Appaiono le prime crepe nel fronte siriano anti-ISIS

Foreign Policy ha intervistato i leader del fronte siriano anti-ISIS e cominciano ad apparire le prime crepe

Il fronte anti-ISIS in Siria sta ottenendo i primi successi di una certa importanza e per la prima volta dopo anni di lotta sembra intravedersi la possibilità di liberare buona parte del territorio siriano dai militanti del califfato ma ora potrebbe esserci uno stop, perché?
I curdi del YPG stanno prendendo il sopravvento e stanno frustrando gli sforzi delle altre forze coinvolte.


Il leader dei curdi siriani, però, respinge questa ricostruzione dei fatti e in una intervista a Foreign Policy ribadisce: “Le persone dovrebbero crederci. Non faremo nessuno sbaglio. Noi siamo per l’unione di tutti e per vivere insieme”.


Le forze curde stanno avanzando nel nord della Siria e stanno conquistando sempre più avamposti, uno degli ultimi è Tal Abyad ma le forze dell’YPG non si sono fermate qui, i curdi sono arrivati a Ain Issa, a soli 30 minuti da Raqqa, la capitale del Califfato Islamico. Per continuare ad avanzare, però, i leader curdi dovranno, per forza, avere a che fare con l’Esercito di liberazione siriano e con i potenti vicini turchi. Non sarà semplice.


L’YPG ha combattuto nell’area di Ain Issa con un insieme di gruppi siriani anti-regime chiamato Euphrates Volcano e se vuole marciare sulla capitale del califfato non potrà farne a meno, peccato che alcuni membri di questo gruppo sembra già si stiano rifiutando di combattere con i curdi, accusandoli di pulizia etnica. Secondo alcuni gruppi di combattenti i curdi starebbero bruciando le case e cacciando gli abitanti di origine araba o turcomanna.


L’YPG, chiaramente, nega le accuse e, anzi, aggiunge che molti abitanti arabi stanno tornando alle loro case dopo che le avevano abbandonate durante l’occupazione ISIS. Molto probabilmente alcune violenze ci sono state ma contro i supporter dell’ISIS che sono rimasti nell’area. Una violenza caratteristica delle guerre civili, un regolamento di conti.


I curdi non fanno nulla, nella pratica, per allontanare questi sospetti. La coalizione ha tentato di mandare una squadra d’ispezione per controllare le accuse ma l’YPG ha negato l’accesso a Tal Abyad adducendo come motivo che alcuni membri della coalizione hanno fatto diversi dichiarazione a favore di daesh, il dispregiativo con cui viene chiamato ISIS nell’area, per cui non sarebbero benvoluti nell’area.


La sfiducia è reciproca, uno dei leader di questi gruppi ha fatto una dichiarazione a Foreign Policy di questo tenore: “I curdi sono come il diavolo, ti mostrano il loro lato bello e nascondono quello brutto”.
Abua Ali, leader di Jaysh al-Qassas, ha dichiarato questo dopo aver lasciato Tal Abyad dove aveva combattuto con i curdi e dove questi ultimi, a vittoria ottenuta, si sono rifiutati di esporre anche la loro bandiera, come da accordi, issando solo quella curda.


La lotta è ancora lunga, Kobane, la città simbolo di questa guerra, è forse ricaduta nelle mani dell’ISIS e il califfato avrà gioco facile a riconquistare l’area appena persa se queste tensioni non passeranno in secondo piano rispetto all’obiettivo principale, la cacciata del califfato dalle loro terre.

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