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25 anni di Photoshop

Quest’anno Photoshop compie 25 anni, il suo primo quarto di secolo fra critiche ed esaltazioni.

Nato nel 1990 dopo essere stato sviluppato tre anni prima dai fratelli Knoll – figli di un fotografo che ne idearono il software per agevolarne il lavoro, ha sempre fatto il buono e cattivo tempo a seconda del suo utilizzo, soprattutto in campo pubblicitario, della moda e dello spettacolo.

Adobe Photoshop è infatti impiegato spesso e volentieri nel ritoccare le immagini che ritraggono modelle o personaggi dello spettacolo che, dovendo sempre e comunque apparire bellissimi senza sbavature, non possono permettersi di farsi vedere con quella ruga in più, la cellulite sulle cosce, la pancetta che nasconde l’addominale e così via. Insomma, l’uso di Photoshop è impiegato, per la maggior parte delle volte, nel rendere più sottili, snelle e perfette le persone che vengono ritratte, sebbene preveda tanti altri impieghi.

La primissima foto ‘photoshoppata‘ della storia (verbo oramai in uso quotidiano dal 1992 diventato sinonimo di “alterare la realtà delle immagini” in senso quasi prettamente negativo) ritrae la futura moglie di John Knoll in topless ma di spalle, seduta su una bellissima spiaggia paradisiaca, tanto che la foto era stata ribattezzata “Jennifer in paradise” (in copertina): era stato il primo esempio di ritocco servito per constatare la potenza del software, non tanto per rendere più longilinea la donna fotografata. Da lì in poi, invece, una serie infinita di scatti passati fra le mani di Adobe Photoshop è servita per far constatare quanto fosse stato possibile alterare la realtà spacciandola per tale.

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Terry White al proposito, fotografo professionista e uno dei maggiori divulgatori del programma, ha affermato che non bisogna fare un abuso di Photoshop, quanto utilizzarlo per togliere piccolissime imperfezioni come bernoccoli o tagli, ma una cicatrice, per esempio, andrebbe lasciata perché fa parte della persona, è un suo segno distintivo. Terry White dunque si fa portavoce di un utilizzo etico del programma, come dimostra la fotografia da lui stesso ritoccata che apparentemente pare rimanere la stessa, in realtà la foto di destra (ritoccata) presenta una luce maggiore su braccia e viso, meno ombra sul collo e meno capelli fuoriposto.

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Ma l’esempio di Terry White è solo uno. Un altro caso in cui l’uso di Photoshop non è per niente invasivo riguarda il ritocco dell’effetto ‘mosso’ che a volte può risultare in una foto se il soggetto fotografato o chi ha scattato la foto si sono mossi, così come la correzione di prospettiva o per aggiungere uno sfondo particolare.

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Photoshop può essere utilizzato anche per creare paesaggi inesistenti, così come impiegato nella pittura (David Hockney, artista inglese, fu il primo a provarlo ed oggi lo considera ‘noioso’ perché ‘appiattisce la realta’) o nel cinema (come in The Abyss di James Cameron per esempio) o addirittura per accostare persone, cose, animali che in realtà non erano previste nello stesso scatto di partenza.

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Nonostante questi esempi, nell’immaginario comune Photoshop è un programma che sbugiarda la realtà e riesce a superarla e l’idea non è nemmeno così tanto sbagliata considerando i grandi esempi da copertine patinate che potremmo riportarvi. Per una volta, invece, vogliamo mostrarvi l’altro lato di Photoshop per festeggiarne i primi 25 anni.

(foto: corriere.it)

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