Barzani

Che fine faranno i Curdi?

Dopo l’accordo tra Stati Uniti e Turchia a rimetterci non sarà solo l’ISIS, i curdi hanno già ricevuto i primi bombardamenti

La Turchia, dopo lunghi colloqui, ha deciso di unirsi alla coalizione che combatte l’ISIS peccato che i primi bombardamenti dell’aviazione turca non fossero diretti solo alle basi dell’ISIS in Siria ma anche a delle basi curde nel nord dell’Iraq.
Le postazioni curde colpite sono quelle del PKK, il Partito dei lavoratori curdi, a Qandil, sulle montagne irachene.


I bombardamenti hanno messo l’accento sul dilemma USA, portare il secondo più grande esercito NATO in guerra o continuare a fare affidamento sui leader curdi che finora sono stati gli unici affidabili nella lotta contro il califfato.


Gli USA sembrano aver fatto la loro scelta, il costo per l’aiuto turco e per la base di Incirlik da cui partono i caccia americani è stato la mano libera di Erdogan con i nemici curdi. Il governo turco, d’altronde, ha sempre sottolineato che il principale nemico della Turchia nell’area è il PKK, considerata una associazione terroristica tanto quanto l’ISIS con la differenza che colpisce obiettivi turchi.


La rivendicazione da parte del PKK dell’uccisione di due poliziotti turchi non ha aiutato. I turchi vedono come il fumo negli occhi la progressiva conquista di territori da parte dei turchi iracheni e siriani. Uno stato territoriale curdo darebbe forza alle spinte indipendentiste dei curdi turchi e intere aree della Turchia si troverebbero in una nuova situazione di instabilità.
Il PKK e la Turchia hanno aperto le ostilità ormai trent’anni fa e le vittime sul campo sono ormai decine di migliaia. Anche gli Stati Uniti considerano il PKK una organizzazione terroristica.


La differenza tra la visione turca e quella statunitense del piano sono palpabili. leader turchi parlano di una area cuscinetto, una sorta di no fly zone ma il califfato non ha aerei, gli aerei li ha solo Assad, altro grande nemico dei turchi. Gli USA hanno sempre rifiutato di creare una no fly zone, principalmente perché il suo peso ricadrebbe in gran parte sugli americani, costringendoli a aumentare l’impegno nell’area. Per questo motivo gli statunitensi sono molto più cauti e dichiarano che la zona cuscinetto deve ancora essere discussa.


Certamente una guerra aperta tra i turchi e i curdi non farebbe che beneficiare Daesh. Forse però i turchi si fermeranno a bombardare una parte dei curdi. Ha fatto scalpore pochi giorni fa il plauso del presidente dello stato de facto curdo nel nord dell’Iraq Masoud Barzani nei confronti dei bombardamenti turchi ai santuari PKK nel nord dell’Iraq, un’area in teoria controllata da Barzani.
In occidente tendiamo a considerare i curdi come un’entità unica ma non è così.


I curdi hanno combattuto tra loro per anni. I curdi iracheni hanno avuto anche la loro guerra civile con 3/5000 vittime. Il PKK non è, insomma, rappresentativo della totalità dei curdi. Il PKK e il PYD, il partito che guida la lotta all’ISIS di Kobane, sono due partiti di ispirazione marxista-leninista e si muovono in modo quasi settario all’interno del mondo curdo. Barzani è il leader democratico a cui si rivolgono i leader occidentali, quello che ha creato un solido stato nel nord dell’Iraq. Il piano politico del leader curdo è quello di creare un asse politico anche con il governo di Ankara e le sue dichiarazioni devono essere lette in questo modo.

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