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Chi è la mente diabolica di Daesh?

L’eminenza grigia di Daesh è rimasta per anni avvolta nell’ombra ma ora sembra che sia iniziata la caccia dell’occidente

Tutti sanno che il califfo di Daesh è al-Baghdadi, una figura quasi mitica sfuggita ad innumerevoli tentativi di omicidio ma pochissimi conoscono Haji Imam, l’eminenza grigia di Daesh.


L’uomo misterioso di Daesh è conosciuto con molti nomi: Abu Ali al-Anbari, Abu Alaa al-Afri, Hajji Iman o Hajji che è il termine arabo per pellegrino ma che è usato nel linguaggio colloquiale per indicare una persona ascoltata o una eminenza grigia.
La confusione sui suoi noms de guerre ha mandato in confusione i servizi occidentali per anni. I servizi americani lo hanno identificato con due leader differenti dello Stato Islamico.
Il suo vero nome è Abd al-Rahman Mustafa al-Shakhilar al-Qaduli.


Al-Qaduli, che coordina l’intelligence di Daesh secondo gli americani è stato ucciso in un bombardamento a Deir Ezzor, nella Siria orientale, il 25 marzo.
Certo la sua morte era stata proclamata almeno altre quattro volte ma questa volta sembra essere reale. Alcuni simpatizzanti dei terroristi hanno scritto commenti commossi sul web e gli americani stanno rilasciando informazioni sul personaggio che prima tenevano segrete.


Al-Qaduli era stato identificato per sbaglio come un ex generale dell’esercito di Saddam Hussein, l’ufficiale più alto in comando passato nelle file di Daesh. In realtà è un insegnante di fisica che è tra le file dei jihadisti dal 1980 prima come predicatore poi come attivista in esilio. Maltrattato da Saddam lasciò l’Iraq per l’Afghanistan dove rimase dal 1990 al 2000; in quell’anno si stabilì a Sulaymaniyah nell’Iraq nord-orientale per unirsi ad Ansar al-Islam.


Nel 2003 al-Anbari fondò un gruppo islamista a Tal Afar per combattere le forze americane. Nel 2004 si unì ad al-Qaeda in Iraq allora guidata da Abu Musab al-Zarqawi. Per il gruppo divenne un predicatore e un giudice della sharia, posizione che formalmente ha tenuto fino alla sua morte.


Le sue informazioni biografiche rimangono oscure: alcuni sostengono che sia di Tal Afar, da qui il nome al-Afri che significa di Tal Afar; altri sostengono che sia della provincia di Anbar, da qui al-Anbari; secondo uno dei più famosi giornalisti iracheni, invece, è originario di Hadhr, nella meridionale provincia di Ninive.


Non c’è confusione riguardo alla sua ideologia dato che esistono 20 ore di registrazioni di sue prediche fatte girare tra i predicatori islamici di Daesh. I punti più evidenti dei sermoni di al-Qaduli coincidono quasi perfettamente con l’ideologia di Daesh: odio patologico per gli Yazidi; disprezzo per i sunniti che accettano di lavorare con qualsiasi infedele o per istituzioni statali democratiche o per eserciti che attaccano il califfato.


In alcune di queste registrazioni è identificato anche come al-Dar Islami (che risiede nella casa dell’Islam).
Al Qaduli disprezza e denuncia la costituzione irachena perché non permette di demolire i luoghi di culto yazidi per cui chi lavora in un tale stato non può dichiararsi musulmano.
Al-Qaduli è un nemico giurato, anche, della fratellanza musulmana che lui giudica colpevole di apostasia a causa del loro obiettivo di raggiungere una società musulmana tramite le leggi “dell’uomo”.


Con la morte di al-Qaduli, di Haji Bakr, al-Sweidawi e al-Bilawi Daesh ha visto ridotti a solo due persone su sei i “fondatori” del califfato. Rimangono in vita Abu Mohammed al-Adnani il “portavoce” e il califfo stesso, Abu Bakr al-Baghdadi che a sua volta sta recuperando dalle ferite sofferte durante un attacco aereo della coalizione che non lo aveva nemmeno come obiettivo
Certo, nonostante le perdite, Daesh non sembra sul punto di implodere ma sicuramente sarà costretto a cambiare, ad esempio aumentando gli attacchi al di fuori del proprio territorio.

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