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Chi è Fethullah Gülen, l’uomo accusato del tentato golpe in Turchia

Fethullah Gülen è un personaggio misterioso e affascinante a capo di una organizzazione immensa e molto influente

Chi è Fethullah Gülen, la persona che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato di essere il responsabile del tentato colpo di stato degli scorsi giorni.
Ma chi è questo ottuagenario che vive in una piccola cittadina della Pennsylvania, negli Stati Uniti?


Il religioso è il leader del movimento Hizmet (Servizio), una comunità che segue una idea moderata di Islam ma che alcuni critici paragonano a una setta.
Gülen è in esilio volontario dal 1999 in Pennsylvania, non concede quasi mai interviste ma i suoi seguaci controllano un vasto network di aziende, scuole e organizzazioni caritatevoli in giro per il mondo.


In Turchia, in particolar modo, tutto sembra collegato a Gülen secondo i suoi critici. Non solo aziende scuole e ONG ma anche le persone.
In alcuni ambienti sembra normale sentire dire frasi come: “Si, quello è bravo ma è gulenista”. Dichiararsi gulenista in Turchia equivale ad un suicidio lavorativo e a volte anche letterale. A volte le accuse nei confronti dei gulenisti richiamano quelle fatte da sempre contro gli ebrei: controllano l’informazione, hanno i soldi, sono uniti e si aiutano solo l’un l’altro.


I gulenisti, dal canto loro, sostengono di essere semplicemente un movimento civico basato sulla fede o un movimento di volontari che ammirano gli scritti di Gülen. Il loro obiettivo è quello di fare del bene per conto di Gülen diffondendo un messaggio di amore e tolleranza all’interno dell’Islam.
A quanto pare esistono tre tipi di militanza: i simpatizzanti; gli amici che supportano il movimento e i cemaat, la comunità, cioè i militanti più vicini a Gülen stesso.


Le idee di Gülen sembra incarnino perfettamente l’idea occidentale di Islam moderato. Gülen si oppone in modo incontrovertibile alla scienza ed è un sostenitore entusiasta della scienza, secondo lui evitare le scienze fisiche per paura che possano portare verso l’eresia e infantile.
Secondo Gülen la jihad minore è riuscire a sottostare ai precetti dell’Islam mentre la grande jihad e proclamare guerra ai pensieri negativi e distruttivi del nostro ego che ci impediscono di raggiungere la perfezione.
Gülen sostiene che il velo per le appartenenti al sesso femminile è un rituale di secondaria importanza.


Erdogan e Gülen non sono sempre stati nemici, anzi, il religioso è stato uno dei primi sostenitori dell’ex sindaco di Istanbul. Entrambi sono devoti musulmani e Gülen ha visto in Erdogan un politico in grado di combattere le ali più laiche del governo turco. Negli anni però le differenze sono saltate fuori: Erdogan sostiene un Islam politico mentre Gülen vuole un Islam culturale che non si immischi direttamente nella politica.


Questa visione però è contestata dai sostenitori di Erdogan secondo i quali la politicità del movimento gulenista è solo più subdola. Gülen ha sempre incoraggiato i suoi sostenitori a cercare lavoro tra le forze di polizia o il sistema giudiziario. Secondo i gulenisti entrare in queste istituzioni era necessario negli anni ’70 per cambiare lo stato ultra-secolare dal suo interno; secondo i nemici è un modo di creare uno stato-ombra potentissimo. Probabilmente la verità sta nel mezzo.


Finita l’amicizia è iniziata immediatamente la guerra. Gülen criticò la gestione del caso Gezi park, Erdogan minaccio di chiudere le sue scuole in Turchia, poliziotti probabilmente vicini a Gülen fecero partire una inchiesta anti-corruzione che portò in galera 52 persone vicinissime all’allora primo ministro e coinvolse figli e parenti.
Erdogan iniziò a chiudere le organizzazioni guleniste e i giornali gulenisti, tra i più letti nel paese e ora accusa Gülen di essere la mente dietro il tentativo di colpo di stato e ne chiede l’estradizione dagli USA minacciando velatamente la pena di morte.


Il religioso, nel frattempo, si è circondato di politici amici anche negli USA. Imprenditori vicini a Gülen sono tra i più grandi finanziatori di democratici e repubblicani in tutti gli USA, dal Texas a New York.
Questo è uno dei motivi per cui il religioso è parso poco preoccupato di una eventuale richiesta di estradizione anche se ha dichiarato che ormai ha 77 anni e non vede l’ora di incontrare il signore e la vita dopo la morte.

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