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Cosa succede alla spianata delle moschee a Gerusalemme?

Uno dei luoghi più sacri per le tre grandi religioni monoteiste è al centro di una lotta infinita che a tratti sfocia in scontri, perché?

La spianata delle moschee, uno dei luoghi più sacri per le tre religioni monoteiste è al centro delle violenze dell’ultimo periodo in Israele e Palestina. Neanche la visita del segretario di Stato americano John Kerry è riuscita a calmare gli animi che d’altronde sono surriscaldati da 50 anni.


I palestinesi e i giordani accusano Israele di violare l’accordo formale che vige, più o meno, dalla conquista israeliana di Gerusalemme nel 1967 quando tolse il controllo della zona della spianata alla Giordania. Netanyahu respinge le accuse. Cosa sta succedendo quindi?


Nel 1967, dopo l’occupazione israeliana, la gestione della spianata delle moschee venne lasciata alla Giordania per evitare l’insurrezione di tutto il mondo musulmano. In particolare alla Waqf giordana, una fondazione caritatevole.
La Spianata delle moschee è il terzo luogo più sacro per l’Islam dopo la Ka’aba e la moschea del Profeta ma è anche il luogo più sacro per gli ebrei in quanto sede del primo e del secondo Tempio così come per i cristiani a causa delle molte visite di Gesù al tempio.


Per gli ebrei vige un divieto rabbinico di pregare sulla spianata e per i musulmani l’area è vietata agli infedeli. Questo ha portato ad un accordo, chiamato Status quo, che stabilisce che gli israeliani gestiscano l’area che circonda la spianata e la Giordania la spianata in sé. Peccato che l’accordo sia consuetudinario e non scritto per cui ogni parte coinvolta ha la sua interpretazione dello Status quo.


Negli ultimi anni sono aumentati gli ebrei ultra ortodossi e la proibizione rabbinica alla preghiera sulla spianata si è indebolita questo ha portato a visite più frequenti da parte di fedeli ebrei. Queste numero maggiore di visite secondo palestinesi e giordani viola lo Status quo ma secondo gli israeliani nulla è cambiato, loro dichiarano di rispettare il precetto fondamentale dell’accordo, il mantenimento della pace del sito tramite una collaborazione con la Giordania.


Dal 1967 lo Status quo è cambiato in 4 aspetti fondamentali:


Il ruolo della Giordania.
Fino al 2000 la Giordania poteva mettere il veto su chiunque entrasse nella spianata. Israele sostiene che questo non è vero, semplicemente Israele decideva di entrare nella spianata su richiesta giordana ma che nella pratica la cosa non importava in quanto le due parti lavoravano insieme alla gestione e a nessuno è mai stato vietato l’accesso se non agli attivisti del tempio che entrambi le parti considerano provocatori.


Con l’inizio della seconda Intifada del 2000 le due parti avevano deciso di estendere il divieto di accesso a tutti i non musulmani ma nel 2003 Sharon aveva revocato la decisione unilateralmente. Da allora tutto il mondo ha cercato di convincere Israele a rivedere la sua scelta e tornare a collaborare con i giordani ma gli israeliani hanno sempre fatto orecchie da mercante. Anche quando a chiederglielo è stato Kerry.


Fino al 1995, più o meno, la gestione della spianata è stata tranquilla ma quando nel 1996 gli israeliani aprirono i tunnel del Muro del pianto iniziarono a esserci i primi problemi. In risposta la Waqf diede il permesso al Movimento islamico israeliano di portare profondi rinnovamenti al sito senza avvisare la sopraintendenza archeologica israeliana. Furono rimossi 10 mila tonnellate di terra con reperti islamici e ebrei che andarono persi.


Israele non la prese bene e ora la Waqf deve chiedere il permesso per ogni più piccolo intervento nel sito. Israele non ne permette quasi nessuno e questo porta a dei problemi grandissimi nei momenti di alta affluenza. Mancano bagni, punti di preghiera o punti per le abluzioni.


Come se non bastasse molti rappresentati del governo israeliano hanno fatto dichiarazioni incendiarie. Nel 2012 un membro del parlamento israeliano entrò alla spianata e si avvicinò alla cupola della roccia dichiarando la sovranità di Israele sul sito. Un ministro attuale, Uri Ariel, ha addirittura chiesto la costruzione del terzo tempio.
Netanyahu non si è mai impegnato molto nello smorzare i toni dei falchi del suo governo.


Israele sta “diluendo” la presenza di ebrei e musulmani alla spianata ma allo stesso tempo nella piazza del Muro del pianto, fatta demolendo un intero quartiere arabo dopo la guerra del 1967, i palestinesi sono banditi. Non formalmente ma nella pratica. Per un palestinese entrare nella piazza è un incubo dal punto di vista burocratico e anche con il permesso la visita può essere negata.

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