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Bruno Pontecorvo e il Nobel per la fisica

Arthur McDonald e Takaaki Kajita hanno vinto il Nobel per la fisica e molto delle loro ricerche è dovuto al misterioso Bruno Pontecorvo

La storia della scomparsa di Bruno Pontecorvo smosse la stampa internazionale negli anni ’50 dopotutto era il secondo fisico italiano di fama internazionale che scompariva nel nulla dopo Ettore Majorana. Pontecorvo, inoltre, si stava occupando della costruzione dell’atomica inglese per cui il fisico era un obiettivo sensibile e la preoccupazione nella cancellerie mondiali fu reale.


Era il 1950, piena guerra fredda, e le speculazioni si susseguirono da subito. I sovietici avevano appena fatto scoppiare la loro prima atomica e gli americani, spaventati, stavano studiando la bomba all’idrogeno. In USA e in Europa era il periodo della caccia alle streghe nei confronti dei comunisti in America il senatore McCarthy aveva iniziato la sua famigerata commissione di inchiesta. Un compagno di ricerca di Pontecorvo in Inghilterra, Klaus Fuchs, aveva appena confessato di essere una spia sovietica ed era stato arrestato.


Proprio al ritorno di un periodo di vacanze in Italia mentre lavorava all’atomica inglese Pontecorvo decise di passare anche da Stoccolma, città della moglie da lì si spostò a Helsinki e attraversò il confine con la Russia. Nessuno seppe niente, ufficialmente, per 5 anni fino a quando l’ex ragazzo di via Panisperna e assistente di Enrico Fermi si presentò a una conferenza stampa a Mosca. Tuttora non c’è conferma che fosse una spia.


Pontecorvo era un fisico di livello internazionale, tra i migliori al mondo nel campo dei neutrini e dei muoni. Le sue intuizioni sui neutrini sono state punto di partenza per la ricerca degli anni successivi e il Nobel per la fisica di quest’anno può essere inteso come una sorta di riconoscimento postumo al lavoro di Pontecorvo.


Non è la prima volta che un lavoro ispirato da Pontecorvo viene premiato con il Nobel. Il fisico ebreo di Marina di Pisa era stato il primo a ipotizzare che il sole fosse una grande fonte di neutrini e Ray Davis, partendo dall’intuizione di Pontecorvo riuscì a trovare i neutrini solari e vinse il Nobel per la fisica grazie a quella ricerca.


Davis però trovò meno neutrini di quelli che si era immaginato e anche qui un’altra intuizione di Pontecorvo venne in aiuto e anche questa ricerca vinse il Nobel per la fisica. Pontecorvo ipotizzò che i neutrini potessero esistere in diverse varietà, forme e “sapori”, tre fisici della Columbia University svilupparono l’intuizione e vennero premiati a Stoccolma.
Pontecorvo sostenne che l’oscillamento da un sapore all’altro nella strada tra la terra e il sole poteva essere il motivo per cui le rilevazioni mostravano meno neutrini di quanto ipotizzato.


Sono dovuti passare trent’anni e due esperimenti complementari e sofisticati da parte del centro Super-Kamiokande in Giappone e del Sudbury Neutrino Observatory in Canada per verificare effettivamente l’intuizione di Pontecorvo e del suo compagno di studi russo Vladimir Gribov.
Il Nobel per la fisica è, difatti, andato ai direttori dei due esperimenti Arthur McDonald e Takaaki Kajita. Il risultato ha finalmente risolto in via sperimentale il mistero dei neutrini solari mancanti e ha dimostrato che i neutrini hanno una massa, dato che altrimenti non potrebbero oscillare tra i diversi sapori. Per la terza volta, insomma, Pontecorvo ha ispirato una ricerca da Nobel.

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