Chi può fermare Erdogan?

Erdogan sembra essere sempre più potente, chi può salvare la democrazia turca?

Le elezioni parlamentari del 7 giugno in Turchia stanno preoccupando molti osservatori internazionali, indipendentemente dal risultato una crisi si profila all’orizzonte.


Erdogan conta su questo voto per cambiare la costituzione nell’ordine di riacquistare quel potere che ha perso dopo le ultime elezioni. Erdogan, dopo 11 anni da Primo ministro e di controllo dell’AKP, il partito di maggioranza in Turchia, si è fatto eleggere Presidente della Repubblica Turca, una posizione quasi unicamente cerimoniale.
Il presidente dovrebbe essere imparziale secondo la costituzione turca ma Erdogan si sta comportando sia da leader dell’AKP che da Primo ministro in pectore.


C’è un motivo per cui Erdogan è così attivo, nelle prossime elezioni l’AKP vorrebbe raggiungere i 330 posti su un parlamento di 550 in modo da poter attuare la riforma costituzionale che permetterebbe a Erdogan di coronare il suo sogno presidenzialista. Questo è l’ultimo passo delle riforme perseguite da Erdogan, che è già riuscito a smantellare l’esercito che in Turchia aveva una funzione di valvola di sicurezza come era stato predisposto dal padre della patria Ataturk, verso la costruzione di una repubblica presidenziale.


I sondaggi danno l’AKP in vantaggio ma non con il tipo di vantaggio che piacerebbe a Erdogan, potrebbe, difatti, essere necessario un governo di coalizione. Il principale ostacolo tra Erdogan e i 330 seggi parlamentari è senza dubbio il Partito democratico del popolo (HDP), il partito dei curdi.
Il sistema elettorale turco ha una soglia di sbarramento del 10% e in caso la soglia non sia raggiunta i voti verranno redistribuiti nelle circoscrizioni in cui il partito che non ha supero lo sbarramento ha vinto al secondo partito. In tutte le circoscrizioni in cui l’HDP è forte il secondo partito è proprio l’AKP. Questo sistema ha sempre garantito una rappresentanza molto più ampia di quanto i voti effettivi avrebbero garantito. Nel 2002, ad esempio, l’AKP ha ottenuto due terzi dei seggi con solo il 34% dei voti.


Quest’anno l’HDP è vicino alla soglia di sbarramento e dal successo del partito guidato da Selahattin Demirtas probabilmente dipenderà il successo delle riforme costituzionali dell’ex sindaco di Istanbul.
Quel che è certo è che se i curdi non supereranno la soglia di sbarramento non saranno rappresentati in parlamento e si aprirà una nuova questione curda dal potenziale esplosivo. I curdi per evitare di regalare voti a Erdogan correvano nelle singole circoscrizioni con candidati singoli ma questa scelta li sotto-rappresentava in parlamento, il rischio che stanno correndo presentandosi come partito, tuttavia, rischia di farli uscire definitivamente dal parlamento.


Comunque sia la strada verso il potere di Erdogan passa per i voti dei Curdi, chi l’avrebbe mai detto?

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