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Come cambierà la guerra in Siria con Putin?

Putin è entrato con decisione nello scacchiere siriano e si è alleato con l’Iran, come questa novità cambierà le sorti della guerra in Siria

L’assemblea generale dell’ONU, come consuetudine, è stata una riunione di leader mondiali come non ne esistono altre. Non solo gli alleati ma anche i nemici si sono trovati tutti sotto lo stesso tetto. Poteva capitare di vedere Hassan Rouhani vicino a Francois Hollande e Evo Morales a fianco di Robert Mugabe. L’incontro più strano però è senza dubbio stato quello tra Barack Obama e Vladimir Putin. I due leader non si incontravano da un paio di anni e il loro colloquio privato è stato probabilmente molto franco a giudicare dalle facce imbarazzate al momento della stretta di mano davanti ai fotografi.


Uno degli argomenti di discussione (e di imbarazzo) tra i due è stato sicuramente la questione siriana. La Russia ha appena deciso di intervenire in forze in Siria contro ISIS ma anche in appoggio del suo alleato storico Assad, in aperto contrasto con le posizioni americane.
La Russia, tuttavia non è sola nella sua via alla lotta all’ISIS. L’intelligence russa sta scambiando informazioni con quella iraniana, quella irachena e quella siriana. In particolare Rouhani ha si è dimostrato molto vicino a Putin e alla sua visione di come dovrebbe essere la lotta all’ISIS.
Il leader iraniano è arrivato a dichiarare che Putin ha intenzione di impegnarsi in una azione più incisiva di quella che è condotta ora (quella della coalizione americana ndr).


Putin è i suoi alleati intendono usare Assad come una barriera nei confronti dell’estremismo ed è arrivato a dichiarare: “Dobbiamo renderci conto che nessuno sta combattendo contro ISIS a parte il presidente Assad e i curdi”. Una dichiarazione del genere certo non sarà piaciuta a Washington impegnata nella lotta a ISIS da mesi. Rouhani ha anche svelato che Putin gli ha detto che Obama era stato avvisato dell’entrata in guerra della Russia.


Obama da parte sua sembra sempre in difficoltà sulla questione siriana, gli USA combattono in Siria ma si limitano a un limitato numero di bombardamenti, la Russia entra in guerra e non c’è nessuna risposta ufficiale, la Turchia bombarda i curdi che combattono contro ISIS e non c’è nessuna risposta ufficiale. Questa inazione sembra fin troppo anche per un presidente prudente in politica estera come lo è sempre stato Obama, viene quasi il dubbio che l’intenzione USA sia quella di smarcarsi definitivamente dal vespaio mediorientale, lasciando spazio in Iraq e Siria a Russia e Iran.


Sia Mosca che Tehran hanno mostrato più volte che non avrebbero problemi a mandare delle truppe sul terreno, anzi, la Russia sta preparando il terreno per un impiego di soldati in massa e l’Iran, secondo Netanyahu, ha già mandato circa 1500 soldati sul campo. Questa situazione, d’altronde, non è inaspettata. Russi e iraniani si vedono a Damasco e Baghdad da mesi. Sia Putin che Rouhani considerano più seriamente il problema ISIS rispetto a Obama.


Certo una visione di questo tipo dal punto di vista geopolitico sarebbe difficilmente comprensibile: lasciare un’area cruciale e ricca di petrolio come quella del nord dell’Iraq e della Siria a dei nemici come Russia e Iran sarebbe una imperdonabile mancanza di lungimiranza ma alla luce dei fatti questa sembra essere la realtà.

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