Le emozioni tattili e concrete di Hermès

Nella sua collezione di ready-to-wear femminile primavera-estate 2021 per Hermès la stilista Nadège Vanhée-Cybulski propone armature contemporanee legate a una visione surreale e astratta dell’antica Ellade. “Dobbiamo riscoprire la seduzione del tatto, sono affamata di contatto a pelle; è necessario introdurre una nuova modalità per comunicare la moda oggi” spiega nel video backstage della sfilata parigina svoltasi al Tennis Club-la stessa location cara a Céline all’epoca di Phoebe Filo- la creatrice formatasi alla scuola di Anversa, la stessa dove hanno studiato i leggendari Antwerp Six, demiurghi dell’estetica anni’90. Difatti Nadège ha collaborato anche con Martin Margiela che non per niente è stato anch’egli al timore creativo di Hermès nel passato. Il suo tratto avanguardista sposa il classico di una maison squisitamente francese che è una delle ultime, insieme a Chanel, a poter legittimamente issare il vessillo del lusso vero in un momento di caos estetico e di massificazione disperata come quello in cui viviamo. E che cos’è il lusso puro se non il ‘superfluo necessario’e anche timeless?

Così in omaggio al suo credo la stilista si rivela un’amante delle emozioni autentiche derivanti da pellami pregiati declinati in linee severe ma anche estremamente sensuali per abiti desiderabili e molto ‘wearable’, elaborati nella lavorazione ma elementari nelle forme e nei tagli. I nuovi accessori must della maison, le clogs ( i confortevoli zoccoli originariamente in legno e con tallone nudo) in pelle lucida come pure le tote e le tracolle dalle forme squadrate, accompagnano i look calibrati dal giorno alla sera. Il fattore più camaleontico del guardaroba primaverile made in Hermès è indubbiamente il grembiule o ‘tablier’, che evoca un clima familiare e domestico molto ‘smartworking’ e che nel corso del défilé si converte prima in top e poi in sensuale pantalone per poi tradursi in morbido coat. La stilista ha inoltre commissionato ad alcuni artisti delle interpretazioni interessanti dei codici iconografici dell’antica Grecia: così le colonne vengono digitalizzate e i soggetti della ceramica ellenica compaiono sui body lavorati a maglia. La stilista ha dovuto annullare la sfilata resort che era stata programmata ad aprile a Londra ma non ha gettato la spugna. La sua è una collezione resiliente e adatta ai tempi correnti in cui non manca però il fashion touch.

Così le giacche si abbreviano mostrando una vocazione alla costruzione cropped (adoriamo) mentre il gilet adotta una forma singolare mutuando dal look safari il suo stile chic ma funzionale al tempo stesso molto Nicole Kidman in ‘Australia’. Divertente la cage di pelle a quadri da portare secondo la stilista su un minidress di maglia in tinta, un’idea che sembra strizzare l’occhio al concetto moderno di armatura urbana e che si porta da mane a sera. Al crepuscolo la tuta in nero di cadì si apre a sorpresa su body in raso scarlatto. La palette sobria e morigerata, talora illuminata da sprazzi di colori strong come il rosso lacca, riflette lo spirito della collezione rassicurante e pragmatica. Hermès si conferma, anche grazie a quest’ultimo statement di stile, un marchio che a differenza di tanti altri, non punta affatto sulla comunicazione fine a sé stessa e su un deplorevole storytelling arcitrito e molto ‘social’, bensì su contenuti solidi e perennial e su un heritage importante che ne definisce l’incommensurabile valore. Zero fuffa quindi e tanti fatti e bellissimo prodotto di cui abbiamo davvero bisogno, una ricetta che non può che convincere. I tempi di Gaultier, ohimé, sono ormai archiviati perché forse quella grandeur sartoriale e quella eclatante inventiva in un momento come questo non hanno più ragion d’essere, anche se la creatività è sempre stata un potente paracadute in tutte le crisi. Ma tant’é. Per noi avanti tutta anche così.

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