Trump

Cosa bisogna aspettarsi da Trump?

Il nuovo presidente USA Donald Trump sarà una scoperta per tutti e la promessa revisione delle politiche di Obama sarà molto difficile da attuare

Nel suo primo giorno da presidente Trump ha deciso di firmare un primo, significativo, ordine: il ritiro degli Stati Uniti d’America dal TPP (Trans-Pacific Partnership), un accordo a lungo discusso che aveva unito una dozzina di stati pacifici tra cui l’Australia, Giappone, Malesia, Messico, Perù e Vietnam.


Il ritiro dal TPP era una mossa pronosticata da quasi tutti, l’accordo era da tempo scosso da forti critiche e Trump lo aveva fatto diventare uno dei suoi obiettivi principali nella sua campagna elettorale. Il TPP, secondo Trump, andava contro gli interessi dei lavoratori americani. Bernie Sanders era un critico della prima ora e perfino Hillary Clinton, seguendo l’onda, aveva ritirato il suo supporto all’accordo.


L’impatto economico di questo ritiro sarà minimo, quantomeno all’inizio. Gli USA hanno già rapporti commerciali stretti con tutti i firmatari dell’accordo e molte barriere commerciali sono state già tolte. Secondo le stime più ottimiste l’accordo avrebbe fatto crescere il PIL americano di solo mezzo punto entro il 2030.


Con numeri così bassi la tentazione è quella di relegare la mossa di Trump a un gesto simbolico ma i simboli, a volte, hanno la loro importanza.
Togliere gli USA dal TPP è come rinnegare il modello statunitense di globalizzazione che loro stessi hanno imposto al mondo dalla fine della seconda guerra mondiale in poi: fino ad ora erano gli altri stati che si toglievano da questi accordi, non gli USA.
Come se non bastasse questa uscita destabilizza ulteriormente le relazioni bilaterali con la Cina.


Dalla fine della Seconda Guerra mondiale gli USA hanno promosso o imposto, a seconda di chi si chiede, un approccio globalista al libero mercato promuovendo accordi commerciali tra stati nell’idea che un mercato libero sarebbe stato un bene per tutti.
Questa particolare visione del mondo era nata negli Stati Uniti dopo la Grande depressione. L’introduzione delle legge Smoot-Hawley che impose dazi su circa 20.000 beni importati si tradusse nell’inizio di una guerra commerciale che finì per allargare e rendere ancora più profonda la crisi economica portata dalla grande depressione. Questo e il fatto che l’economia americana era la più in salute al mondo dopo la fine della II Guerra mondiale porto alla creazione del mercato globale, l’ecosistema perfetto per le grandi multinazionali statunitensi.


Grandi nazioni, come Germania, Giappone e Italia, in cambio degli aiuti finanziari post guerra accettarono subito il sistema di libero scambio.
Nel 1947 a Ginevra ventitré nazioni accettarono di entrare a far parte del GATT, General Agreement on Tariff and Trade, per ridurre tutti gli impedimenti al commercio internazionale. Dal 1947 al 1990 il numero di membri del GATT salì regolarmente fino ad arrivare a più di cento e nel 1994 si trasformò in WTO, la World Trade Organization, che ora ha 164 membri tra cui la Cina, ad esempio.


L’accordo funzionò e il valore degli scambi internazionali e cresciuto sette volte da allora. Gli esportatori ne hanno beneficiato ma anche i consumatori che hanno visto crollare i costi di moltissimi prodotti.
Tuttavia moltissimi lavoratori hanno iniziato a vedere il libero commercio come il motivo per cui molti posti di lavoro finiscono per essere spostati in altri stati emergenti e come ragione per cui gli stipendi non salgono come negli anni scorsi. Tutto vero, sicuramente c’è stata una redistribuzione dei posti di lavoro e sicuramente c’è stata una decrescita dei prezzi dei beni.


Trump ha cavalcato l’onda protezionista durante la sua campagna elettorale e oltre a ritiro dal TPP anche il NAFTA potrebbe essere rinegoziato. Trump ha addirittura minacciato di mettere dei dazi sui prodotti messicani, cosa assolutamente vietata dal WTO il quale non potrebbe esimersi dal punire gli USA e Trump potrebbe arrivare ad uscire dal WTO facendo, di fatto, crollare il sistema che ha governato il mondo commerciale per settant’anni.


Trump ha detto di preferire gli accordi commerciali bilaterali e ha intenzione di inaugurare la sua nuova politica con il Regno Unito post-Brexit.
Questa tendenza però non sembra essere condivisa da molti altri stati. Appena dopo l’annuncio di Trump Australia, Nuova Zelanda e Singapore, tre alleati storici degli USA, hanno dichiarato che i negoziati andranno avanti senza gli Stati Uniti e che invitare la Cina potrebbe essere una possibilità.


La Cina probabilmente non entrerà a far parte del TPP dato che sta promuovendo un altro accordo in cui ha un ruolo centrale ma sicuramente non si tirerà indietro dal sostituire gli USA in altri frangenti. Al Word Economic Forum di Davos il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina crede fermamente nel libero commercio e nei mercati aperti e che questo sistema economico ha portato crescita in tutto il mondo e ha aiutato la scienza e la tecnologia oltre che la civilizzazione in toto. La Cina si è ufficialmente candidata a prendere il posto degli Stati Uniti a leader del mondo “libero”. Ancora più ironico che questo succeda in un momento in cui gli USA sono governati da dei “plutocrati” mentre la Cina è formalmente un paese comunista e Xi Jinping è Presidente del Partito comunista cinese.


Un’altra ironia è che Trump ha fatto campagna bastonando la Cina su tutti i fronti e proprio la sua salita al potere potrebbe essere la cosa migliore capitata alla Cina da molto tempo. Gli USA perderanno potere economico nei confronti dei cinesi grazie al presidente più vocalmente anti-cinese che si ricordi.
Proprio un repubblicano, John McCain ha dichiarato: la decisione di Trump “è un grosso sbaglio che avrà delle conseguenze a lungo termine sull’economia americana e sulla posizione strategica degli USA nella regione pacifica dell’Asia nel peggior momento in cui questo sarebbe potuto succedere”.


Quello a cui allude McCain è proprio la situazione cinese. Per quanto riguarda la questione commerciale Trump, evidentemente, vuole negoziare un nuovo patto bilaterale molto più favorevole agli USA. Cosa assai difficile da fare considerando che Xi Jinping da solo potrebbe mandare in bancarotta gli USA vendendo il loro debito pubblico. Stessa cosa che succederebbe se Trump decidesse di mettere dei dazi sui prodotti cinesi. In entrambe le situazioni il mercato globale ne sarebbe scosso come mai è successo.


Il governo Trump ha anche dichiarato di voler contrastare i cinesi nel del Mar cinese meridionale.
La Cina ha dichiarato la sua sovranità su un piccolo gruppo di scogli e atolli nel Mar cinese meridionale situati in acque internazionali.
Il portavoce di Trump, Sean Spicer, ha dichiarato che il presidente americano ha intenzione di difendere i territori internazionali che sono collocati in acque internazionali. Il ministro degli Esteri cinese ha subito risposto che gli USA farebbero bene a parlare con accortezza per conservare la pace nell’area.


In pochi giorni Trump è riuscito ad avere scontri verbali violenti con cinesi e messicani e questo unito alla sua nota avversione nei confronti delle istituzioni internazionali, ivi comprese NATO e Unione europea, certo non fa dormire sonni tranquilli agli osservatori internazionali. Non a caso gli scienziati che curano l’orologio dell’apocalisse hanno spostato le lancette a due minuti e mezzo dalla mezzanotte, il punto più vicino all’apocalisse dagli anni 53/60.

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