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Come ogni anno gli iraniani terranno la gara di vignette sull’Olocausto

Teheran, nonostante le recenti aperture e la fine delle sanzioni, terrà la consueta gara di vignette sull’Olocausto nel Giorno della memoria

Con la consueta puntualità, per la Giornata della memoria, il governo iraniano ha annunciato che terrà un altro concorso a tema vignette sull’olocausto in cui il vignettista che prenderà meglio in giro il genocidio nazista vincerà 50.000 dollari. Potrebbe sembrare una semplice buffonata irrispettosa ma alla luce dei recenti scoppi di violenza causati da vignette e vignettisti tutto assume una diversa importanza.


Le vignette sono sempre state importanti nell’agone politico. Nel 1930 Hitler faceva girare vignette che incoraggiavano l’odio verso gli ebrei. Il settimanale Der Sturmer, uno dei principali organi di propaganda nazista, era pieno di vignette che ritraevano ebrei sotto forma di vampiri, insetti o violentatori di donne. Vignette di questo tipo: un enorme ragno antropomorfo con un volto ebreo (naso adunco e così via) nell’atto di calare su una innocente ragazzina ariana o un dottore ebreo dallo sguardo poco raccomandabile nell’atto di avventarsi su una giovane donna bionda e occhi azzurri mentre lei è sedata e semi-cosciente.


Recentemente il ministro degli esteri israeliano ha rilasciato online un video in cui fa un parallelo tra gli stereotipi ebraici in alcune vignette contemporanee palestinesi e alcune vignette tedesche dell’epoca nazista. Le somiglianze ci sono. Una delle vignette mostra un soldato israeliano con un grande naso adunco nell’atto di attentare alla virtù di una giovane donna musulmana con un cappello a forma di moschea di Al Aqsa e il commento “Stanno violentando Al Aqsa “ sotto.


Alcuni israeliani sostengono, addirittura, che la recente ondata di attacchi con coltelli e autovetture sia da imputare, almeno in parte a queste vignette palestinesi che mostrano questi atti di violenza come eroici e in questo modo incoraggiano altri giovani a imitare i “martiri”.


Il miglior collegamento tra vignette e violenza è però quello tra le vignette su Maometto pubblicate dal quotidiano danese Jyllands-Posten e le violentissime proteste in tutto il mondo arabo, il massacro del 2015 dello staff di Charlie Hebdo dopo altri fumetti su Maometto fino all’attacco terroristico ad un evento in Texas dove erano esposte caricature del Profeta.


Questi eventi hanno fatto tremare la libertà di parola. Moltissimi commentatori e addirittura alcuni vignettisti hanno messo in dubbio l’opportunità di pubblicare vignette insultanti nei confronti dell’Islam e altri le hanno paragonati ai discorsi d’odio. Come se nel mondo occidentale fosse vietato esprimere la propria opinione nel caso caso questa possa offendere qualcuno. Oltretutto cosa fa un vignettista politico se non offendere la persona che ritrae?


Nei paesi dove la libertà di parola è un diritto acquisito sta al direttore del giornale decidere se una vignetta è inopportuna o ai lettori se urta la loro sensibilità; a loro basta non comprare più il giornale in questione.


A volte la furia iconoclasta però si scatena contro vignette semplicemente ironiche. Questo è il caso delle vignetta pubblicata poco fa da Charlie Hebdo in cui il fumettista si chiedeva se il bambino siriano morto sulla spiaggia greca se fosse sopravvissuto sarebbe diventato un molestatore. La vignetta ha offeso molti ma l’obiettivo era fare ironia su come gli europei percepiscono i migranti, da bambini sono commuoventi da adulti tutti molestatori. Come la vignetta del New Yorker del 2008 in cui Barack Obama era ritratto come un islamico e Michelle Obama come una rivoluzionaria armata; anche qui pareri indignati ma l’obiettivo del vignettista era farsi gioco di chi vedeva gli Obama, effettivamente, in questo modo.
Anche qui, chi non capisce l’ironia basta non compri il giornale.

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