putin

Come reagirà la Russia all’abbattimento del suo caccia da parte dei turchi?

I russi si sono fatti una fama di duri ma come reagiranno ora che una potenza NATO li ha sfidati?

La Russia si sta ricostruendo una reputazione nell’arena internazionale di una potenza con cui non c’è da scherzare, sono mesi che minaccia velatamente l’occidente dicendo di non aver paura di usare armi nucleari tattiche, sta facendo la voce grossa in Ucraina con la NATO e ha una politica incredibilmente aggressiva nei confronti degli stati baltici. Anche l’intervento in Siria è stato all’insegna del machismo che piace tanto al leader supremo russo, Vladimir Putin, con tanto di frasi ad effetto: “Perdonarli spetta a dio, portarli a lui spetta a me” per questo tutto il mondo si chiede come reagirà la Russia all’affronto più grande che ha dovuto subire negli ultimi anni: l’abbattimento del suo caccia da parte dell’aviazione turca.

Vox ha provato a chiedere lumi al professor Mark Galeotti, un esperto di Russia del Center for Global Affairs, ecco cosa ha risposto:


Vox: Per prima cosa perché la Russia ha violato lo spazio aereo turco?


Galeotti: Ci sono alcune possibili ragioni. Per prima cosa potrebbe essere un errore del pilota. Stavano operando vicino al confine e potrebbero aver sconfinato per errore. E’ poco probabile considerando le moderne tecnologie ma, tuttavia, non possiamo totalmente escludere questa possibilità.


La seconda cosa è che, essendo la Turchia un membro della NATO, la Russia stesse provando a mettere in mostra i propri muscoli politico-diplomatici. Voleva mostrare di poter fare questo impunemente, cosa che è successa nel nord dell’area NATO (gli stati baltici ndr).


La terza possibilità è che questa sia stata una piccola invasione dello spazio aereo turco e che il pilota stesse preparando un bombardamento e dato che i turchi stanno attivamente supportando dei gruppi ribelli decisamente tossici l’obiettivo sarebbe potuto essere al di là del confine turco. Questo è un problema che sussiste quando hai molti obiettivi al di qua e al di là di un confine.


Da notare è che abbiamo sentito che uno dei due piloti è stato ucciso dai ribelli mentre stava scendendo con il paracadute e ciò significa che probabilmente fosse in Siria. Nonostante tutto il fatto che i russi stiano operando così vicino al confine con la Turchia dice qualcosa riguardo la loro arroganza e la loro politica rischiosa.


Parlando di politica del rischio calcolato: appena dopo l’attacco Putin ha minacciato serie conseguenze per i turchi dopo l’abbattimento. Quanto seriamente dobbiamo prendere queste minacce?


Negli ultimi tempi è difficile prevedere Putin ma sospetto che a Mosca non abbiano molta voglia di far partire un’altra guerra diplomatica, lasciamo stare qualcosa di più grave. Sono impantanati nella situazione ucraina. C’è questo impegno molto pericoloso in Siria. Hanno una intera serie di sanzioni internazionali.


Quello che probabilmente succederà sarà qualche tipo di atto simbolico: può darsi che impediscano alle compagnie aeree turche di atterrare negli aeroporti russi, qualche tipo di sanzione economica, discussioni con l’ambasciatore turco, quel genere di cose.


Allo stesso tempo spereranno che Ankara dia anche solo il più piccolo segno di pentimento che permetterà a Putin di dire al popolo russo: “I turchi hanno combinato un casino, i turchi lo hanno ammesso, andiamo avanti”.


Quale sarà la reazione pubblica russa?


Le prime indicazioni dicono ci sia un chiaro aumento della rabbia da parte del pubblico. Sanno solo quello che il Cremlino dice loro, cioè che i turchi hanno attaccato un velivolo russo sopra la Siria mentre stava tentando di bombardare degli obiettivi terroristi. La retorica riguardo la coltellata alle spalle di Putin avrà risonanza; in particolar modo perché i russi, più che altri popoli, hanno consapevolezza della propria storia.


La Russia ha una lunga storia di rivalità pre-sovietica con l’Impero Ottomano, è sapere comune che i russi sono persone poco affidabili, una concezione radicata negli stereotipi culturali. Uno deve capire che non è così dura come volessero la guerra: possono, in modo molto ampio, essere modulati e in caso distratti dai media di stato. Non penso, con ogni probabilità, questo sia una costrizione per il Cremlino.


In Russia tutta l’avventura siriana è stata presentata come “colpiamo il terrorista prima di doverci aver a che fare in Russia. E’ presentata come una operazione estremamente di successo. Uno può contestare l’efficacia dei bombardamenti. Essendo onesti il massimo che i bombardamenti russi possono fare è rallentare la velocità con cui Assad sta perdendo la guerra, non cambieranno le sorti della guerra. Ma così viene presentata a Mosca. Infine è presentata come una operazione sicura: nessun grande contingente sul campo, i russi stanno facendo tutto a distanza di sicurezza dal pericolo.


Un velivolo abbattuto e da un altro paese, non dai ribelli non cambierà questo ultimo elemento. Ma rende l’idea che i russi stiano iniziando ad avere perdite, perdite che non possono nascondere con la macchina da propaganda statale e ci sono dei rischi che la guerra inizia a diventare meno popolare.


Il punto di cui parlava riguardo un’animosità storica tra la Russia e la Turchia è interessante e porta alla luce un problema più grande: come vede le relazioni russo-turche in genere? Questo incidente cambierà qualcosa?


Abbiamo visto, ad un certo punto una connessione formarsi tra il turco Erdogan e il russo Putin, entrambi sono uomini forti in posizioni di comando.
Ma per essere sinceri la Turchia è stata al massimo un amico/nemico per la Russia. Sotto Erdogan la Turchia si è imbarcata in una campagna per diventare una potenza regionale. Ha cercato di acquisire una sfera di influenza e questo porta inevitabilmente a scontrarsi con la Russia.


Questo viene prima della Siria. Mi ricordo quando ero in Azerbaijan, c’erano una pletora di attori che competevano là, e sicuramente c’erano i turchi. C’è una lunga storia di rivalità nell’epoca moderna; i russi hanno sicuramente infranto la sovranità turca, ivi inclusa la volta che hanno assassinato un finanziatore dei ribelli ceceni sul suolo turco tramite agenti dell’intelligence.
Le relazioni, quindi, non cambieranno dato che sono sempre state tese e antagonistiche.


C’è un’altra cosa che ha detto che vorrei considerare: più la Russia perde uomini più la guerra in Siria diventerà un peso per Putin. Se è così questo incidente farà in modo che Putin sia meno imperativo nell’uso della forza in Siria?


Dipende molto dalla scala. Se parliamo di perdite lente, un soldato ucciso da un cecchino, un pilota abbattuto qua e là è molto più controllabile. D’altro canto, sto pensando quando Regan è stato costretto a far tornare a casa i Marine dal Libano dopo l’attentato all’accampamento. Una singola, cataclismatica, perdita cambia la storia.


A essere onesti Mosca non sta cercando un grande e indefinito sforzo militare in Siria. Il motivo dell’attacco è più che altro di piazzare Mosca tra quelli che decidono cosa succede in Siria. Quello che vogliono i russi e un qualche accordo politico.


Ora un accordo politico vedrebbe Assad fuori dai giochi e i russi sono gli unici che potrebbero tirare fuori Assad da Damasco in modo pacifico e offrirgli asilo in Russia. La cosa prevederebbe anche un qualche tipo di accordo politico che includerebbe i ribelli e la elite alawita. Questo è l’unico modo di mettere insieme abbastanza combattenti per contrastare lo Stato Islamico.


Putin è molto più interessato alla dimensione politica piuttosto che a quella militare e vuole spostarsi nella dimensione politica il più in fretta possibile. Grazie agli attacchi di Parigi sembrava che la questione stesse andando nella direzione che lui desiderava. Questo abbattimento potrebbe rendere sterili gli sforzi russi per la ricerca di un accordo o potrebbe renderli più urgenti. Ancora non lo sappiamo a questo punto.

TODAY

22 Aug

Tuesday

Le Rubriche

Photo Gallery