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C’è un colpo di stato in Venezuela?

In Venezuela ci sono movimenti strani con militari e trafficanti di droga e Maduro non si vede più

Sono state delle settimane complicate per il governo del Venezuela e per il suo presidente Nicolas Maduro: prima alcuni documenti processuali americani hanno rivelato la presunta confessione dei nipoti della moglie di Maduro riguardo le accuse di traffico di droga a New York. Le corte mostrano come i due giovani stessero pianificando un affare da 800 kg di cocaina e sembra che il processo possa rivelare una rete di agenti governativi coinvolti nel traffico.
Per rendere la situazione ancora più pesante i due informatori da cui partì l’indagine sono stati uccisi appena dopo l’arresto dei due.


Pochi giorni dopo il dipartimento di Giustizia americano ha comunicato l’incriminazione di due ex ufficiali di alto grado della ONA, la task force anti droga del governo venezuelano. Il maggiore generale Nestor Reverol, uno dei due indagati, è stato anche a capo della Guardia Nazionale fino a un mese fa.


Altri casi di corruzione che coinvolgono pubblici ufficiali venezuelani sono emersi in Brasile e Argentina e i due stati stanno bloccando la nomina, prevista, di un venezuelano a capo del MERCOSUR, il mercato comune sudamericano.


Nonostante questo all’interno del Venezuela praticamente nessun pubblico ufficiale risponde delle proprie azioni a meno di non cadere in disgrazia agli occhi dei propri superiori. Per le persone comuni le il fatto che le istituzioni siano corrotte è un dogma.
Questo però ha un risvolto negativo inaspettato: i corrotti lotteranno fino alla fine per rimanere al potere dato che un nuovo governo li lascerebbe esposti alle pressioni degli stati esteri.


La DEA, l’agenzia anti-droga statunitense ha dichiarato che senza possibilità di equivoco Nestor Reverol e il collega Edylberto Molina hanno usato la loro posizione per facilitare il traffico di droga di diverse organizzazioni e hanno bloccato gli sforzi delle forze dell’ordine per bloccarli. Maduro ha appena nominato Reverol ministro dell’Interno e della Giustizia.


Maduro ha rincarato la dose dicendo che Reverol, da ministro dell’Interno durante l’ultimo periodo di Chavez ha battuto tutti i record di arresti per quanto riguarda l’arresto di narcotrafficanti e ha detto che questo è il motivo per cui i narcotrafficanti che guidano gli USA non vogliono la sua nomina.


Tutto questo sta succedendo mentre il paese è nel mezzo della peggiore crisi economica di sempre dovuta al ribasso dei prezzi del petrolio. In una situazione di questo tipo il presidente non ha nessuna intenzione di perdere le simpatie dei generali dell’esercito, anzi, potendo dà loro sempre più potere.


Maduro, infatti, ha nominato un generale, Vladimir Padrino, a capo della task forze che ha come compito risolvere la crisi di scarsità di cibo dilagante nel paese. Maduro ha spiegato che il tattico migliore dell’esercito era la persona migliore per risolvere la crisi dato che quest’ultima è causa della guerra economica scatenata dagli stati nemici del Venezuela.


Il presidente ha dato il potere a Padrino di controllare tutti i ministri del suo governo. Padrino ha poteri praticamente infiniti e man mano che il generale ha preso il controllo della situazione Maduro è scomparso dai radar.
In Venezuela a questo punto è difficile capire chi sia al potere. I militari, sotto il generale Padrino possono fare praticamente qualsiasi cosa, un colpo di stato senza sangue de facto.
Nel frattempo il lavoro forzato è stato reso legale con un decreto da parte del governo.


In pratica una legge stabilisce che ogni istituzione pubblica o industria privata che lavora nel settore agroalimentare deve “prestare” i propri lavoratori se richiesti a qualsiasi entità che il governo giudichi necessaria per la riattivazione della produzione. Quindi le persone sono trattate alla stregua di macchinari e tutto per rendere attive delle compagnie che sono state requisite dal governo Chavez e ridotte alla bancarotta dalla gestione incompetente di burocrati che si sono sostituiti a manager.


Il governo condiviso tra Maduro e Padrino ha continuato a fare gli stessi errori del passato, ad esempio, le società di telecomunicazioni hanno chiesto di poter alzare i propri prezzi, calmierati dall’amministrazione Chavez, per avere i fondi per intervenire sulle infrastrutture che sono sull’orlo del collasso. I permessi sono stati garantiti e poi ritirati dopo alcune proteste di piazza, allo stato attuale delle cose il sistema delle telecomunicazioni venezuelano potrebbe crollare nei prossimi mesi.


Tutto questo sta succedendo mentre il parlamento, in mano all’opposizione, ha rigettato la nomina di tredici giudici della Corte suprema. Questi giudici molto probabilmente non lasceranno il loro posto e una grave crisi tra il potere esecutivo e quello legislativo si profila all’orizzonte.
Crisi peggiorata dal lento processo per il referendum per la destituzione di Maduro che lentamente sta andando avanti. Se il governo si imponesse e cercasse di bloccare il referendum sarebbe certo che ci sarebbero disordini nel paese.
La popolazione è nervosa ma lo è pure il governo che ha appena formalmente autorizzato i militari a usare le armi da fuoco per disperdere i manifestanti nel caso lo giudicassero necessario.

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