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Cosa sta facendo la Francia in Siria?

Dopo gli attentati di Parigi tutti si chiedono cosa ha fatto la Francia in Siria per meritarsi questa fila di sanguinosi attentati

Una cosa curiosa è successa dopo gli attacchi di venerdì a Parigi. Due entità che hanno un parere assolutamente diverso su qualsiasi cosa e che si fanno la guerra hanno avuto una reazione praticamente identica agli attentati di Parigi: Assad e ISIS.


Un comunicato dell’ISIS recitava:


Fate che la Francia e chi segue lo stesso cammino sappia che rimarrà in cima alla lista degli obiettivi dello Stato Islamico e che l’odore della morte non lascerà mai i loro nasi frattanto che guideranno la campagna crociata e oseranno bestemmiare il nostro profeta, che la pace e le benedizioni di Allah siano su di lui, e che sono orgogliosi di combattere l’Islam in Francia e colpiscono i musulmani nella terra del Califfato con i loro aerei che non li hanno aiutati per nulla nelle strade di Parigi e nei loro vicoli marci.


Nel mentre Assad ha criticato la Francia per il loro sostegno ai ribelli siriani. Secondo il presidente siriano gli attacchi hanno mostrato che lui e la Francia sono nella stessa situazione: “Le politiche sbagliate adottate dagli stati occidentali, in particolar modo dalla Francia, nei confronti degli eventi della regione e la sua ignoranza nel supporto che alcuni suoi alleati danno ai terroristi sono alcune ragioni dietro l’espansione del terrorismo”.


Quindi cosa sta facendo la Francia nella regione per far arrabbiare in modo pressoché uguale Assad e i terroristi?


La Francia è stata uno degli stati che ha criticato in modo più aperto Assad e il suo regime per tutta la durata della guerra civile. Assad non fa praticamente distinzione tra i gruppi di ribelli e l’ISIS per cui un aiuto ai ribelli è come un aiuto all’ISIS. Lo sforzo militare della Francia nei confronti dell’ISIS è aumentato gradualmente nel corso degli ultimi 15 mesi. I francesi sono partiti da piccole sortite in Iraq fino a missioni aeree sopra la Siria e il dispiegamento di una portaerei nel golfo persico.


Domenica aerei francesi hanno bombardato in modo intenso Raqqa, la capitale de facto del Califfato. Il The Wall Street Journal ha confermato che nelle ultime ore gli Stati Uniti e la Francia hanno intensificato la loro cooperazione nel campo dell’intelligence: “Gli Stati Uniti stanno allargando la condivisione di documenti segreti con la Francia e si sono detti d’accordo con la velocizzazione della consegna di dettagli su eventuali obiettivi dello Stato Islamico in Siria e Iraq per facilitare gli attacchi francesi in risposta agli attentati.


La Francia aveva, tuttavia, iniziato ad attaccare via aerea ISIS dal settembre 2014. Questi attacchi sono stati i primi di sempre per la Francia in Medio Oriente e la seconda volta che gli aerei francesi sono stati schierati nell’area dopo l’aiuto dei transalpini allo sviluppo della no fly zone in Iraq prima dell’invasione del 2003 che la Francia non supportò.


Il primo attacco dei caccia francesi ha distrutto un deposito di armi e ucciso decine di militanti ISIS. La Francia ha iniziato anche un progetto di distribuzione di aiuti umanitari.


Hollande, però, aveva assicurato che la Francia sarebbe intervenuta solamente in Iraq. Da quel momento gli attacchi in Iraq sono stati circa 200. Tutti gli attacchi francesi partono dalla portaerei Charles de Gaulle, stazionata nel Golfo persico. Nella regione la Francia ha 21 caccia Ragale, 9 Super Etendard e alcuni Mirage. Gli USA da soli hanno lanciato circa 6400 attacchi.


Ora la Francia conduce missioni anche in territorio siriano, il primo ministro Manuel Valls ha dichiarato: “In Siria, dato che non abbiamo ancora trovato una soluzione politica, dato che non abbiamo distrutto questo gruppo terrorista, lo Stato Islamico, dato che non ci siamo liberati di Bashar al-Assad non troveremo una soluzione”. A ottobre i caccia francesi hanno colpito un centro d’addestramento per combattenti stranieri dove ci sarebbero dovuti essere anche cittadini francesi e una raffineria controllata da Daesh nella zona di Raqqa.


Un’altra cosa da notare è come nella dichiarazione di ISIS non ci sia un riferimento diretto alla SIria. Questa mancanza è probabilmente dovuta alla presenza di militari francesi in operazioni anti-ISIS anche al di fuori del Medio Oriente. La Francia ha 3000 uomini in Africa Occidentale, una zona di storica influenza francese. Truppe sono stazionate in Nigeria, Niger, Chad, Burkina Faso, Mali e Costa d’Avorio. In Mali i francesi combattono al-Qaeda ma in Nigeria Boko Haram, una organizzazione che ha dichiarato lealtà a Daesh.

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