L’estetica di Olivier Theyskens incanta Parigi, tra contrasti iconici e note grunge

Daywear e contrasti arditi dominano sulla passerella di Olivier Theyskens, che ha sfilato nell’ambito della settimana della moda parigina. Una collezione autunno/inverno 2017-18 che sembra volersi unire al filone dell’ultima sfilata, caratterizzata da abiti da ballo. Olivier Theyskens sembra inizialmente proiettato su quel filone, salvo poi stupirci con inedite ispirazioni, che puntano a sconvolgere lo spettatore: tutto appare in fieri, in continuo mutamento, a partire dalla location scelta per il défilé. Dopo aver ambientato l’ultima sfilata in una galleria caratterizzata da un bianco minimale, ora lo stilista sceglie lo sfarzo della Belle Époque, ambientando il défilé nel ristorante Le Train Bleu, all’interno della celebre stazione parigina Gare de Lyon. Amante dei contrasti forti, lo stilista punta a smitizzare l’opulenza della location portando sulla passerella una donna estremamente sobria ed essenziale, confinata negli angusti confini di un daywear che, sotto le mani esperte del designer, acquisisce però nuova vitalità ed input inediti. Sfilano capispalla dal piglio timeless, a partire dai trench, che si alternano a proporzioni slim e capi dalle suggestioni Nineties, come minigonne e dolcevita accollati. Il total black domina, accanto a colori neutri. Le silhouette sono estreme, non conoscono vie di mezzo, e spaziano dai volumi over alle proporzioni slim: tripudio di tartan accanto a nuance come il giallo mostarda e il denim. Una collezione che intende smitizzare certa opulenza, adattandosi al guardaroba della tipica ragazza della porta accanto. Ma ciò non vi porti a trarre facili conclusioni: il glamour non manca di certo, tra tocchi di satin verde smeraldo e silhouette vittoriane, stivali in pelle dalle note fetish e suggestioni Nineties: Theyskens cita se stesso, come il capo che lo rese famoso a livello internazionale, sdoganato da una super sexy Madonna nel lontano 1998. Da allora lo stilista di strada ne ha fatta davvero tanta, dapprima lavorando come direttore creativo di Rochas per poi passare da Nina Ricci e da Theory: successivamente la fondazione del brand eponimo. Il resto è storia: forte di un’estetica personale ed iconica, lo stilista continua ad affascinare, anche con una collezione all’insegna dei contrasti più audaci. Chapeau.

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