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Cosa succederà in Afghanistan ora che il Mullah Omar è morto

La morte del Mullah Omar avrà sicuro ripercussioni sul processo di pace in Afghanistan, saranno positive o negative?

Il Mullah Omar è morto. Questa volta per davvero. Il leader dei talebani afghani, semi sconosciuto e di cui circolano pochissime foto era scomparso dalle scene da tempo a causa, probabilmente, di una malattia. Non si è sicuro di quando la morte sia avvenuta. Le voci sulla morte del mullah con un occhio solo si susseguono da tempo ed è curioso che il governo afghano ne abbia dato l’ufficialità in questo periodo assai particolare per il paese martoriato dalla guerra.


Il processo di pace sembrava aver acquisito nuovo vigore e la morte del Mullah Omar potrebbe creare scompiglio all’interno delle fila talebane e porre un freno ai colloqui di pace. Il nuovo incontro ad esempio è già stato spostato.


Alcuni osservatori parlano di un tentativo di sabotaggio del processo di pace. Ci sono molti attori che avrebbero da guadagnare da un fallimento del processo di pace, per esempio degli agenti dei servizi pakistani che preferirebbero una guerra continua in Afghanistan per limitare l’influenza indiana nella zona; rivali politici del presidente Ashraf Ghani o dei talebani duri e puri che vogliono rimanere sul campo di battaglia.


La cosa veramente strana è che nessuna di queste figure ha fatto l’annuncio ma è stato il governo afghano a riportare la notizia, l’attore che, in teoria, non avrebbe voluto che la notizia venisse ufficializzata in questo momento.
Una delle ipotesi che circola in questo momento è che siano stati gli afghani a passare le informazioni a Kabul e che, con l’intento di far fallire i negoziati, abbiano spinto gli afghani a rendere pubblica la notizia.


Anche questa ricostruzione però fa acqua, un interruzione del processo di pace metterebbe in grande difficoltà Akhtar Mohammad Mansour, il secondo del Mullah Omar e uno dei candidati alla successione con il figlio del mullah. Mansour è un forte sostenitore del processo di pace ed è molto vicino ai pakistani.
Tutti gli interlocutori del governo afghano: gli statunitensi, i cinesi e gli indiani supportano le trattative di pace. Ognuno a proprio modo.


Gli afghani sembrano credere che l’annuncio possa aiutare il processo di pace ma sembrano gli unici, le probabilità che i talebani si dividano dopo la morte di una figura carismatica come il Mullah Omar sono altissime. I due gruppi principali, quello guidato dal figlio più vecchio del Mullah Omar, Muhammad Yaqoob, e quello guidato da Mansour con ogni probabilità lotteranno per ottenere l’egemonia e lasceranno i talebani senza un interlocutore accettato da tutti i gruppi talebani per i negoziati.


Una delle ipotesi più probabili è quella che il governo afghano abbia voluto dare una spinta in direzione del caos alla loro controparte. I talebani in questo periodo hanno avuto varie defezioni a favore dell’ISIS, diversi gruppi hanno avuto divergenze e ora la lotta per il vertice potrebbe creare un grande caos al loro interno. Kabul potrebbe voler forzare la mano con il gruppo allo sbando ma probabilmente, nel caso, ha sbagliato approccio.

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