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Attentati a Bruxelles: come ha reagito l’Italia

22 marzo 2016: una data che l’Europa non dimenticherà. Dopo Parigi, gli attentati a Bruxelles hanno ferito di nuovo il cuore del vecchio continente, spargendo il terrore. Anche in Italia il rischio di attentati è concreto, e il nostro Paese ha dovuto adottare misure straordinarie per garantire la sicurezza in questa settimana di festa.


Il primo obiettivo sensibile è l’aeroporto di Fiumicino, dove oggi il flusso di passeggeri è molto intenso in vista delle festività pasquali. Il numero di uomini impiegati nella vigilanza è raddoppiato e l’operazione interforze, coordinata dalla Polizia, prevede pattuglie in divisa e in borghese in tutte le zone dell’aeroporto. Non solo gli imbarchi quindi, ma anche l’ingresso di passeggeri e accompagnatori è posto sotto stretta sorveglianza, così come qualsiasi bagaglio o pacco lasciato incustodito, per scongiurare la possibilità di attacchi terroristici.


Intanto stamattina a Palazzo Chigi si è tenuto un vertice straordinario tra il premier Matteo Renzi, il ministo dell’Interno Angelino Alfano e quello degli Esteri Paolo Gentiloni, con i capigruppo di maggioranza e minoranza della Camera e del Senato. Il Presidente del Consiglio ha parlato di “una minaccia globale con killer anche locali e attentatori che vengono da dentro e si nascondono nelle periferie delle nostre città” per cui invita all’unità per gestire questo momento di crisi su più fronti. Non solo lotta dura al terrorismo e aumento dei controlli, ma anche un piano di integrazione per scongiurare la deriva kamikaze degli immigrati già presenti in Italia. Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto commentare l’attentato a Bruxelles, auspicando che l’Italia e l’Europa reagiscano con l’unità, senza divisioni di bandiera e di partito.


Desiderio difficile da realizzare quello di Renzi e Matterella, perché all’indomani dell’attentato a Bruxelles i leader delle forze politiche si sono già espressi duramente e su posizioni chiare. Giorgia Meloni, neocandidata al Comune di Roma, commenta così: “Renzi, Alfano e Mattarella ci dicono che il terrorismo si combatte con la cultura ma è una frase buona per i cioccolatini“, sperando in un intervento più diretto. In un’intervista alla radio, Silvio Berlusconi si è detto preoccupato. “Tra i leader europei – ha dichiarato – non ce ne sono, oggi, all’altezza della situazione. L’Isis richiede interventi diretti in Iraq e Medio Oriente“. Matteo Salvini, ancora bloccato nella capitale belga, ha subito parlato di una dichiarazione di guerra all’Isis, da realizzarsi con la “bonifica” delle nostre città palazzo per palazzo, e di chiusura delle frontiere. Soluzioni che sembrano fin troppo semplicistiche rispetto a una situazione complessa e delicata, già nell’aria da mesi, che si è concretizzata definitivamente con il nuovo attentato a Bruxelles.

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