Come Cuba ha salvato l’Africa dall’Ebola

Cuba è stata fondamentale nella lotta all’Ebola e probabilmente lo sarà nel contenere una nuova epidemia in futuro

L’epidemia di Ebola che è partita dal villaggio di Meliandou, in Guinea, nel dicembre 2013 è stata la più tremenda della storia, finora. I motivi per cui questa epidemia è stata così estesa e mortale è da ricercare nell’aumento delle vie di comunicazione ma soprattutto nelle tremende condizioni del sistema sanitario di Guinea, Sierra Leone e Liberia, tutti e tre stati reduci da una guerra civile e dallo scarsissimo numero di medici e infermiere. Numero che si è ulteriormente ridotto dopo l’epidemia.


La Liberia, uno stato da 4.3 milioni di abitanti ha 51 medici e 1.649 tra infermiere, autisti di ambulanza, dentisti, farmacisti, tecnici di laboratorio, impiegati d’ospedale e altro personale medico; la Sierra Leone, 6.1 milioni di abitanti ha 136 medici e 2.299 impiegati nel settore sanitario mentre la Guinea, 11.8 milioni di abitanti, ha 1.175 medici e 6.179 lavoratori. I numeri sono impressionanti; gli Stati Uniti hanno 2.4 medici per 1.000 abitanti mentre la Guinea 0.1 per 1.000 abitanti.
I numeri sono ancora peggiorati dopo l’epidemia, ogni stato ha perso il 10% dei propri lavoratori addetti al sistema sanitario. La Liberia, per esempio, da 51 medici e passata a 46.


Cuba ha mandato nella zona dell’epidemia 165 lavoratori sanitari, più di qualsiasi altro stato al mondo, uno di loro, Feliz Baez Sarria, ha contratto Ebola, è stato curato ed è tornato al lavoro. Cuba ha sempre fatto vanto dei suoi medici e non ha mai esitato a mandarli all’estero in situazioni critiche.
Cuba addestra i suoi medici alla Escuela Latinoamericana de Medicina (ELAM), a Santiago. Dal 2005 la scuola ha fatto diplomare 23.000 medici e si sta ingrandendo sempre di più. ELAM, che accetta candidati da tutte le parti del mondo, compresi gli Stati Uniti, non rivaleggerà mai con i grandi istituti di ricerca europei o americani ma questo non è il suo obiettivo.


La scuola voluta da Castro cerca di creare il maggior numero possibile di medici che possano dare le cure di prima necessità per malattie infettive, problemi pediatrici, ginecologici, cardiovascolari e tumorali. Gli studenti entrano nella scuola a 18 anni e passano sei anni a studiare. Dopo questo periodo gli studenti sono pronti a sostenere i propri esami di licenza in quasi tutti gli stati del secondo o terzo mondo ma non in Europa o in USA.


Laurie Garret, una giornalista americana vincitrice del Pulitzer ha proposto alle autorità cubane di prendersi carico dell’educazione all’ELAM di un grande numero di infermiere provenienti dai tre paesi colpiti dall’Ebola in modo da farsi trovare pronti nel caso scoppi una nuova epidemia. I cubani si sono detti disposti ad accogliere ed educare le infermiere di Guinea, Sierra Leone e Liberia ma hanno bisogno di aiuto. L’ELAM accoglie molti stranieri, soprattutto dall’America Latina, ma gli studenti usufruiscono di borse di studio che permettono loro di pagarsi, almeno, vitto e alloggio. Le nazioni africane non possono permettersi spese di questo tipo.


Qui potrebbero entrare in gioco gli statunitensi. Gli USA hanno mandato molti aiuti e molta attrezzatura nei paesi colpiti e spostare il flusso di soldi verso borse di studio per le infermiere sarebbe un modo intelligente di continuare a tenere sotto controllo il virus che ha spaventato il mondo.
Senza contare che il recente riavvicinamento tra Cuba e Stati Uniti, sancito dalla stretta di mano tra Obama e Raul Castro, potrebbe essere ulteriormente rafforzato da una collaborazione a scopo umanitario. Una collaborazione che potrebbe portare i numeri dei medici di Guinea, Sierra Leone e Liberia a crescere in modo vertiginoso e tutto questo costerebbe molto meno e che costruire e gestire scuole sul posto senza contare il minor tempo in cui i medici sarebbero pronti.

TODAY

19 Jan

Wednesday

Le Rubriche

Photo Gallery