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Brexit, ecco cosa comporterà l’uscita del Regno Unito dall’Europa

La Brexit ora è una possibilità concreta e sicuramente sarebbe un processo, lungo, imprevedibile e molto costoso

Ufficialmente a Bruxelles sono convinti che il Regno Unito si pronuncerà a favore della permanenza nell’Unione Europea, che non esiste nessun piano B.
Questo però è solamente pensiero positivo, la possibilità che il Regno Unito esca dall’UE c’é e non è nemmeno così remota.


Uno dei principali motivi di preoccupazione per l’UE è che il processo di uscita del Regno Unito bloccherà l’Unione per anni in un momento in cui l’eurozona dovrebbe preoccuparsi principalmente di rivitalizzare l’economia stagnante e di ridurre il tasso di disoccupazione. Tutti questi discorsi saranno messi in secondo piano dall’uscita del Regno Unito.


Se il referendum, programmato per il 23 giugno, stabilisse che cittadini del Regno Unito volessero andarsene inizierebbe un processo di negoziazione della durata di 2 anni. Come ha fatto notare il cancelliere dello scacchiere britannico George Osborne sarebbe: “un lungo, costoso e complicato divorzio”.
Molti sostenitori dell’uscita ne referendum sostengono che il Regno Unito potrebbe chiedere una rinegoziazione della sua appartenenza o un ritiro completo. Peccato che nessuno nell’UE abbia intenzione di rinegoziare nulla dopo le ultime concessioni.


L’unica strada possibile sembra, quindi, esercitare l’articolo 50, l’unica via legale per recedere dall’Unione Europea.
Nessuna nazione ha mai usufruito dell’articolo 50 prima d’ora per cui non ci sono precedenti a cui fare riferimento.
La speranza tra i sostenitori del referendum è che gli europei guardino al loro interesse economico e farebbero subito partire una rinegoziazione di accordi per il commercio e per la libera circolazione dei cittadini dei due stati. Questo è molto poco probabile.
L’articolo 50 non stabilisce che nei due anni di negoziato si parli di accordi economici o per la libera circolazione. La negoziazione sarà solamente sui termini dell’uscita e l’U.K. avrà poco su cui far leva. La negoziazione dura solo due anni e per una estensione serve l’accordo unanime di tutti i membri dell’unione. Cosa assai improbabile.


In questo caso il Regno Unito verrà lasciato senza accordi, senza protezione delle leggi dell’UE e senza la possibilità di libera circolazione per i propri cittadini in Europa o per i cittadini europei in U.K.
Anche se la commissione volesse essere particolarmente ragionevole molti stati dell’unione potrebbero non esserlo, stati come la Bulgaria e la Romania, più volte bistrattati in Gran Bretagna.


I sostenitori del referendum sostengono che il mercato del Regno Unito, il secondo per grandezza dopo la Germania in Europa è troppo attraente per l’UE. Il mercato assorbe circa il 10% delle esportazioni europee con la Germania come principale esportatore.
L’altro lato della moneta è, però, che l’UE è di gran lunga il più grande mercato per i prodotti del Regno Unito, quasi la metà di tutti i prodotti esportati finiscono in UE.


Non è solo l’export con l’Europa ad essere in pericolo, però. L’UE negozia accordi con il resto del mondo per il Regno Unito da 40 anni. Con una uscita dall’Europa l’U.K. non sarebbe più parte di questi accordi e li dovrebbe rinegoziare tutti. Gli esportatori dell’U.K. sarebbero in svantaggio nei confronti dei loro colleghi europei. Alcuni export britannici come le macchine, i tessuti o il whisky subiranno rincari del 10/20% sui mercati europei.
La sterlina, in caso di uscita dalla UE perderebbe valore e le agenzie di rating sarebbero subito pronte a fare un downgrade del credito.


Nonostante tutto l’U.K. cercherebbe di creare un rapporto con l’UE simile a quello della Svizzera o della Norvegia, due stati fuori dall’unione ma allo stesso tempo molto vicini. Perché, però, in questo caso lasciare l’UE?
Dai due stati l’UE pretende gli stessi impegni che l’UE vorrebbe evitare. Se l’U.K. volesse accedere al mercato europeo dovrebbe continuare a contribuire al budget, dovrebbe accettare il libero mercato del lavoro e la supremazia delle leggi europee su quelle di Londra. I motivi per cui se ne vuole andare.


I più di due milioni di lavoratori europei al momento presenti in UE che fine farebbero? Ancora non è chiaro, sicuramente si troverebbero in un limbo legislativo.
L’UE ha un interesse, poi, nel fare si che l’U.K. soffra la separazione nel peggiore dei modi, la difficoltà economica di uno stato forte come il Regno Unito manderebbe un segnale molto chiaro a tutti i cittadini europei: andarsene dall’Unione Europea è molto doloroso.

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