Gli echi nostalgici di Yohji Yamamoto

In un mondo in cui le mode e i trend si susseguono senza sosta, Yohji Yamamoto decide di andare controcorrente e di prendersi una pausa: la collezione AI2017-18 che ha sfilato alla settimana della moda uomo parigina si pone come una piccola grande rivoluzione che si oppone alle dinamiche del 21esimo secolo. E’ uno show intriso di poesia e suggestioni nostalgiche, quello che si consuma sulla passerella del menswear parigino: l’uomo Yohji Yamamoto indossa capi dalle ispirazioni workwear che celebrano il potere del corpo. “I tempi stanno cambiando troppo velocemente”: questo slogan campeggia sullo sfondo della sfilata, declinato nei colori della bandiera francese, rosso, bianco e blu. In passerella uomini di mezza età si alternano a giovanissimi modelli: sofisticata e minimal l’estetica Yamamoto sembra conferire un’aura nuova al corpo, attorno al quale si erge una struttura di capi sartoriali e ricchi di charme evergreen. Dominano i lunghi cappotti che profumano di antico, tra sapienti decostruzioni ed ardite sovrapposizioni. “Il denaro genera denaro. Lo odio. Torniamo ai giorni in cui il corpo procurava denaro. Questi ragazzi sono tutti combattenti e lavoratori. Li ammiro e li rispetto”, così lo stilista ha commentato la sfilata e i suoi protagonisti. L’uomo Yamamoto è un lavoratore che si muove nella giungla metropolitana stretto in capi languidi e decostruiti. Il Giappone torna prepotentemente alla ribalta con uno stile effortlessy-chic e minimale, che strizza l’occhio al rigore orientale. Tripudio di capispalla, che ridefiniscono i codici del workwear: sfila una sorta di uniforme urbana tra giacche e parka: trionfano i cappotti, declinati in velluto e nuance come il rosso e il salmone. Tutti i capispalla sono reversibili, per una maggiore funzionalità. Ad ispirare Yamamoto i piloti combattenti giapponesi. Domina il camouflage all over, tra pattern in stampa patchwork e tocchi di pelle. Una sfilata che nasce da un intento rivoluzionario: la nostalgia che si avverte non è fine a se stessa ma diviene produttiva per sdoganare un’etica nuova, che rendi il dovuto omaggio ai lavoratori e ai nuovi guerrieri contemporanei.

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