Maison Celestino e il lusso della qualità

Maison Celestino e il lusso della qualità

Riscoprire il genius loci e le eccellenze regionali è la nuova partita che si gioca oggi nello scacchiere della moda italiana. Fra gli alfieri del bello e ben fatto tricolore, e soprattutto della moda sostenibile per antonomasia, svettano in Calabria Caterina Celestino e Francesco Mercogliano che, insieme, guidano oggi la maison Celestino. Entrambi avvocati, giovani e affiatati sul lavoro e nella vita, Caterina e Francesco sono fra coloro che ancora credono nei sani valori etici su cui poggia un ricco patrimonio artigianale tutto italiano, tramandato in Calabria dall’età paleocristiana e purtroppo in via di estinzione. La loro azienda, basata a Rossano Corigliano, a pochi chilometri da Cosenza, nella culla della ridente Magna Grecia, è il ‘WWF della qualità’. Parliamo di un fecondo laboratorio di idee che, partendo dalle trame e dalle armature tessili più ricercate, elabora creazioni di grande impatto e di squisita eleganza mai fine a sé stessa, resa possibile da maestranze più uniche che rare alle prese ogni giorno con antichi telai manuali.

Quella dei Celestino è una bella storia italiana che affonda le radici nell’epica genealogia dell’Italian Style. Quando a Roma la Hollywood sul Tevere furoreggiava con i suoi inossidabili miti nelle vie più chic della città eterna, eleggendo Via Veneto come il fulcro della ‘Dolce vita’ di felliniana memoria, Eugenio Celestino, nonno di Caterina, già creava favolosi tessuti finemente ricamati per le Sorelle Fontana che li utilizzavano per celebrare le forme sinuose di un’irresistibile Ava Gardner, all’epoca legata a Walter Chiari. Erano anni eroici di entusiasmo e di palingenesi artistica e culturale. Anni in cui perfino le teste coronate si affacciavano nei grandi atelier per promuovere il ‘genio nazionale’: è il caso di Maria José di Savoia, regina d’Italia, che spesso si rivolgeva al Cavaliere Eugenio, grande patriarca della maison, per i tessuti più belli e preziosi che si possa immaginare, abbelliti da motivi stilizzati mutuati dalla tradizione tessile calabrese. Lo stesso Alcide De Gasperi, fine statista e artefice della Repubblica Democratica, rimase sbigottito visitando gli operosi laboratori dei Celestino in Calabria. Senza contare Madame Fernanda Gattinoni, pioniera della haute couture tricolore e signora di stile, che spesso ricorreva alla collaborazione di don Eugenio per sperimentare creazioni sempre più innovative e fantasiose. Ma la maestria di questi tessitori arriva da lontano.

Il bisnonno dell’attuale titolare infatti era proprietario di un’azienda che lavorava la ginestra, in quanto la coltura di questa pianta è localizzata sulla Sila. Oggi Caterina, dolce ma risoluta, continua con determinazione il retaggio familiare avvalendosi della complicità e del supporto del marito, giovane gentleman latinista, figlio di un famoso critico letterario espertissimo di Leopardi, e amante del pianoforte che sa suonare con la stessa eleganza che lo definisce nel foro e nella vita. Dopo aver sfilato sulle prestigiose passerelle di Roma e Milano durante le fashion week internazionali, i Celestino hanno deciso di tornare alle loro radici sfruttando la rigogliosa e a tratti selvaggia bellezza dei loro paesaggi, inondati dal sole e brulicanti di uliveti, per presentare nella loro Calabria a un pubblico selezionato, la collezione di alta moda per la primavera-estate 2021 che ha sfilato nel lussureggiante giardino della Vaccheria Foti, amena magione rustica ristrutturata con gusto moderno. Tema del défilé è l’inconscio freudiano, perché come spiega Caterina, “l’abito estrinseca la nostra anima; inoltre abbiamo scelto il Bolero come colonna sonora perché Maurice Ravel è stato l’interprete in musica della visione di Freud.

La fine della sfilata l’abbiamo affidata alla nostra ambasciatrice Alina che indossa una redingote di lino ricamato accompagnandosi a un magnifico barboncino col pedigree. Un quadro che è soprattutto la sublimazione dell’Eros”. Forme lineari e fluide silhouette, condensate in modelli di ieratica ricercatezza, esaltano la preziosa complessità delle lavorazioni tessili della maison, che ha scelto come suo emblema la cicogna, epitome di grazia e femminilità. Nell’effigie prescelta da Celestino questo uccello, che nidifica solo in Australia e in Calabria, pare quasi spiccare un balzo verso il futuro. Perché chez Celestino la tradizione è solo la testa di ponte per affrontare un orizzonte modernista per essenza, e talora futuribile. “Quando sento parlare di sostenibilità, oggi invocata spesso a sproposito da vari brand, mi viene da sorridere perché penso che in realtà per noi non si tratta di una novità o di una sfida, ma di una innata vocazione che coltiviamo da sempre perché il nostro è un upcicling naturale in quanto radicato nel nostro DNA-spiega Caterina-i nostri tessuti, assolutamente italiani, sono naturali effortless perché sono le materie più nobili e più pure che si possa immaginare: lino, canapa, cotone e fibra di ginestra. Per uno dei corpetti che avete visto sfilare nell’eveningwear, sono occorsi 20 giorni di lavoro, e spesso per nobilitare ulteriormente i nostri blend di cachemire e seta, impieghiamo fili di oro zecchino: questo è il senso dell’alta moda oggi.

La sapienza manifatturiera delle nostre sarte, che crea un valore inestimabile nel territorio, appare evidente in ogni dettaglio delle creazioni che escono dai nostri laboratori. Qui le nostre 15 lavoranti tutte altamente qualificate, sulla base dei disegni del nostro ufficio stile, spesso riprendono i motivi decorativi dell’iconografia greco-bizantina tipici dello heritage locale. Penso al tema del ‘krités’, il giudice antico, oppure al cosiddetto ‘toro cozzante di Sibari’ o al tema della favola di La Fontaine sulla cicogna e il lupo, icone originali e stilizzate che vengono poi trasposti con perizia in abiti e accessori essenziali, volutamente privi di orpelli, che forse, come mi piace pensare, il mio mito, Coco Chanel, avrebbe approvato”. Il linguaggio minimalista della maison, vicina al teatro e al mondo della danza- dato che il direttore artistico dell’azienda è Giovanni Scura, talentuoso ballerino- si traduce in un mondo di lifestyle completo che spazia dal menswear agli accappatoi, dalla biancheria pregiata per la tavola fino ai corposi e sontuosi plaid, ai teli mare e al beachwear dove sono utilizzati solo sete e e altri tessuti pregiatissimi. “Detesto la spugna perché è quanto di meno ecologico possa esistere; difatti è scientificamente provato che è una fonte perenne di batteri. Le nostre stoffe invece sono assolutamente sostenibili. Come il lino, certificato dal Linificio Nazionale, che è essenzialmente antibatterico. Infatti un asciugamano in lino è un peeling naturale”, tiene a sottolineare Caterina. L’ovattato store di Rossano è un piccolo scrigno di tesori. Qui trovano spazio tutti i prodotti della maison, comprese le mascherine realizzate con fili dorati e trame delicate e femminili. E a coronamento di un percorso che è ancora tutto da scrivere, l’azienda è stata insignita anche del ‘Premio alla legalità’ conseguito anche da Nicola Gratteri che è impegnato in Calabria nella lotta alla N’Drangheta. Perché non c’è mai bellezza senza virtù.

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