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MOSTRE. BRANDT JUNCEAU NELLA CASA DI SIGMUND FREUD, UN INCONTRO RIUSCIUTO

Per la prima volta in Austria saranno visibili le opere dell’artista newyorkese Brandt Junceau.

La mostra si svolge in un luogo eccezionale ed è questo che la rende ancor più speciale e unica: la casa museo di Sigmund Freud, in Bergasse 19 a Vienna, dove il padre della psicoanalisi ha vissuto e esercitato la sua professione di psicoanalista per gran parte della sua vita.

E’ un’esperienza incredibile quella di ritrovarsi nell’appartamento di Freud contornati da tanti dei suoi oggetti, fotografie e libri , ma anche dalle straordinarie ed inquietanti sculture di Brandt Junceau.

MOSTRE. BRANDT JUNCEAU NELLA CASA DI SIGMUND FREUD, UN INCONTRO RIUSCIUTO… di Virginia Zullo

C’è come un’interferenza e un cortocircuito stano e a tratti infernale tra l’inconscio esposto dell’artista e il luogo dove l’inconscio è stato per la prima volta scoperto.

Andare a visitare la casa di Freud dunque può diventare un’esperienza davvero unica .

Bergasse è una via molto borghese di Vienna, l’appartamento di Freud parrebbe quasi anonimo, un luogo tranquillo e semplice, stanze enormi , parquet e molta luce .

Unica stanza che in qualche modo inquieta è l’ultima dell’appartamento, quella dove Freud studiava; alle pareti delle teche contenenti manoscritti e fotografie e appeso alla maniglia della finestra uno specchio con cornice di ferro.

MOSTRE. BRANDT JUNCEAU NELLA CASA DI SIGMUND FREUD, UN INCONTRO RIUSCIUTO… di Virginia Zullo

Si tratta dello specchio in cui Freud si guardava ossessivamente, pare, dopo essere stato operato per un cancro alla gola che deformò i tratti della sua bocca.

All’interno dello specchio, sulla soglia della stanza si riflettono alcune statuine create da Brandt Junceau.

MOSTRE. BRANDT JUNCEAU NELLA CASA DI SIGMUND FREUD, UN INCONTRO RIUSCIUTO… di Virginia Zullo

Sembrano reperti archeologici, si fa fatica a capire se appartengono all’oggi o sono dei ritrovamenti di qualche tomba egizia, esattamente in linea con l’ossessione di Freud di ricercare nel profondo .

L’archeologia fu per Freud non solo una passione reale – si contornava di tantissimi oggetti dell’antichità e preziosi reperti archeologici – ma anche uno dei capisaldi della sua ricerca sulla psiche.

Le sculture di Brandt Junceau inoltre hanno la strana funzione di riempire il vuoto di quelle stanze che furono letteralmente spogliate quando Freud dovette scappare da Vienna per rifugiarsi a Londra e sfuggire alla persecuzione nazista perché ebreo .

Una scultura in particolare diventa il polo d’attrazione di tutto il percorso nella casa di Freud: un uomo che pare appeso per i piedi.

MOSTRE. BRANDT JUNCEAU NELLA CASA DI SIGMUND FREUD, UN INCONTRO RIUSCIUTO… di Virginia Zullo

In quella posizione, non trovando la testa perché non c’è, lo sguardo si va a posare immediatamente sui genitali.

Insomma lo spettatore inconsapevolmente fa un’operazione freudiana e cerca, nello stravolgimento della posizione naturale, i due capisaldi dell’essere umano la psiche e il sesso. Non trovando la testa, ci si ritrova a guardare i genitali dell’impiccato e decapitato.

Opere certamente di grande forza e impatto che hanno trovato la loro giusta perfetta collocazione per il loro viaggio in Europa .

L’opera di Brandt Junceau conserva come suo tratto più autentico un grande rapporto con la scultura classica nello stile e nella tecnica.

Junceau utilizza per le sue opere gesso, plastica e vari altri materiali e mescola riferimenti figurativi con forme astratte.

Crea installazioni poetiche ispirate da ricordi personali e da vecchie fotografie.

Il suo recente lavoro ha dimostrato un fascino crescente per il primitivo e il manufatto archeologico.

In questo senso le opere di questo grande arista sono in pieno contatto con le teorie di Freud .

Come Freud si pose davanti alla psiche da archeologo, cercando cioè le infinite sedimentazioni che producevano un sintomo o una struttura psichica, cosi si pone Junceau nei confronti della figura umana e, come uno storico, cerca l’essenza dell’uomo nella sua sedimentazione storica ed iconografica.

La temporalità, poi, è al centro della ricerca di Junceau e anche di Freud.

Per entrambi la temporalità è inconsueta perché ciò che era si riattualizza in un eterno presente che è il paradossale tempo dell’inconscio che non conosce la scansione cronologica.

Quest’idea di temporalità la ritroviamo anche in Friedrich Nietzsche che la formulò nella teoria dell’eterno ritorno .

Non so se per voi tutto ciò vale il tempo di un viaggio a Vienna ma ho il sospetto che la risposta sia: “si”.

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