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Cosa sta succedendo in Colombia?

Il mondo è piuttosto confusa dalle notizie che stanno uscendo in questi giorni dalla Colombia. Il 26 settembre su tutti i giornali del mondo è uscita la notizia che il governo colombiano e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, un gruppo paramilitare che opera in modo violento in Colombia da più di 50 anni) rappresentate rispettivamente dal presidente Juan Manuel Santos e da Rodrigo Londono Echeverri hanno firmato un accordo, alla presenza di Raul Castro, che pone fine alla guerra civile che dilania la Colombia da 52 anni. Alla firma dell’accordo erano presenti potenti da tutto il mondo, da John Kerry a Juan Carlos di Spagna al segretario di stato vaticano. Peccato che in un referendum tenuto in Colombia per ratificare l’accordo la maggior parte delle persone abbia votato no scatenando una crisi politica inimmaginabile in Colombia.


L’accordo sembrava avesse una portata storica, alla cerimonia tutti erano vestiti di bianco, gruppi di donne e bambini hanno cantato canzoni di pace, Santos e Timochenko (soprannome di Rodrigo Londono Echeverri aka Timoleon Jiménez) hanno fatto entrambi discorsi epici e hanno firmato l’accordo con penne ricavate da proiettili.
Quando Timochenko ha chiesto il perdono al popolo colombiano alla fine del suo lungo discorso la gente è scoppiata a piangere, sembrava un momento di giubilio nazionale fino a quando il discorso del leader delle FARC è stato interrotto dal passaggio di tre aerei da guerra. Timochenko è sembrato sorpreso e finito il fracasso ha detto: “Almeno questa volta gli aerei non sono venuti a sganciare bombe”. La battuta ha fatto sorridere ma l’umore era cambiato.
Qualche ora dopo uomini vicini al presidente Santos hanno fatto intendere che gli aerei erano un favore alle forze armate da parte del presidente Santos ma che il tempo dell’esibizione è stato sbagliato dato che Echeverri ha parlato molto più di quanto preventivato. Probabilmente il sorvolo era intesa come una dimostrazione di forza del presidente colombiano in un momento in cui aveva ceduto in modo considerevole alle richieste delle FARC.


L’ex presidente colombiano Uribe, nel mentre teneva una manifestazione dall’altra parte della città in cui lo slogan era “Vogliamo la pace ma non questa pace”. Uribe ha governato la Colombia dal 2002 al 2010 e una volta era un grande alleato di Santos, che durante la sua presidenza ha servito come ministro della difesa in un periodo in cui una offensiva militare di grandi proporzioni, supportata dagli USA, aveva grandemente indebolito le FARC. I due, nonostante la collaborazione e le vicinanze politiche sono molti diversi. Uribe è un cattolico di destra erede di una famiglia di allevatori della provincia mentre Santos è il giovane virgulto di una delle famiglie più in vista di Bogotà.
I due si sono allontanati quando Uribe ha tentato di cambiare la costituzione per essere eletto la terza volta. Uribe non ebbe successo e Santos gli succedette, da allora Uribe se l’é legata al dito e da quando Santos ha annunciato di essere in trattative con le FARC l’ex presidente ha iniziato una campagna senza precedenti tra capi di stato accusando in presidente di essere in combutta con i guerriglieri usando una forma di populismo da era internet che a noi italiani non è sconosciuto.
Uribe passa le sue giornate a sparare bordate da Twitter commentando notizie, cercando di parlare con altri politici e più generalmente cercando di conservare il suo posto all’interno della politica colombiana.
L’obiettivo principale di Uribe è Santos che lui tante volte accomuna alle FARC e che ha accusato di essersi arreso alle FARC con i termini di questo “trattato di pace”.


Per molti sostenitori di Uribe il motivo principale di scontento nell’accordo è la clausola secondo cui i guerriglieri saranno “ricompensati” per i loro anni di violenza con dei modesti stipendi statali che li aiuteranno ad adattare la loro vita in una economia di pace.
Gli ufficiali di medio livello avranno delle sentenze bonarie in cambio di confessioni complete mentre per chi si rifiuta di collaborare ci saranno pene fino a vent’anni.
In caso di crimini di guerra saranno imputati e condannati non solo i paramilitari delle FARC ma anche i soldati e i paramilitari di destra. Questo non fa sicuro piacere a Uribe dato i suoi rapporti stretti con alcuni gruppi paramilitari di estrema destra. Uribe durante la sua presidenza ha addirittura graziato moltissimi miliziani di estrema destra colpevoli di stragi di civili in aree controllate dalle FARC.


Il voto del referendum ha cancellato tutto questo e ha messo in crisi anche il cessate il fuoco in vigore dal tardo luglio. Durante la negoziazione entrambi le parte si sono trattenute e i morti sono arrivati ai livelli più bassi da moltissimi anni a questa parte, questa è stato l’effetto migliore dei negoziati in una nazione con 7 milioni di rifugiati e almeno 500.000 morti.
Il piano parlava di circa venti punti di raccolta in cui i guerriglieri sarebbero dovuti confluire e in cui, con calma, avrebbero dovuto smobilitare, abbandonare le armi, sotto l’occhio vigile dei peacekeeper dell’ONU. Ora, con la vittoria del no, non c’è una base giuridica per tutto questo.


Dopo il voto sia Santos che Timochenko hanno rilasciato comunicati stampa in cui si impegnano a continuare i loro colloqui. Le FARC, tuttavia non intendono cedere a termini più punitivi come auspicato dai sostenitori di Uribe. La Colombia ha un orizzonte fosco al momento.

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