, o faccio un video su come annodare una cravatta, o su come accostare i colori o su che tipo di tessuto indossare a seconda delle stagioni, e intanto presento al pubblico Ciro, Genny e Mariano, i tre manichini che hanno i nomi di famiglia. 



Difficile non provare simpatia per te che rispondi con garbo anche agli hater più maleducati…


Mio padre mi ha sempre detto da bambino “In ogni cosa che fai, mettici il buon senso”. E’ a questa frase che penso prima di rispondere, conto fino a 10 e cerco sempre di far prevalere la mia napoletanità, l’abbracciare tutti, anche se sono uno scorpione e in quanto tale prima o poi lascio del veleno. 


Cosa chiedono gli uomini una volta entrati in atelier? Vengono accompagnati dalle loro mogli/compagne? 



Qui il cliente sa che troverà i prodotti che vanno a costruire il guardaroba; i prodotti stagionali oggi vanno di moda ma domani non potrai più indossarli, da noi si acquista il “senza tempo”. Io oggi ad esempio indosso una giacca datata 2005, un blazer blu doppiopetto, un evergreen. 
E se l’uomo viene accompagnato è perchè si fida dei consigli di chi lo conosce bene, non è sempre questione di gusto, ma di approvazione, non di esperienza ma di sentirsi a proprio agio.
Mia moglie prima del matrimonio non riusciva a trovare l’abito giusto, girava alla ricerca con mamma e sorella quando un giorno viene da me quasi in lacrime e mi chiede “Possiamo farlo insieme?!” Ma come le dico di sì io che sono un napoletano, uno scaramantico, che non si può vedere l’abito prima del matrimonio!? Alla fine le ho consigliato gli shape che le donano e lei a sua volta mi dice cosa le piace, certo io sono un poco stravagante in tartan verde, giallo e arancio, li indosso in inverno per giocare con Ines, mia figlia, ma a Maria sembrano sempre dei pigiami! (ride)

Che valore ha il sartoriale su misura? 


E’ una questione di dettagli, di qualità e di durata nel tempo. 
Noi produciamo ancora la camicia come una volta, facciamo le prove con un telino di cotone povero, mettiamo in prova i tessuti meno pregiati su cui possiamo scrivere sopra e fare tutte le modifiche che il cliente richiede e che permette di provarlo più e più volte, fino al risultato finale, che sarà sicuramente perfetto e che verrà realizzato con il tessuto pregiato scelto in precedenza tra i 45 scaffali a disposizione. Il cliente può scegliere il modello del collo, del polsino, è anche un momento di creatività che fa della camicia un pezzo davvero unico, su misura. 

Cosa vendi sull’ecommerce? 


Tutto quello che si trova in atelier tranne il “su misura”. Dai posaceneri di Pulcinella portafortuna ai portafogli in cervo, dal documentario della nostra storica sartoria ai pigiami in seta, dalle vestaglie in cashmire ai costumi da bagno. 



Il club Rubinacci è una tua recente idea…



Il club vuole essere un servizio aggiunto per chi sceglie il “su misura”. Spesso i miei clienti sono obbligati a meeting in sale degli hotel dove alloggiano, ho così pensato di creare uno spazio per loro, più intimo, dove poter incontrare clienti ed amici, un luogo che li faccia sentire a casa, dove possono lasciare i loro sigari, i loro distillati preferiti, dove possono provare un abito in totale tranquillità in un maxi camerino, magari facendosi consigliare dall’amico. Qui troviamo i libri di moda di Del Vecchio, imprenditore di Luxottica e nostro fidato cliente, un modellino di Ferrari, che ci riporta al Presidente Montezemolo, degli scatti di Franco Pace, una fotografia di Pavarotti, che ricordo con grande simpatia quando gli misuravo la circonferenza vita e mi diceva che mio padre comprava il metro sbagliato perchè non era sufficientemente lungo!

Come avete reagito al lockdown? 



I nostri clienti sono amanti del bello, soprattutto chi sceglie il sartoriale su misura; per loro abbiamo creato un gioiellino, una box ispirata ad un portasigari, in legno pregiato, che contiene una raccolta di tessuti scelti appositamente per quel cliente in base ai gusti e ai precedenti acquisti, accompagnata da una lettera scritta a mano che inizia con “Special Fabrics Selection for Mr….”.
E’ un gift coccola in cui ci rendiamo disponibili anche in video chiamata per la scelta di un su misura a distanza, avendo già in casa i cartamodelli. E’ un regalo per sempre, può essere poi utilizzato come svuotatasche o come soprammobile da salotto. E’ un modo per sentirci vicini, anche se siamo lontani!

Fotografo: Abraham Engelmark

Location: Mandarin Oriental Como

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