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Cosa sta succedendo in Brasile?

Il Brasile negli ultimi mesi è stato al centro delle cronache per i più svariati motivi e il mondo ha iniziato a preoccuparsi per le olimpiadi

Negli ultimi mesi il Brasile è stato al centro di moltissimi scandali: la presidente Dilma Roussef è sotto impeachment; la crisi economica sta portando milioni di brasiliani in piazza; la corruzione è dilagante; gli atleti delle olimpiadi non troveranno strutture confacenti e le gang stanno prendendo il controllo di intere zone del paese.
Mancano solo le cavallette.


Sicuramente è stato un 2016 particolarmente negativo, soprattutto alla luce della crescita del 2000 ma la natura confusa della crisi ha contribuito a creare una lunga serie di stereotipi e incomprensioni.


Una delle storie che si sentono più spesso sul Brasile è che, come diceva lo scrittore austriaco Stefan Zweig, “Il Brasile è lo stato del futuro e sempre lo sarà”. Ciò sta a significare che è uno stato con abbondantissime risorse naturali, una stupenda natura tropicale e un popolo intraprendete e comunicativo ma è anche lo stato dai mille problemi e dalla corruzione dilagante e tutto questo gli impedisce di prendere il suo posto tra le grandi economie mondiali.


Nella realtà il Brasile è uno degli stati che è progredito più in fretta nella storia recente. Dal 1930 al 1980 solo il PIL del Giappone è salito ad un tasso maggiore di quello brasiliano. Da metà degli anni ’90 un ambizioso programma economico ha fatto passare circa il 20% della popolazione (40 milioni di persone) dalla povertà alla classe media. Una crescita con una base così larga e così forte ha fatto sì che il Brasile divenisse l’ottava economia più grande al mondo.


Il problema è che l’economia è cresciuta a questi ritmi così vertiginosi da un livello molto basso e i livelli di povertà e disuguaglianza rimangono molto alti. Rio è la città in cui i nuotatori olimpici sono a rischio delle malattie più tremende dato che le fognature vanno dirette senza depurazione nella baia in cui dovrebbero svolgersi le gare.


Il motivo di tanta disuguaglianza è la schiavitù. Il Brasile è lo stato delle americhe in cui furono importati più schiavi africani e l’ultimo stato ad abolire la schiavitù nel continente nel 1888. Gli schiavi liberati furono abbandonati alla loro sorte senza possibilità di istruzione e sanità.


La situazione si è protratta nel XX secolo. Nel 1940 metà della popolazione brasiliana era analfabeta e sotto la soglia di povertà. L’aspettativa di vita era 43 anni. Ora i discendenti degli schiavi abitano nelle favelas. Gli schiavi importati nelle piantagioni del nordest si spostarono verso le città e costruirono ripari di fortuna che nel tempo divennero vere e proprie città nelle città. Città che tuttora rimangono al di fuori dal controllo del governo, senza i più basici servizi come le fognature.


La situazione negli ultimi anni è migliorata notevolmente: metà della popolazione è considerata classe media, la fame non è più un problema fuori controllo, l’analfabetismo è sceso al 10% e l’aspettativa di vita si è alzata a 74 anni.


Un altro dei luoghi comuni sul Brasile è che sia una economia schiava delle esportazioni. c’è della verità in questo: il Brasile è il più grande esportatore di zucchero, caffé, succo d’arancia e carne mentre è tra i più grandi esportatori di soia, etanolo e ferro. La grande domanda di questi beni di prima necessità da paesi in via di sviluppo come la Cina sono stati molto importanti per l’economia brasiliana in questi anni.
Guardando i numeri però in altro modo la prospettiva cambia. Il commercio di prodotti è solamente il 24% del PIL, una delle percentuali più basse nell’emisfero occidentale. Il Messico ad esempio è al 60%, il Peru al 50%, l’Argentina al 33% e perfino gli USA al 28%.


L’economia brasiliana, in realtà, è una economia chiusa con molte regole protezioniste e mille balzelli o difficoltà per gli importatori.
Il classico ciclo in cui una economia va in difficoltà, la sua valuta crolla per cui le esportazioni diventano più competitive e fanno uscire il paese in questione dalla crisi è improbabile capiti in Brasile.


I problemi del Brasile non è quindi solo Dilma Roussef e quando non sarà presidente non comincerà tutto magicamente a funzionare.
La Roussef, tuttavia, ha avuto una parte importante in questa crisi: il suo uso disastroso del budget governativo (per cui ha subito il processo di impeachment); il suo rifiuto di attuare delle necessarie riforme economiche e la sua pessima gestione dello scandalo Petrobras. Tutto questo messo insieme ha contribuito grandemente alla crisi.


Il nuovo presidente ed ex vice presidente, Michel Temer, ha sicuramente una filosofia economica molto più vicina a quella degli investitori internazionali. Probabilmente Temer non cambierà i tassi d’interesse o i tassi per i guadagni sugli investimenti. Temer sarà meno interventista in campo economico.


Il problema è che molte delle misure che serviranno al Brasile nei prossimi mesi saranno molto impopolari e Temer non è certo uno dei politi più amati in Brasile per cui, nel caso decida di riformare il paese, una sua rielezione è assai improbabile.
Oltretutto, per passare le riforme servirà l’appoggio del parlamento e pochi politici vogliono sacrificare la loro popolarità per il bene del paese.
Il tutto mentre il Brasile sarà sotto gli occhi di tutto mondo per le olimpiadi.

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