Elsa Peretti: elogio della semplicità

C’è chi lo stile lo copia e c’è chi invece lo detta: il nome di Elsa Peretti domina il fashion system da oltre cinquant’anni. Designer di gioielli dal fascino unico, modella, ma anche filantropa ed icona di stile, Elsa Peretti ha influenzato la moda a partire dagli anni Settanta: il suo stile unico e il suo storico sodalizio con Tiffany & Co. costituiscono uno dei pilastri del gusto, pietra miliare nella storia del costume e della moda.

Arbiter elegantiae e trendsetter ante litteram, Elsa Peretti dalla vita ha avuto davvero tutto, complice anche una personalità eclettica ed un carattere granitico: non aveva certo bisogno di denaro Elsa, nata in una delle famiglie più ricche d’Italia. La ribellione le scorreva nelle vene e, anziché portarla ad adagiarsi sugli allori del lusso, la condusse verso orizzonti lontani ed inusitati. La socialite abbandonò le sicurezze e gli agi che le venivano garantiti in Italia e partì da sola alla volta della Spagna, con una valigia piena di sogni e ambizioni. Una tra tutte, trovare se stessa.

Nata a Firenze il primo maggio 1940, Elsa è la figlia minore di Ferdinando Peretti e Maria Luisa Lighini. Suo padre è un ricco industriale, fondatore dell’Anonima Petroli Italiana (API). La giovane studia a Roma e poi in Svizzera, dove dapprima si mantiene dando lezioni di italiano e successivamente lavorando come istruttrice di sci a Gstaad. Nel 1963 il trasferimento a Milano per studiare interior design: qui Elsa lavora per l’architetto Dado Torrigiani. L’anno seguente abbandona la sua famiglia conservatrice e si trasferisce a Barcelona, dove tenta i primi vagiti di una carriera nella moda: sensuale e statuaria, per Elsa si spalancano immediatamente le porte del fashion system. Ma la famiglia, fortemente conservatrice, non approva quella scelta e i genitori non le parlano per anni.

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A sinistra, Elsa Peretti in Stephen Burrows; foto di Charles Tracy, Montauk, New York, 1972. A destra, l’icona posa per Helmut Newton indossando un costume da coniglietta disegnato da Halston. New York City, 1975.



Designer Elsa Peretti sits at her desk and looks into the camera. (Photo by Horst P. Horst/Condé Nast via Getty Images), Vogue 1976

Elsa Peretti immortalata nella sua scrivania da Horst P. Horst per Vogue 1976 (Photo by Horst P. Horst/Condé Nast via Getty Images)



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Elsa Peretti è nata a Firenze il primo maggio 1940



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Elsa Peretti in Halston: lo stilista fu uno dei suoi più cari amici



La Spagna all’epoca è sconvolta dalla dittatura franchista. Tuttavia qui Elsa respira una libertà mai sperimentata prima: tutto è nuovo per lei, i marines, le prostitute, i fiori, l’oceano resteranno per sempre impressi nella sua memoria. La giovane si avvicina al movimento della Gauche Divine, la resistenza intellettuale al franchismo. Dopo alcuni anni trascorsi a Barcelona, Elsa vola a New York su consiglio di un agente della Wilhelmina Modeling Agency, l’agenzia che la rappresenta. È una fredda giornata di febbraio del 1968 a fare da sfondo al suo arrivo nella Grande Mela: Elsa arriva a New York con un occhio nero, indesiderato souvenir di un suo amante che non voleva lasciarla andare. Il primo incontro con la Grande Mela è quasi uno shock per lei: uscita indenne dal caos e dagli scioperi che sconvolgono la città, la giovane giunge all’Hotel Franconia, che diviene la sua casa. Elsa non ha un dollaro in tasca ma ha una fede quasi mistica nelle possibilità che a breve le verranno offerte. Nessuno a New York sembra conoscerla e tutti ignorano la ricchezza della sua famiglia di origine: “Sapevamo tutti che Elsa veniva dal denaro ma non avevamo idea di quanto denaro”, dirà Marina Cicogna.

A New York Elsa inizia una carriera di successo: divenuta presenza fissa allo Studio 54, nel suo circolo di frequentazioni spiccano icone pop come Andy Warhol. Elsa è richiestissima come modella. In tanti la immortalano, a partire da Helmut Newton, di cui sarà anche amante: indimenticabile lo scatto che la ritrae sospesa tra i tetti di New York in costume da coniglietta di Playboy. Correva l’anno 1975 e quella foto è entrata di diritto nell’immaginario collettivo, restando impressa indelebilmente come una delle immagini iconiche degli anni Settanta.


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Elsa vive tra eccessi di ogni tipo ed abusa di cocaina: sono gli anni in cui il glam sembra dominare, in un mondo in cui la trasgressione è un must. La giovane adora ballare e frequenta ogni discoteca, dal Le Jardin al Max’s Kansas City al Saint, fino allo Studio 54 e al Paradise Garage. La sua bellezza mediterranea le fa firmare numerosi contratti: la giovane, alta e sofisticata, attrae l’attenzione di designer del calibro di Charles James e Issey Miyake, che la vuole in passerella. Ma solo con Roy Halston Frowick, il primo che Elsa incontra appena arrivata nella Grande Mela, alla fine degli anni Sessanta, sarà amore a prima vista: tra i due nascerà un’amicizia destinata a durare per tutta la vita. Immortalata da nomi illustri, da Newton a Scavullo fino a Salvador Dalí, la ragazza copertina ha una marcia in più rispetto alle colleghe: la sua personalità. “Elsa era diversa dalle altre modelle. Le altre erano grucce, manichini, ma lei aveva stile. Lei faceva suo l’abito che indossava”, ha dichiarato Halston. Tuttavia Elsa odia il lavoro di modella: quasi terrorizzata dalla sola idea di dover posare davanti ad un obiettivo, sfrutta la professione solo per potersi mantenere, dopo essere stata diseredata dalla famiglia d’origine.

A proposito della sua amicizia con Halston, Elsa Peretti dichiarerà: “Ho passato i momenti migliori con lui quando eravamo lontani dalla moda e da quella gente. Poco a poco diventammo amici. A un certo punto la cocaina finì e iniziammo a farci le canne”. Tra i loro amici figuravano lo stilista Giorgio di Sant’Angelo, l’illustratore Joe Eula, Victor Hugo, amante di Halston, ed Andy Warhol. Joe era il più affettuoso del gruppo ed era solito cucinare per tutti. A volte faceva una capatina anche Liz Taylor.

Il primo approccio alla gioielleria risale al 1969: un giorno Elsa confida all’amico Giorgio di Sant’Angelo di voler creare dei gioielli. Per lei è poco più di un hobby, sebbene la passione per i gioielli le scorra già nelle vene. Ad ispirarla nella sue creazioni iniziali sono oggetti apparentemente banali, scorci di una quotidianità che agli occhi geniali di Elsa Peretti sembra assumere i toni di un’epifania pregna di simbolismi arcaici: che sia un vaso di fiori argentato scovato in un mercatino delle pulci o che siano suggestioni prese a prestito dalla natura, quei gioielli creati quasi per gioco ottengono grande visibilità fin dalla prima esposizione pubblica, che ha luogo in una vetrina di Bloomingdale’s. La giovane capisce di avere del talento quando le sue creazioni, presentate durante una sfilata di Giorgio di Sant’Angelo, colpiscono tutti i presenti. Nel 1971 inizia a creare gioielli per l’amico Halston: per quelle creazioni utilizza l’argento, un materiale molto inusuale nell’alta gioielleria, considerato alquanto banale. Quando firma un contratto con Tiffany & Co. come designer indipendente, Elsa Peretti è già stata insignita di un Coty Award (ricevuto nel 1971) ed è già apparsa su Vogue. Sarà proprio Halston, nel 1974, ad accompagnarla al colloquio di lavoro che cambierà la sua vita, con l’allora CEO di Tiffany & Co., Walter Hoving. La designer viene subito assunta ed in breve entra nell’Olimpo: una cover del Newsweek del 1977 la immortala come l’iniziatrice della più grande rivoluzione nel mondo della gioielleria dai tempi del Rinascimento. «Il giorno in cui Elsa è entrata a far parte di Tiffany –ha dichiarato qualche anno fa il presidente e Ceo del brand, Michael Kowalski– noi siamo entrati in una nuova era della nostra storia di innovazione nel design».

Elsa Peretti in passerella per Halston

Elsa Peretti in passerella per Halston



LONDON - MARCH 10: A Christies' assistant passes 'Elsa Peretti as Bunnygirl, New York, 1975' by Helmut Newton on March 10, 2008 in London, England. The Collection is owned by Gert Elfering and will go on sale in New York on April 10, 2008. With 135 lots the sale has an overall estimate of 2 to 3 million dollars. (Photo by Cate Gillon/Getty Images)

Elsa Peretti ha lavorato come modella prima di diventare designer di gioielli. Qui ritratta da Helmut Newton a New York nel 1975.



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La ribellione giovanile portò Elsa Peretti a lasciare la sua famiglia d’origine partendo per Barcelona, dove iniziò a lavorare come modella



Iconici e suggestivi, i suoi gioielli rompono con la tradizione ed inaugurano un’estetica inedita: forme caratterizzate da linee essenziali, che traggono ispirazione dalla natura, ma anche dall’architettura o dalle gloriose vestigia del passato; suggestioni neoclassiche ma al tempo stesso fortemente improntate alla contemporaneità, per pezzi unici divenuti dei classici senza tempo.
L’elemento naturale predomina nelle collezioni Starfish e Bean, rispettivamente ispirate alle stelle marine e ai fagioli; le sue forme sensuali rivoluzionano il design del gioiello ed incantano il mondo intero. Da quel lontano 1974 Elsa Peretti ha creato più di 30 gioielli iconici nelle sue collezioni per Tiffany. Artista magistrale dotata di grande fantasia, Elsa Peretti ha esplorato la natura con la sensibilità di uno studioso e la visione di uno scultore. Le viene inoltre riconosciuto il merito di aver conferito nuova dignità all’argento, dandogli il posto che meritava nel design del gioiello. Convinta che l’eleganza sia sinonimo di semplicità, la designer ha sempre prediletto gioielli adatti ad essere indossati tutti i giorni, sdoganando anche i diamanti: la sobrietà con cui la designer usa il diamante ha rivoluzionato il modo di indossare queste pietre preziose. “Penso sempre che la gente mi faccia complimenti per quel che ero e non per quel che sono adesso. Adesso io sono Tiffany”, dichiarerà molti anni dopo Elsa Peretti. Nel 2012 Tiffany ha rinnovato la collaborazione con la designer per altri vent’anni. Testarda e ostinata, Elsa Peretti ha commentato il rinnovo del contratto come la sua “ricompensa per il passato”. Mai nessuna come lei: la designer fece guadagnare alla maison cifre mai toccate prima di allora. “Le persone vengono dimenticate così in fretta, io voglio sopravvivere”, ha dichiarato durante un’intervista.

La vita d Elsa si staglia sullo sfondo dell’era disco: molti dei suoi amici muoiono di AIDS o per l’abuso di sostanze stupefacenti. Nel 1971 la designer decide di dare un taglio al consumo di cocaina. Intanto al suo fianco c’è sempre il fidato Roy Halston, per il quale disegna la linea di cosmetici e le boccette di profumo: come lei stessa ha dichiarato nel corso di un’intervista, tra i due vi era una tensione sessuale mai consumata. Ma il loro rapporto cominciò ad incrinarsi nel 1978: durante quella che doveva essere una serata tranquilla, Elsa litigò furiosamente con lo stilista, dando fuoco ad una pelliccia che questi le aveva regalato. Rimproverandolo di essere troppo freddo ed interessato solo all’apparenza, Elsa Peretti fece una scenata ad Halston. “Al massimo mi chiedeva che cosa indossassi. Ma a mezzanotte non vuoi certo parlare di vestiti”, dirà la designer. “La tua amicizia per me significa molto più di questa fottuta pelliccia”: queste le parole che suggellarono la fine della loro amicizia. Dopo un silenzio di tre mesi i due si rincontrano allo Studio 54 in una notte di aprile: ma il rancore è ancora lì ed Elsa svuota una bottiglia di vodka sulle scarpe dello stilista. Successivamente, stanca di vivere a New York, città che considera “non adatta alle relazioni”, la designer si rifugia in Spagna: qui si innamora di Sant Martí Vell, un piccolo centro della Catalogna. Qui la designer acquista un vecchio maniero che inizia a ristrutturare. Il castello è circondato da un’aura di mistero dal momento che tra quelle mura molta gente nei secoli passati morì di peste bubbonica. All’apice del successo, Elsa Peretti possiede appartamenti a Roma, New York, Montecarlo, Barcelona e Porto Ercole: qui acquista una casa risalente al Sedicesimo secolo affidando l’interior design al genio di Renzo Mongiardino.

Elsa Peretti non si è mai sposata e la sua relazione più lunga è stata quella con Stefano Magini, incontrato nel 1978 e rimasto al suo fianco per 23 anni. Nel 1977, alla morte del padre, reo di averla diseredata, la designer eredita una fortuna. Schiva e riservata, una delle figure più importanti nella sua vita sarà proprio Halston: i due si riconciliarono due anni prima della morte dello stilista, avvenuta nel 1990. Lui andò a trovarla nel suo sontuoso appartamento di Porto Ercole e insieme telefonarono per scherzo al loro comune amico Joe Eula. “Quello che davvero amavo in Halston era l’incoraggiamento che mi diede. Quando ti piace quel che qualcuno fa, è importante dirglielo”.

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Elsa Peretti e Giorgio di Sant’Angelo in una foto di Ed Pfizenmaier, 1969



Nel 2000 Elsa Peretti fonda la Nando Peretti Foundation, che porta il nome del padre: l’attività predominante della fondazione è quella di proteggere i diritti civili ed umani con particolare attenzione all’istruzione, ai diritti dei bambini, delle donne e delle minoranze oppresse. La Fondazione nel 2015 ha cambiato nome, diventando la Nando and Elsa Peretti Foundation. Nel 2008 il British Museum ha acquistato 30 creazioni di Elsa Peretti, definendo la sua opera “superba artigianalità avente anche significato simbolico nell’epoca moderna”.

Nel 2013 Elsa Peretti è la prima persona non catalana ad essere insignita del National Culture Award dal National Council for Culture and the Arts (CoNCA). La Fondazione che porta il suo nome ha promosso le arti visive e ha protetto il patrimonio storico e artistico della Catalogna. Numerose le opere promosse, come il restauro della chiesa di Sant Martí Vell.

Sublime incarnazione degli anni Settanta, Elsa Peretti è stata simbolo di uno stile divenuto iconico. Donna libera e ribelle, i suoi gioielli e la sua intera vita rappresentano la parabola di uno spirito libero. “Chiunque sia stato ribelle una volta nella vita non può tornare ad essere convenzionale”, ha affermato la designer. I gioielli disegnati per Tiffany & Co. hanno sdoganato un nuovo concetto di lusso, che unisce suggestioni couture alla semplicità di linee essenziali e minimali. Perché l’eleganza è semplicità.

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