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Giuliano Ferrara ha scritto di Renzi su Politico

Giuliano Ferrara ha scritto un articolo riguardo Renzi su politico.eu, la versione europea del sito politico americano

Il fondatore ed ex direttore de Il foglio, Giuliano Ferrara (aka Elefantino) ha scritto un articolo in cui ha provato a spiegare il premier italiano, Matteo Renzi, ai lettori di Politico.eu, la versione europea di Politico, quello che ormai è diventato il sito più autorevole di politica americana.
Il primo ministro italiano Matteo Renzi ha alzato la voce con l’Unione Europea.


La prima domanda è: Perché lo ha fatto? La seconda: Che cosa vuole ottenere e cosa può realisticamente ottenere?
Nell’approccio al summit del Consiglio Europeo di settimana scorsa Renzi ha assunto il ruolo comico del bambino cattivo. Renzi ha criticato severamente Jean Claude Junker, il presidente della Commissione Europea per non aver fatto abbastanza per stimolare la crescita in Europa. Ha chiesto alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo ministro delle Finanze, Wolfgang Shauble, più flessibilità sul bilancio italiano.


Renzi ha chiesto che il fardello dell’immigrazione sia condiviso da tutti gli stati della UE, con un sistema di quote obbligatorie da stabilire, e ha alzato la questione dei rapporti con la Russia nel campo dell’energia (per quanto riguarda i gasdotti) e delle sanzioni economiche. Per quanto riguarda la proposta della Bundesbank e della Banque de France sui poteri limitati da dare al ministro europeo del Tesoro Renzi ha bollato la proposta come vaga e astratta.


Renzi ha sollevato queste questioni e molte altre in un modo calcolato ma nervoso e non convenzionale.
Ha sostituito, con grande scandalo e sorpresa, un burocrate di vecchio corso in Europa – l’ambasciatore italiano all’UE, un diplomatico – con un outsider: un membro del suo stesso governo che non arriva dalla carriera diplomatica (un caso molto raro nella burocrazia internazionale italiana).


Nonostante tutto questo Renzi non è il primo ministro greco Alexis Tsipras. Il debito pubblico italiano è molto alto ma può essere controllato con le riforme che Renzi ha parzialmente messo in atto. I partner europei hanno riconosciuto i suoi sforzi, alcuni dei quali hanno già ricominciato a pagare. Renzi non ha ulteriormente indebitato il suo stato nei confronti dell’UE. Ne ha minacciato il consorzio di governi creditori. L’Italia non ha mandato a Bruxelles un ministro anti-euro e anti-austerità come Yanis Varoufakis né ha indetto referendum populisti.


Il presidente del Consiglio italiano si sta comportando come un bambino cattivo ma fa parte del brodo europeista, è parte di quella cultura e di quella inclinazione.
L’Italia ha già avuto la sua cura tecnocratica dal 2011 al 2014 con gli allora presidenti del Consiglio Mario Monti ed Enrico Letta ma la terapia ha funzionato solo in modo parziale. Più di tutto non ha funzionato in termini politici, nei termini del consenso domestico.
La principale ragione della campagna europea di Renzi è questo: ha vinto le elezioni europee con il 40% dei voti e il suo è il partito più votato in Europa.


Renzi ha resistito all’ondata populista e anti-europeista che ha attraversato l’europa, qualcosa che i governanti spagnoli non sono riusciti a fare ad esempio nelle scorse elezioni. Ha creato un nuovo codice del lavoro. In due anni è riuscito a tenere i conti pubblici in ordine e a guidare una timida, fragile ripresa dalla recessione verso la crescita. I dati sull’occupazione sono contestati ma positivi. Ha introdotto un programma per alleggerire il peso fiscale sulle famiglie e sulle piccole imprese e ha affrontato i problemi del sistema bancario.


Ora Renzi richiede un ruolo meno marginale, meno periferico per l’Italia in Europa. Ha bisogno di più autonomia e flessibilità nel governare il deficit nazionale. Questa è una condizione che renderà Renzi in grado di controllare il supporto domestico. Non sarebbe in grado di guadagnare supporto aderendo alle solite linee guida europee e avendo a che fare con la burocrazia europea che le mette in atto.
Renzi ha bisogno di negoziare, in termini politici, nuove condizioni per la coesistenza e la solidarietà nell’UE e nell’Eurogruppo. Questo è il motivo per cui ha iniziato ad alzare la voce.


Quanto in là vuole spingersi? Renzi è un manipolatore naturalmente dotato. Lavora a un accordo lanciando un attacco preventivo che poi usa come base per la trattativa.
Cosa può ottenere? I dati economici, fino ad un certo punto, non lo aiutano. La crescita nel quarto quarto del 2015 è stata più basso di quanto ci si sarebbe aspettati, la crescita generale nel 2015 sarà anche questa più bassa e la previsione di crescita nel 2016 è meno ottimista rispetto a quanto il governo e gli organismi internazionali avevano previsto.


Aggiungete i numeri di produzione e impiego all’equazione e diventa più dura per il governo italiano controllare la spesa pubblica, sostenere la ripresa e rimanere fedeli al programma di riforme.
Nonostante questo la fragilità della ripresa italiana ha costretto il governo a insistere e discutere con forza sempre maggiore per ottenere più libertà da Bruxelles. Renzi non ha nessuna alternativa reale a una dura prese di posizione nelle negoziazioni con i suoi partner europei. Deve trovare un accordo che gli renda possibile governare il suo paese.

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