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Erdogan e l’Europa, evoluzione di un rapporto complicato

Erdogan a Bruxelles tenterà di ricevere aiuto dall’Europa per la crisi dei rifugiati mentre sicuramente si parlerà di Siria

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan è in visita in Europa, proprio nella Bruxelles che sta mettendo in discussione l’accesso del grande paese islamico all’interno della comunità. Erdogan, però, non parlerà molto della richiesta turca di entrare in Europa ma di problemi contingenti: la guerra in Siria e la crisi dei migranti.


L’Europa ha messo sul piatto un miliardo di euro per aiutare la Turchia a gestire la crisi dei migranti siriani. I turchi dal canto loro hanno risposto di non chiedere aiuto ma che i soldi sono sempre ben accetti. Servono soldi, difatti, per gestire la sanità, l’educazione e i servizi sociali per l’enorme massa di rifugiati con cui la Turchia si è trovata a convivere.


I numeri sono impressionanti, si parla di 2 milioni di immigrati e, per forza di cose la Turchia è diventata uno dei principali hub da cui gli immigrati tentano l’accesso in Europa, di solito via Grecia. I leader europei stanno iniziando a considerare con la dovuta attenzione la situazione e a pensare di dover dare una mano alla Turchia nella gestione della crisi.


La situazione ha messo l’Europa in una posizione scomoda: bisogna trattare con Erdogan, aiutarlo data la bomba a orologeria che ha in casa e bisogna farlo senza molto da poter offrire alla controparte. Il processo di accesso all’Unione Europea della Turchia è fermo da anni, le critiche all’autoritarismo di Erdogan piovono a frotte, invece, da ogni stato.


D’altro canto l’economia turca sta rallentando dopo anni di crescita fuori schema e nel sud est ormai si è vicini a una guerra civile palese e non più sotto traccia. Erdogan avrà un incontro a 4 con il presidente del Parlamento Martin Schultz, il presidente della Commissione Jean Claude Juncker e quello del Consiglio Donald Tusk.


I fondi europei dati alla Turchia per la crisi sono poi, secondo i turchi, fondi già allocati alla Turchia per il programma di accesso alla Comunione semplicemente rinominati. Quindi sono di aiuto ma ne servirebbero degli altri specifici per il problema.


Altro argomento di discussione sarà la Siria, i turchi hanno proposto la creazione di una no-fly zone di 80 km al confine tra Turchia e Siria. L’idea turca è che la no-fly zone sia gestita a terra dalla Free Syrian Army, un gruppo di ribelli anti-Assad. Uno scenario difficile da sostenere con l’entrata in guerra della Russia che considera terroristi praticamente allo stesso modo i miliziani dello Stato Islamico e i ribelli anti-Assad.


L’obiettivo principale della no-fly zone, anche se i turchi non lo ammetteranno mai, era quello di limitare il controllo del territorio delle milizie curde legate al PKK perché la paura principale di Erdogan non è la presenza di uno stato gestito da fanatici fondamentalisti religiosi ai suoi confini ma che ci sia uno stato curdo organizzato che possa dare manforte ai curdi turchi.

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