EXPO 2015: Viaggio economico e giuridico intorno al cibo

L’alimentazione è una necessità fisiologica fondamentale. Perciò, oltre al profilo individuale, il regime alimentare di un popolo è indice del suo livello economico.

Il fabbisogno alimentare viene espresso in calorie e varia a seconda dell’età, del peso, del sesso, della salute, del lavoro, del clima, del metabolismo e delle abitudini alimentari. La caloria è l’unità usata per indicare il contenuto energetico dei vari alimenti e il fabbisogno energetico dell’organismo umano per mantenere il suo bilancio organico. In genere il fabbisogno energetico essenziale per un adulto si calcola in duemila calorie al giorno.


Sul problema fisiologico si innesta quello economico.

Le voci principali per definire un progetto di politica economica sono:

a. le risorse naturali di un territorio: i prodotti forniti dal suolo sono sufficienti per gli abitanti anche in vista del futuro; oppure bisognerà far ricorso ad accordi internazionali, rapporti con i mercati esteri a volte anche per delle convenienze più che veri e propri bisogni;

b. la sua posizione geografica;

c. l’economia agricola e industriale;

d. la demografia;

e. eventi straordinari: carestie, terremoti, …


C’è un aumento complessivo di generi alimentari molto intenso dopo la II Guerra Mondiale. Il patrimonio zootecnico si arricchisce e la produzione di carne raggiunge delle cifre mai viste prima. Forte è l’incremento dei consumi, nonostante alcune crisi ricorrenti, al punto che s’incomincia a parlare di “consumismo” come una nuova ideologia, che sostituisce sia il capitalismo sia soprattutto il comunismo.

Sotto l’aspetto economico è molto importante l’industria alimentare, cioè la trasformazione dei prodotti naturali in generi di consumo più o meno immediato. Le materie prime vengono trasformate in prodotti ormai con criteri industriali, sia utilizzando le macchine che organizzando tutte le fasi del processo. Vediamo così sorgere e svilupparsi industrie interessate a:


a. cereali: la produzione della farina, la pastificazione, il riso, i dolci;

b. latte e derivati: industria del latte, conservazione, produzione di latte in polvere, industria casearia, formaggi, creme, yogurt;

c. materie grasse di origine animale e vegetale: burro, olio d’oliva e di semi;

d. carni: insaccate, inscatolate, …;

e. pesce: conservazione per congelamento, essiccamento, sott’olio, ecc.;

f. prodotti ortofrutticoli: tutto l’ambito della frutta e degli ortaggi, i succhi di frutta, …;

g. vino e derivati: produzione di vini da pasto, vini speciali, aceto, grappa, prodotti alcolici;

h. zuccheri: estrazione dalla bietola, fabbrica di dolci, gelati, marmellate;

i. bevande: acque minerali, birra, aranciata, ecc.


In questo elenco, che potrebbe ancora continua, si nota comunque lo sforzo dell’industria di raggiungere due obiettivi principali: la riduzione dei costi e il consumo di massa.

Varie leggi sanitarie favoriscono la vigilanza sui generi alimentari, basandosi sui concetti fondamentali di lealtà commerciale e di pubblica incolumità. Leggi della macellazione, ad esempio, prevedono che l’abbattimento degli animali va fatto con determinati metodi, in luoghi adeguati ed evitando il più possibile la sofferenza degli animali stessi.

Le norme di legge tendono a evitare un’alimentazione nociva alla salute. Sono norme che proibiscono di contraffare e adulterare gli alimenti e disposizioni che prescrivono delle cautele. L’autorità pubblica ha il potere di ispezionare fabbriche, botteghe, negozi, di prelevare campioni per sottoporli ad analisi, procedere al sequestro e alla distruzione di merci. Controllo importante è quello di tipo doganale, allo scopo di evitare che siano introdotti nel territorio nazionale delle merci non compatibili con le norme d’igiene pubblica.


Un alimento è genuino quando corrisponde per natura, sostanza e qualità al nome sotto il quale è indicato. C’è una differenza tra alterazione e adulterazione degli alimenti: la prima è involontaria, la seconda di solito è intenzionale. Miscele e addizioni producono dei surrogati non sempre adeguati a una sana alimentazione.

Oggi c’è il grande tema degli organismi geneticamente modificati, sui quali è in atto un acceso dibattito.

Un altro argomento che interessa l’opinione pubblica è la gestione dell’acqua. È evidente che l’acqua è un bene essenziale alla vita, perciò ognuno ha diritto di accedere a essa: l’acqua è di tutti. Essa, però, a differenza della luce, se viene utilizzata da uno non è disponibile ad essere usata anche da altri. Inoltre, nel panorama mondiale di oggi, le risorse idriche subiscono un’utilizzazione sconosciuta nei secoli precedenti, a causa dell’accresciuto numero della popolazione, della densità degli agglomerati urbani, dell’emissione di gas che riscaldano l’ambiente e della deforestazione. Perciò la realizzazione concreta di esercitare il diritto all’acqua oggi appare problematico. L’ideale sarebbe la disponibilità effettiva per tutti. Ma assistiamo alla privatizzazione delle risorse idriche da parte d’imprese che operano per conseguire un profitto economico.

I tentativi di riforma si concentrano su alcuni punti: accorpamento dei servizi, tariffe che incoraggino gli investimenti, evitare il monopolio di una singola impresa, controllo da parte di un’istituzione indipendente. Siccome molti di questi passaggi sono affidati alle regioni, non tutte le aree sono organizzate allo stesso livello.


L’aspetto che maggiormente interessa le forze politiche, il dibattito parlamentare e l’opinione pubblica è quello dell’affidamento: si nota una tendenza alla liberalizzazione, cioè ad affidare la gestione delle risorse idriche ai privati; ma c’è anche una controtendenza che preferisce le aziende pubbliche. La competizione tra le varie industrie pubbliche o private dovrebbe avvenire non in base a principi astratti, ma sul concetto di efficienza: i requisiti del servizio, l’operatore più affidabile, vigilanza ed eventuali sanzioni.

C’è, tuttavia, una norma che è alla base di ogni ulteriore intervento legislativo. La norma è stata stabilita dall’ONU nel 2001 ed è un articolo del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali: «Gli Stati parti del presente patto, riconoscendo il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame, adotteranno, individualmente e attraverso la cooperazione internazionale, tutte le misure, e fra queste anche programmi concreti, che siano necessarie per assicurare un’equa distribuzione delle risorse alimentari mondiali in relazione ai bisogni».

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