Erdogan ha perso la maggioranza parlamentare in Turchia

L’AKP di Erdogan ha perso la maggioranza parlamentare nelle ultime elezioni turche e non potrà mettere in atto le riforme costituzionali che aveva in mente

L’AKP ha vinto le elezioni in Turchia ma è passato da quasi il 50% al 41%, perdendo quasi 9 punti, una sconfitta bruciante per Erdogan che aveva fatto di queste elezioni un referendum sulla sua figura.
Erdogan puntava a una maggioranza netta che gli avrebbe permesso di mettere in atto le riforme costituzionali che aveva in mente che avrebbero trasformato la Turchia in una repubblica presidenziale.


Queste elezioni sono state un brusco ritorno alla realtà per Erdogan, ormai lanciato verso la conquista del potere assoluto. Erdogan era stato nominato presidente l’anno scorso dopo più di un decennio come primo ministro. La carica di presidente è per la gran parte cerimoniale in Turchia ma l’ex sindaco di Istanbul puntava a rendere la Turchia una repubblica presidenziale e il primo passo è stata l’elezione diretta del presidente della repubblica.


Il partito che ha ottenuto il miglior risultato è senza dubbio il Partito democratico del popolo, i curdi per la prima volta nella loro storia hanno superato lo sbarramento del 10%. L’AKP ha comunque ottenuto il maggior numero di seggi ma sarà costretto a formare un governo di coalizione. Nel caso non si riesca a formare un governo c’è anche la prospettiva di nuove elezioni.


Queste elezioni non solo segnano la fine delle ambizioni presidenziali di Erdogan ma mettono in una situazione scomoda Ahmet Davutoglu, il delfino di Erdogan, messo a fare il primo ministro con modalità che hanno ricordato la staffetta Putin/Medvedev. Davutoglu che ha tenuto un discorso trionfante dalla sede del suo partito nonostante la perdità di 9 punti.


Erdogan rimarrà sicuramente ancora determinante all’interno della politica turca ma in queste elezioni si sono viste le prime crepe anche nel suo quartiere d’origine, Kasimpasa a Istanbul. Erdogan sembra essere diventato troppo aggressivo nella sua ricerca del potere anche per il suo collegio storico. La ricerca del presidenzialismo non è stata ben accolta dai turchi, i quali nei sondaggi si sono ampiamente espressi contro la riforma.


Erdogan, esercitando il suo ruolo di presidente, potrebbe indire nuove elezioni nel caso in 45 giorni non venga raggiunto un accordo tra le parti per la formazione di un governo e l’ex sindaco di Istanbul ha già sfidato le ex opposizioni a trovare un accordo tra di loro. I curdi, invece, per la prima volta sono rappresentati in forze nel nuovo parlamento. Selahattin Demirtas è il vero vincitore di queste elezioni. Il partito curdo, l’HDP, ha attirato su di se i voti di molto minoranze, non solo etniche ma anche culturali, come, ad esempio, gay e donne.


Il risultato di queste elezioni porterà ad un probabile cambio della politica turca nei confronti della guerra in Siria. Erdogan è un feroce nemico di Assad e la lotta contro il dittatore siriano ha portato la Turchia a chiudere più di un’occhio nei confronti di tutti i combattenti che raggiungono la Siria per lottare contro Assad, che siano Peshmerga o miliziani ISIS. Oltre che a non aver dato le proprie basi aeree alla coalizione anti-ISIS.


L’AKP si aspetta un governo di minoranza e elezioni a breve dato che un’alleanza con i nazionalisti dell’MHP che hanno conquistato un buonissimo 17% non sembra essere alle porte in quanto porterebbe a la coalizione troppo a destra a favore dei secolari del CHP che in queste elezioni si sono fermati al 25% e del HDP ora al 12.5%.

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