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Chi è il generale Haftar e cosa sta succedendo in Libia

La situazione in Libia è sempre più instabile e il generale Haftar sempre più potente

La situazione in Libia è sempre peggiore. I problemi del dirimpettaio dell’Italia sono sempre più radicati e questo nonostante la comunità internazionale si sia quasi unanimemente unita dietro a Fayez al-Sarraj. La rappresentazione dei problemi della Libia è il generale Khalifa Haftar e il suo esercito di reduci delle forze armate di Gheddafi conosciuto come Libyan National Army (LNA).


Haftar è la faccia di un complesso sistema di leader locali e di piccoli signori della guerra che per necessità e guadagno si sono “confederati” per un periodo di tempo probabilmente breve. Il generale di per sé gode di un supporto popolare in tutto il territorio libico e in particolar modo in Cirenaica.


Haftar ha continuamente rifiutato di riconoscere il governo di accordo nazionale o GNA (Government of National Accord) e l’esercito che lo supporta. Un suo ufficiale ha recentemente minacciato di “liberare” Tripoli. Haftar, nel frattempo, con la scusa di voler combattere l’espansione di Daesh in Libia sta allargando la sua area d’influenza e sta prendendo il controllo di alcuni pozzi petroliferi in Cirenaica. Alcuni suoi alleati si sono portati avanti nel lavoro e stanno già vendendo il petrolio di pozzi da loro controllati sul mercato internazionale e sono arrivati a creare la propria moneta con l’aiuto dei russi.


Haftar, insomma, sta cercando di creare un solco sempre più profondo tra i due territori libici della Cirenaica e della Tripolitania. Il personaggio Haftar rende la comunità internazionale nervosa dato che nei territori sotto il suo controllo stanno già scomparendo oppositori e i membri della ex polizia segreta di Gheddafi stanno conquistando sempre più posti nella macchina para-statale.


La popolarità di Haftar deriva dal modo in cui si è reinventato dopo la rivoluzione del 2011.
Dopo la rivoluzione molti gruppi islamici che erano stati duramente perseguiti da Gheddafi sfruttarono il vuoto di potere per vendicarsi nei confronti dei loro nemici. Bengasi e la Cirenaica furono teatro di un numero altissimo di assassini di ex membri del sistema politico/giudiziario del regime appena crollato. Sparatorie in moschee, autobombe e la presenza costante di cecchini trasformarono l’area in un inferno. Le autorità provvisorie non fecero nulla per migliorare la situazione e Jabhat al-Nusra, legata ad al-Qaeda, conquistò fette sempre più grandi di una popolazione disperata.


Haftar unì nel 2014, in questa situazione, tutti i soldati e gli ufficiali del vecchio esercito con le milizie anti-Gheddafi e gli islamisti moderati contro un nemico comune in una operazione chiamata “Dignità” e vinse.


Il generale è una figura controversa, accusato di crimini di guerra nell’intervento di Gheddafi nella guerra in Chad dell’80 negli anni successivi strinse contatti con l’establishment della sicurezza USA. Nonostante questo la sua operazione ha unito larghe fette della popolazioni libica che, come sempre nei momenti di caos, si è unita sotto un leader autoritario.


La sua popolarità è rimasta dato la generale stabilità dell’area da lui controllata. Dopo quasi cinque anni di instabilità generalizzata la popolazione non chiede altro e lui è l’unico leader che può dire di aver ottenuto un risultato simile in tutto il territorio libico. A supporto del generale ci sono gli egiziani e le squadre d’assalto francesi preoccupati di ritagliarsi un’area di influenza per le loro compagnie petrolifere.
L’unità delle forze di Haftar però potrebbe non essere così granitica come il generale vorrebbe far credere.


Il GNA sta cercando di mostrare le crepe all’interno della fazione di Haftar costruendo un esercito di unità nazionale e la prima mossa in questo senso è stata la nomina di Mahdi al-Barghathi a ministro della Difesa. Il nuovo ministro era uno dei vecchi comandanti di Haftar e un famoso e rispettato rappresentante del vecchio esercito di Gheddafi. Guardato con sospetto da Gheddafi stesso.
La giusta tattica potrebbe essere quella di affidarsi ancora al vecchio esercito piuttosto che tentare di organizzare le mille milizie che sono nate con la caduta del regime. Milizie che sono fedeli solamente ai signori della guerra che le comandano e non al governo centrale.


Per fare questo il GNA dovrebbe probabilmente concentrarsi di più sul territorio libico piuttosto che sul supporto internazionale. Il primo ministro al-Serraj in due mesi di potere ha speso più tempo all’estero che in Libia, non è mai stato in Cirenaica ad esempio.
Il GNA si concentra sul concludere accordi redditizi con investitori esteri e a pubblicizzare questi suoi successi ma, per ora, non è stato capace di creare una amministrazione statale funzionante o un generale clima di sicurezza. Questa sua incapacità porta la popolazione a pensare che non ci siano differenze con le precedenti amministrazioni transitorie e che forse è meglio supportare un governo sicuramente meno democratico ma pragmatico come quello di Haftar.


L’unico modo di risolvere il “problema” Haftar è fare in modo che il GNA inizi a governare davvero la Libia come gli è stato chiesto dalla comunità internazionale, ai libici in questo momento basta poco per affidarsi a un governo o a un altro. Basterebbe avere la ragionevole sicurezza di poter uscire di casa senza rischiare la vita.

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