Il debutto di Galia Lahav nell’haute couture parigina

E’ tempo di debutti alla Paris Fashion Week: l’haute couture parigina si arricchisce in quest’edizione di nomi nuovi, tra cui spicca quello di Galia Lahav, designer israeliana già molto apprezzata a livello internazionale. Il debutto di Galia Lahav nel calendario dell’alta moda parigina segna una data storica, dal momento che per la prima volta una casa di moda israeliana viene invitata a presenziare nel calendario ufficiale della kermesse. La maison porta il nome della sua fondatrice, che disegna gomito a gomito con la sua assistente Sharon Sever. Una griffe che vanta 30 anni di storia alle spalle: Galia Lahav trent’anni fa scopriva il suo talento per il design di alta sartoria. La sua sensibilità e il suo estro successivamente la portarono a confezionare abiti da sposa e successivamente capi di alta moda. Da Israele la couturier divenne nota e apprezzata a livello mondiale. Il resto è storia: con l’ingresso nel calendario ufficiale dell’haute couture, la sua collezione PE2017 viene finalmente presentata ad un vasto pubblico durante uno degli eventi più importanti a livello mondiale. La collezione, intitolata “Victorian Affair”, punta l’accento sul pizzo di vittoriana memoria. Proprio l’età vittoriana diviene ispirazione prevalente per Galia Lahav, che parte dalla storia inglese lasciandosi influenzare anche da suggestive note da Belle Époque. In un tripudio di maniche a sbuffo e materiali preziosi si stagliano silhouette sensuali e colli vittoriani caratterizzati da caleidoscopici giochi di pizzi sovrapposti. Largo anche a corsetti e lavorazioni pregiate in una palette cromatica che abbraccia i toni del nero, del bronzo e dell’oro, tra tocchi di porpora e rosa antico. L’età vittoriana, nota anche per l’avvento dell’industrializzazione, diviene ispirazione anche per la sperimentazione di nuove tecniche artigianali, che la couturier mette a punto in una sfilata iconica e ricca di charme. Non mancano capi a sirena che enfatizzano la sensualità femminile, tra giochi di trasparenze ardite e omaggi all’Oriente.

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