andreaschiavone

Schiavone: tra Parmigianino, Tintoretto e Tiziano

Mentre nella prestigiosa cornice del Museo Correr di Venezia è in corso di svolgimento la mostra su Schiavone. Tra Parmigianino, Tintoretto e Tiziano (resterà aperta fino al 10 aprile 2016), vede la luce il volume di Francesca Di Gioia Andrea Meloda fecit. Il libro, edito dalla Gangemi e presentato dalla penna brillante e profonda del Cardinal Gianfranco Ravasi, del pittore rinascimentale mette in evidenza l’opera grafica, può senz’altro costituire un ottimo compagno di viaggio per i visitatori dell’esposizione e di integrazione rispetto ai dipinti presenti nella città lagunare.
Il lavoro, infatti, ripercorre le tappe più significative della vita e della carriera artistica di Andrea Meldolla (o Meldola) detto Schiavone. Il pittore approda nella Venezia del Cinquecento e si contende la scena artistica con Tiziano, Tintoretto e Veronese, collaborando con gli stessi alle sontuose decorazioni per la Biblioteca Marciana.


Schiavone: tra Parmigianino, Tintoretto e Tiziano


L’Autrice, partendo dalle fonti archivistiche e dalla fortuna critica, mette a fuoco gli anni di formazione veneziana dello Schiavone, nei quali le influenze del Parmigianino si fondono con la lezione raffaellesca e con la felice congiuntura del manierismo tosco-romano, importato attorno al 1540 nella Serenissima grazie alla presenza di Giorgio Vasari e Francesco Salviati. Nell’opera si ricostruiscono questi legami storico-artistici e si evidenzia la figura di spicco dello Schiavone, che si confronta in modo convincente con queste nuove istanze e le rielabora in una proposta originale.
La sua esperienza grafica viene analizzata nel dettaglio, dando risalto al nutrito corpus di stampe che annovera 120 pezzi tra acqueforti e xilografie. In particolare, con una dettagliata schedatura vengono esaminati i pezzi presenti nelle collezioni romane, quella della Biblioteca Apostolica Vaticana e quella dell’Istituto Nazionale per la Grafica. Il “certosino” lavoro di catalogazione della dott.ssa Di Gioia permette di rilevare aspetti interessanti anche nell’uso dell’acquaforte, i cui virtuosismi tecnici si esaltano nei passaggi tonali.


L’opera si conclude con una serie di documenti e una mappatura delle stampe e dei relativi stati di Andrea Schiavone presenti nelle più importanti collezioni pubbliche nel mondo, dal Metropolitan Museum di New York all’Ermitage a San Pietroburgo. Lo studio si pone quindi, anche grazie alla bibliografia tematica, come un compendio preciso e dettagliato di informazioni storiografiche e artistiche sullo Schiavone e contribuisce a scrivere – e forse anche a riscrivere – un capitolo inedito della storia dell’incisione italiana.


Scorrere queste pagine significa immergersi in un’atmosfera “dal sapore antico”, ma che, tuttavia, non costituisce una fuga dal nostro tempo. In esse ritroviamo l’originario zampillo da cui sono sgorgate tante esperienze figurative che, non di rado inconsciamente, accompagnano i nostri giorni, danno forma al nostro linguaggio e ci aiutano a interpretare la realtà.
L’Autrice ci offre una serie d’informazioni e, soprattutto, una chiave di lettura per introdurci in un sistema di segni e in un’estetica espressiva capace di prospettare ai nostri occhi, per dirla col grande scrittore norvegese Henrik Ibsen, «il poema della grande conciliazione tra la felicità e il dovere». Le stampe del Meldolla, infatti, in un ritmo solenne ed elegante annunziano l’evento cristiano della salvezza, insieme con la memoria di personaggi storici e con la celebrazione di quelle virtù che rendono l’uomo più umano e più che umano; ma tutto ciò è definito e proposto in una serena irradiazione e in una visione d’insieme di grande fascino stilistico e formale, sospeso tra un’atmosfera lirica e un frasario ricco e misurato.


Il messaggio che ne promana, com’è naturale per l’arte, si colloca anzitutto al livello di comunicazione emotiva: l’incisività del segno, il fluido movimento della linea, la complessa costruzione dell’immagine fanno sì che l’opera grafica risalti con precisa vitalità agli occhi dell’osservatore.
Spontaneo, a questo punto, è il passaggio verso quello che una volta si chiamava “il contenuto” dell’opera e che oggi, con maggiore umiltà e consapevolezza, possiamo indicare come il suo aspetto iconologico. Queste raffigurazioni costituiscono la testimonianza di un momento intellettualmente creativo ed elevato nella storia del mondo, cioè il Rinascimento maturo, e, mentre ne custodiscono la memoria, sono in grado di suggerire un progetto di vita, orientato verso il domani, per aiutarci a immaginare e preparare un futuro di civiltà e di armonia.


Queste opere, in sostanza, è possibile non solo ammirarle, ma anche, e forse soprattutto, contemplarle.
Auguriamo alla pubblicazione il successo che certamente merita e alla giovane, ma già affermata, Autrice buon proseguimento nella sua attività di studiosa e di docente.
A servizio di quella bellezza prodotta dal genio umano, che è segno eloquente della Bellezza increata.

Comments are closed.

TODAY

20 Aug

Tuesday

Le Rubriche

Photo Gallery