IMG_6473

RITRATTO DI MARCO GIUDICI, QUANDO IL LAVORO E’ PASSIONE.

Marco Giudici l’ho incontrato un giorno alle prese con l’inesauribile fantasia di Renzo Arbore, quando per chissà quale congiunzione astrale, in un angolo molto “off” del panorama televisivo italiano, per una manciata di anni, si è sperimentata una corrente di “altra tv” (il copyright è arboriano) ai bordi del grande impero Rai.

La sede periferica di Borgo Sant’Angelo, a metà degli anni duemila, è stata un luogo d’invenzioni tanto di format quanto di bizzarrie promozionali.

Un giorno per presentare un documentario dedicato a una regina della lirica come Renata Scotto, insegnante alla Juilliard School, si decise una presentazione a New York trasportando in terrazza in cima a un grattacielo un pianoforte a coda.

Milanese, una laurea in filosofia alla Statale, trapiantato a Roma, ora Giudici abita la burocrazia di viale Mazzini come vicedirettore di Rai due.


Per oltre vent’anni si è formato nel giornalismo scritto, redattore di quotidiani e periodici, con competenze di cronaca interna e giudiziaria, e poi politico-parlamentare. Per un decennio si è occupato di comunicazione istituzionale, come capoufficio stampa di più ministeri.

Dalla metà degli anni Novanta la sua passione per i media l’ha portato a interessarsi di televisione. E’ stato direttore del telegiornale di Videomusic e Telemontecarlo, e ha vissuto da protagonista la prima stagione dei canali specializzati, dirigendo il primo, fortunato esempio di rete dedicata al repertorio, Raisat Album, antesignana dell’attuale Rai Storia.

Nel 2003, con l’apertura della relazione commerciale e editoriale tra la Rai e la piattaforma Sky, appena sbarcata nel nostro Paese, Giudici ha progettato e diretto il canale semigeneralista RaiSat Extra, un esperimento “ibrido” di offerta popolare e scommesse innovative, meritevole di svariati riconoscimenti.

Da qualche anno a Rai due ha la responsabilità di buona parte della programmazione quotidiana e settimanale popolare di day time.


Il tratto principale del tuo carattere

L’inclinazione a stupirsi sempre delle cose della vita. La mia testa è un mix di rigore cartesiano e spirito anarchico. Cerco l’ordine ma al tempo stesso mi riconosco ribelle alle convenzioni irragionevoli.


La qualità che ammiri in un uomo.

La calma.


La qualità che ammiri in una donna.

Sensibilità, fascino, dolcezza.


Quel che apprezzi di più nei tuoi amici.

Spontaneità, sincerità, riservatezza.


Il tuo principale difetto.

Tanti. Quello con cui convivo: l’impulsività, mitigata però dall’assenza di rancore, perché tendo a dimenticarmi dei torti subìti.

Quello che non mi sopporto addosso, ma per fortuna occasionale: la permalosità.

Quello avvertito come tale, come difetto, non rivendicabile come una virtù: l’ingenuità.


La tua occupazione preferita.

Camminare veloce.


Il tuo sogno di felicità

E’ un’ambizione troppo lontana da me. Posso dire che sto bene quando mi sento utile a qualcuno e a qualcosa. E provo una sensazione di appagamento di fronte alla bellezza.

Bellezza di un volto, di un corpo, di una casa, di un panorama, di una semplice combinazione di colori, persino.


Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia

Come accadimento della vita, la perdita di un figlio.

In me stesso, la perdita della ragione avendone in qualche modo coscienza



Quel che vorresti essere.

Me stesso meno preoccupato di come vorrei essere.


Il paese dove vorresti vivere.

Il mio, l’Italia. Stabilmente in nessun altro posto.

Il colore che preferisci.

Il rosso.


Il fiore che ami.

La camelia.


L’uccello che preferisci.

L’aquila.


I tuoi autori preferiti in prosa.

Cervantes e Dostoevskij. Tra i pensatori, Hegel. Tra i testimoni del mio tempo, Edmondo Berselli.


I tuoi eroi nella finzione.

I Blues Brothers e il commissario Maigret. Strampalati appassionati i primi, ragionatore inflessibile il secondo.


I tuoi compositori preferiti.

Mozart, Beethoven, Mahler, Gershwin.


I tuoi pittori preferiti.

Nell’ordine, Edward Hopper, Caravaggio, Picasso.


Quel che detesti più di tutto.

Tre cose. L’arte di prosperare non decidendo mai nulla, alle spalle degli altri e non pagando mai dazio. La manìa di vedere sempre una trama o un complotto, anche dove non c’è. E poi, con gli anni e l’esperienza, mi disgusta l’accanimento gratuito e smodato e protetto dei molti contro il singolo che si pensa colpevole.


Quel che c’è di brutto in te.

L’impazienza.


I personaggi storici che apprezzi di più.

Martin Luther King, J. F. Kennedy, Ghandi, De Gasperi, Elisabetta I.


La riforma che apprezzi di più.

Quelle che ancora mancano, e che promuovono i diritti umani e di cittadinanza. Il loro perimetro è sempre diverso, epoca dopo epoca. Esempio: se oggi ti dicono che puoi pagare solo via web, internet non può non diventare un diritto. Gratuito per tutti nelle funzioni base.

Il dono di natura che vorresti avere.

Una maggior capacità di rilassarmi e un’emotività meno manifesta.

Poi saper pensar male qualche volta di più, e per tempo.


Lo stato attuale del tuo animo.

Inquieto.


Le colpe che t’ispirano maggiore indulgenza.

Quelle dettate dalla necessità, il furto di chi ha fame, per esempio.



Il tuo motto

Estote parati, vecchio imperativo scout. Infanzia e parte della gioventù le ho spese nell’Agesci.


Come vorresti morire.

Nel sonno. O comunque in un attimo. Provo angoscia quando mi capita di essere vicino e assistere una vita lungamente, gravemente sofferente. E poi morire riuscendo a credere che il dopo c’è, che Dio ci aspetta come ci aspettano coloroa che abbiamo perduto.

TODAY

25 Jun

Sunday

Le Rubriche

Photo Gallery