Sirte

Com’è vivere nella Libia controllata da Daesh

La vita nella Libia controllata da Daesh è terribile e gli abitanti vivono nel terrore o segregati in casa

The Daily Beast ha messo insieme diverse testimonianze che raccontano come sia difficile vivere nella parte di Libia controllata da Daesh.


Amjad bin Sasi era un ragazzo a cui piacevano i vestiti occidentali, i tagli di capelli alla moda e, ogni tanto, un bicchiere di alcolici.
Quando Daesh ha preso il controllo della sua città, Sirte, sulla costa mediterranea della Libia è stato uno dei migliaia di libici che sono stati costretti a vivere nell’inferno in terra in cui si era trasformata la loro terra. Bin Sasi ha sofferto meno di un anno, fu giustiziato con un colpo di pistola alla testa da un boia di Daesh a ventitre anni.
Era stato arrestato per aver imprecato.


Questa è la realtà della vita nei territori sotto il controllo dell’auto proclamato Stato Islamico in Libia secondo un report di Human right Watch che riporta anche accuse di crimini contro l’umanità, crimini di guerra, mutilazioni, pestaggi e uccisioni extra-giudiziali.
La comunità internazionale non ha mai dato il via libera ad un intervento militare.


I residenti di Sirte vivono nella paura costante di venire scoperti a infrangere li severissimi codici di condotta imposti dai loro governanti di Daesh. Ogni vicino potrebbe essere un informatore dell’Hisba, la polizia morale, e dure pene sono normalmente comminate da giudici religiosi dopo processi sommari.


“La vita è un inferno per la popolazione di Sirte” dice Letta Tayler, l’autore del report di HRW “Le persone mi hanno detto che vivono in una paura costante. Molte degli uomini e delle donne che ho intervistato a Misurata, una città vicina, hanno iniziato a piangere quando mi dicevano che sarebbero state costrette a tornare indietro perché non avevano alcun posto dove andare. Le persone vivono in un stato di terrore assoluto”.


Una delle cose eccezionali riguardo la vita in un avamposto di Daesh è che anche quelli che chinano il capo e seguono le dure regolamentazioni sono forzati a vivere nella miseria.
Non c’è quasi cibo, attrezzature mediche e persino le ambulanze sono state requisite dai combattenti di Daesh secondo il report di HRW. La maggior parte dei negozi della città sono stati chiusi, alcuni per decreto di Daesh come un negozio che vendeva intimo decorato, altri per la rovina dell’economia e altri ancora perché i proprietari sono scappati verso altre parti della Libia.


Un ex impiegato del governo che si è fatto chiamare “Salem” ha detto all’HRW che è virtualmente ai domiciliari per cercare di non avere problemi “Non lascio la mia casa se non per andare alla moschea: casa moschea e moschea casa. Tengo la testa bassa “ dice.


Alle donne non è permesso lasciare la propria casa a meno di essere completamente coperte con una abaya e un niqab. Anche quei capi di abbigliamento sono strettamente regolati, un cartellone in città chiede che il tessuto sia spesso, largo e non debba essere “stravagante o glamour”.


I residenti di Sirte non sono esentati da questi regolamenti neanche a casa o sulle loro macchine. “Abu Ibrahim” ha spiegato di essere stato detenuto da Daesh dopo essere stato fermato a un posto di blocco nella città.
“Uno degli uomini, che era tunisino basandosi sull’accento, mi ha chiesto se fumavo. Ho risposto che non fumavo. Io fumo ma ho mentito perché ero spaventato”. dice a HRW “ha perquisito la mia macchina e ha trovato alcuni CD musicali e tre pacchetti di sigarette. Ha iniziato ad insultarmi e mi ha detto di andare all’ufficio dell’Hisba. Loro mi hanno seguito in macchina. In quel posto mi hanno detto di giurare di smettere di fumare, cosa che ho fatto, e mi hanno frustato 10 volte sulla schiena con una frusta di pelle”.


Almeno 49 persone sono state giustiziate da Daesh a Sirte tra il febbraio 2015 e quello di quest’anno. Molte delle uccisioni sono avvenute nella centrale piazza dei martiri. Le vie sono chiuse al traffico, gli altoparlanti chiedono alla gente di venire e guardare.
Quelli che sono condannati per essere spie sono impiccati e lasciati appesi per più giorni.


Bin Sasi è stato giustiziato con un colpo di pistola in testa nella piazza a dicembre. La sua famiglia ha dato a HRW una fotografia che lo ritraeva con degli occhiali da sole e una felpa della Timberland. Aveva la barba rasata e i capelli tirati indietro con il gel.


Era stato arrestato per aver imprecato e invocato il nome di Allah durante un litigio con un vicino, “Ibrahim” un parente ha detto a HRW che bin Sasi non è stato disposto a prostrarsi al giudice religioso della corte. “Il giudice voleva che Amjad si pentisse per essersi opposto a Daesh ma Amjad ha insultato il giudice e gli ha sputato addosso” ha detto.
La sua impudenza gli è costata la vita.


Migliaia di altri residenti di Sirte sono scappati ma molti sono bloccati qui perché non sono in grado di pagare gli affitti delle altre città o sono troppo deboli per muoversi o perché Daesh gli ha impedito di farlo.
Per quelli che sono rimasti c’è un sentimento di disperazione. Molti vedono come unica possibile via d’uscita un intervento dell’occidente dopo gli attacchi aerei del 2011 che hanno contribuito a detronizzare Muammar Gheddafi ma che hanno lasciato il paese in uno stato di guerra civile.


Obama ha detto che non pianificare il dopo Gheddafi è stato il peggior errore della sua presidenza. I cittadini di Sirte sono d’accordo.
“Molte delle persone con cui ho parlato hanno sentito che gli USA, il Regno Unito e gli altri hanno abbandonato la Libia. C’è stata questa campagna nel 2011 e poi se ne sono andati e c’è stato questo momento in cui sembrava che la missione fosse compiuta, rifacendosi a George W. Bush dopo l’Iraq, ma la missione non era sicuramente compiuta. Guardate allo stato della Libia ora” ha detto Tayler, il ricercatore capo per il terrorismo di HRW.
“Praticamente tutti quelli con cui ho parlato hanno chiesto alla comunità internazionale di aiutarli a uscire dalla loro situazione.
“Ali” uno dei quaranta e più residenti che HRW ha intervistato hanno che la caduta di Gheddafi che è stato ucciso nella sua ultima roccaforte di Sirte è stata una falsa rinascita.
“La fase finale della rivoluzione è stata a Sirte” ha detto “eravamo pieni di speranza poi passo dopo passo Daesh ha preso piede. Ora ci sentiamo maledetti”.

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