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Modella del mese: Lucie

Lucie, modella del mese 


Modella: Lucie Hrubà @The Lab Models Milan

Make up/Hair: Manuel Montanari

Styling: Valeria Semushina

Foto: Miriam De Nicolo’

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Lucie ci racconti quando hai iniziato a lavorare come modella?

A 14 ho partecipato a un concorso per modelle, in Repubblica Ceca, ero molto giovane e dovevo ancora terminare gli studi. Dopo qualche tempo un amico ha aperto un’agenzia di moda e mi ha spinto ad intraprendere questa strada.
A quel tempo non avevo il fisico adatto per fare la modella, avevo 15 chili di troppo e sono stata costretta a fare una dieta mirata: tanti esercizi fisici, proteine, cibi non grassi e corsa all’aperto.

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Qual è stata la prima città dove hai lavorato?

Ho iniziato a viaggiare subito, sono rimasta a Istanbul per tre mesi, volando poi a Roma, Cina, Hong Kong per altri sette mesi, una città che ho nel cuore: montagne, spiagge, le persone sono friendly, si va a far la spesa in pijama, i ristoranti sono aperti 24 h su 24 ed è sempre un grande party!

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Passerella o sala posa. Dove preferisci lavorare?

Fashion shows o lookbooks, dipende sempre dal team con cui si lavora. Una modella agli inizi non ha dei grossi rientri economici per le sfilate, però il lavoro è veloce, dinamico, dopo il trucco si esce in passerella e poi via ad un’altra sfilata.

Al contrario quando si posa il lavoro puo’ essere stressante, 8-11 ore sul set lavorando con un team che può essere coinvolgente, allegro, professionale, così come potrebbe non esserlo.

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Sei in Italia da sole due settimane, qual è la tua prima impressione?

In agenzia c’è molta concorrenza e questo si respira nell’aria, ho notato che ci sono molte modelle simili tra loro – e ho deciso di tagliare capelli, cambiare colore e mettere il septum (piercing al naso): essere “diverse” è il modo migliore per uscire dal coro e farsi notare.

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Cosa pensano i tuoi genitori del mestiere che hai scelto?

All’inizio erano molto titubanti, anzi decisamente contrari! I miei primi guadagni andavano a loro, che sono rimasti in Repubblica Ceca, perché vengo da una famiglia modesta. Ovviamente da genitori, mi vorrebbero sempre a casa, ma pare che si stiano abituando all’idea che sono cresciuta e che è arrivato il momento di staccare il cordone ombelicale.

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