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Cosa succederà in Italia dopo il referendum?

La vittoria del no al referendum costituzionale ha creato una situazione di insicurezza politica ed economica, cosa succederà?

Con le dimissioni di Renzi l’Italia sarà costretta ad essere governata dal sesto Presidente del Consiglio in dieci anni, una media mai vista in nessuno stato al mondo, considerando che l’Italia repubblicana ha visto 65 Presidenti del Consiglio in quasi altrettanti anni di vita.


Le dimissioni di Renzi, però, non creeranno solamente problemi politici al già fragile stato ma rischiano di scatenare problemi economici molto seri sul piano economico.
Il sistema bancario italiano è fragile e l’incertezza politica di questo periodo finirà per condannare quasi sicuramente a morte la grande banca più in difficoltà: Monte de’ Paschi di Siena. L’accordo politico che stava alla base del piano di salvataggio che avrebbe garantito una ricapitalizzazione da 5 miliardi e una iniezioni di fondi privati da 10 miliardi da parte di Unicredit è caduto insieme al governo e probabilmente non ci sarà il tempo materiale per salvare la storica banca.


Lo scenario più plausibile ora e che Mattarella dia mandato ad un tecnico o ad una figura istituzionale di creare un governo di scopo con l’obiettivo di fare una legge elettorale con cui andare a votare a febbraio/marzo. Il nome più in voga in queste prime ore è quelli di Pier Carlo Padoan, il ministro delle Finanze.
Il M5s e la Lega Nord, però, spingono verso elezioni anticipate pensando che questo sia un buon momento per tentare il colpo grosso, il leader della Lega Salvini non sa più a chi dire che si sente pronto a fare il Presidente del Consiglio. Quello che è certo è che con questo sistema elettorale e con questo trend globale le elezioni potrebbero far sprofondare l’Italia e l’Europa con lei in una crisi economica e politica disastrosa.


Il M5s è quasi a livello del PD nei sondaggi riguardanti eventuali elezioni politiche e un sondaggio sull’uscita dell’Italia dall’Euro è uno dei cardini del suo programma politico. Una uscita dell’Italia dall’Euro manderebbe il paese a gambe all’aria e con lui anche, probabilmente, l’Europa intera. L’Europa si sfalderebbe come neve al sole e il Cremlino sarebbe sicuramente molto contento ma i costi a livello economico sarebbero incalcolabili per un paese già in difficoltà come l’Italia.


Nel caso, come è molto probabile, si decida per un governo di scopo, creare una legge elettorale che dia stabilità al nuovo governo sarà una impresa titanica e non è così improbabile che si crei una riforma elettorale spuria come l’attuale Italicum che finirà per perpetuare la situazione di instabilità strutturale. Unendo instabilità strutturale; inattuabilità delle riforme richieste dall’Europa, la possibilità di uscire dall’Euro e la situazione economica precaria attuale e si ottiene la ricetta di un disastro economico di proporzioni bibliche.


Bisogna precisare che anche nel caso che il M5s prenda il potere un referendum sull’uscita dell’Italia dall’Euro sarebbe impossibile. La costituzione italiana non permette allo strumento referendario di decidere sui trattati internazionali per cui sarebbero necessari due referendum, uno costituzionale, per emendare la costituzione e permettere questo tipo di referendum e uno sull’uscita dall’Euro. Una possibilità di riuscita molto bassa per entrambi i referendum e, comunque, un processo che durerebbe anni e anni.

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