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30 gennaio 1945: 5 cose da sapere sul diritto di voto concesso alle donne

30 GENNAIO: la data sembrerebbe a tutti familiare. Le donne ottengono il diritto di voto.
Disuguaglianza, impari opportunità, condizione, ruolo e immagine della donna erano solo alcuni dei temi trattati all’interno della trasformazione che avveniva a favore del suffragio femminile.
La lunga via che ha condotto all’uguaglianza giuridica e alla parità dei diritti è intensamente e intrinsecamente carica di avvenimenti storici che hanno favorito, attraverso dissenso e resistenza nei confronti delle politiche sociali, l’emancipazione femminile.

1. 1800: Uomini e donne sono diversi biologicamente

Uno dei motivi per i quali le donne non potevano accedere al voto si basava sulla differenza fisica tra uomo e donna. Le donna, considerata instabile a causa dei suoi cicli, era giudicata inaffidabile dal punto di vista dell’espressione della propria preferenza elettorale.
Nel 1864 Anna Maria Mozzoni, la più coerente sostenitrice del suffragio universale nell’800, pubblicò l’opera “La donna e i rapporti sociali” nella quale chiedeva di “protestare contro la sua attuale condizione, invocare una riforma e chiedere […]” che le fosse concesso “il diritto elettorale” se non anche la possibilità di essere eletta.
Nel 1890 in una conferenza a Bologna la Mozzoni espresse il suo pensiero sulla disuguaglianza, sui pari diritti e sulla subalternità della donna considerata ancora diversa, sia sul piano fisico che psicologico, dall’uomo: “siamo rientrate in noi stesse, abbiamo esaminato i nostri pregi ed i nostri difetti e ci siamo permesse di esaminarvi anche voi, spogli del diritto divino, che è scaduto affatto nella nostra opinione ed abbiamo trovato che la nostra ragione procede al par della vostra con la forma sillogistica; che i problemi che travagliano la vostra coscienza, sono gli stessi che turbano la nostra; che la libertà che voi amate, l’amiamo anche noi; che i mezzi coi quali voi conquistaste la vostra, furono indicati dagli stessi principii che debbono rivendicare la nostra“.

2. 1900: L’appoggio clericale di Don Luigi Sturzo

Don Luigi Sturzo nel 1919, fondatore del Partito Popolare, si schierava contro Papa Pio X che nel 1905 affermava: “non elettrici, non deputatesse, perché è ancora troppa la confusione che fanno gli uomini in Parlamento. La donna non deve votare ma votarsi ad un’alta idealità di bene umano […]. Dio ci guardi dal femminismo politico”.

3. 1945: Il primo passo verso il diritto di voto alle donne

Il 30 gennaio del 1945, governo Bonomi, si discusse della concessione di diritto di voto alle donne su proposta di Palmiro Togliatti (Partito Comunista) e Alcide De Gasperi (Democrazia Cristiana), concessione che vedeva ancora contrari i liberali, gli azionisti e i repubblicani. Il decreto legislativo che venne emanato prevedeva tre articoli: la concessione del diritto di voto alle donne, la compilazione delle liste elettorali femminili che, però, dovevano distinguersi da quelle maschili e l’esclusione delle prostitute dal diritto di voto se esercitanti la propria professione in luoghi non autorizzati.

4. 1946: Oltre ad eleggere, anche elette

Solo un anno più tardi, col decreto n. 74 datato 10 marzo 1946, le donne ebbero la possibilità di essere elette purché avessero almeno 25 anni.

5. 2 Giugno 1946: le prime elezioni politiche, o forse no

Le elezioni politiche del 2 giugno 1946 si svolsero a favore del Referendum istituzionale monarchia-repubblica.
Ma non furono le prime. Si tennero qualche mese prima, infatti, le amministrative comunali nelle quali si registrò un’affluenza superiore all’89 per cento. Vennero, inoltre, elette le prime due donne sindaco che la storia conosca: Ada Natali (Massa Fermana) e Ninetta Bartoli (Borutta).

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