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I Panama Papers: da dove arrivano e chi è coinvolto

Il leak più grande di sempre ha coinvolto centinaia di migliaia di persone e potrebbe creare una serie di cataclismi politici e non in 202 stati

Il più grande leak di dati della storia è iniziato con un messaggio anonimo al Suddeutsche Zeitung, un giornale bavarese più di un anno fa. Il whistleblower non ha voluto nulla in cambio se non misure di sicurezza nelle comunicazioni, a detta sua per preservare la sua vita. Il novello Snowden ha dichiarato che il suo unico obiettivo è quello di rendere pubblici questi crimini.


Nel corso di mesi la fonte ha fatto recapitare 11.5 milioni di documenti, 2.6 terabyte di dati, dalla Mossack Fonseca, un grandissimo studio legale panamense. I documenti partono dal 1970 e sono composti da e-mail, PDF, fotografie e database. Una quantità di dati impossibile da controllare per un singolo team investigativo.
Per questo il giornale ha contattato l’International Consortium of Investigative Journalism, una parte del think tank di Washington D.C. Center for Public Integrity che ha coordinato molte altre inchieste transnazionali.


L’ICIJ ha creato un network di 400 giornalisti in 80 paesi che hanno passato mesi a spulciare i documenti. I gruppi più grandi coinvolti sono stati: L’Espresso per l’Italia; il Guardian e la BBC per il Regno Unito; El Confidential in Spagna; Le Monde in Francia, Falter e ORF in Austria e il Sonntagszeitung in Svizzera.
La più grande cooperazione giornalistica della storia.


Gli Italiani per ora coinvolti nello scandalo sono 4: Luca di Montezemolo; Giuseppe Donaldo Nicosia; Jarno Trulli e Oscar Rovelli.
Montezemolo è uno dei procuratori di Lenville, una delle società create dallo studio Mossack Fonseca.
Giuseppe Donaldo Nicosia è un imprenditore nella pubblicità televisiva latitante dal 2014 quando sarebbe dovuto finire in carcere per truffa all’ICA, bancarotta fraudolento e altri reati. Nicosia era socio di Dell’Utri nella spagnola Tomé Advertising SL che secondo la guardia di finanza era responsabile di una truffa da 43 milioni nei confronti dell’erario. Dell’Utri avrebbe beneficiato dalla truffa ricevendo 10.000 euro al mese da Nicosia per l’affitto (falso) di un palazzo di proprietà di Dell’Utri in via Senato a Milano.


Nicosia avrebbe reinvestito i proventi della truffa in diversi beni di lusso tra cui un doppio appartamento a New York. Per pulire i soldi Nicosia contattò la Mossack Fonseca la quale creò per lui due società: la Darion Trading con sede nelle Isole Vergini Britanniche e la Amadocia con sede nel Delaware. Nicosia avrebbe poi rivenduto l’appartamento alla Amadocia controllata dalla Darion Trading per evitare il sequestro che pendeva dalla procura di Milano.


Oscar Rovelli invece è l’erede di Nino Rovelli, ex amministratore della Sir. La famiglia Rovelli è al centro di una lunga vicenda giudiziaria che vede da anni la magistratura impegnata nel tentativo di recupero di denaro nascosto in società fittizie in giro per il mondo. La Countryside Group con sede alle Seychelles creata da Mossack Fonseca per Rovelli è solo l’ultima di queste società (finora sconosciuta).


Jarno Trulli sembra essere l’azionista della Baker Street una società registrata anch’essa alle Seychelles e creata dalla Mossack Fonseca per portare offshore il capitale dell’ex campione di Formula 1 prima depositato al Credit Foncier di Montecarlo.


Dalle carte sembra anche emergere un coinvolgimento di Finmeccanica e della società di calcio Inter.
Finmeccanica sarebbe dietro un paio di società fittizie create per nascondere tangenti andati a ufficiali indiani per forniture militari mentre il nome dell’Inter spunterebbe in non precisate società offshore.


Sul fronte banche in Italia le uniche due a sembrare coinvolte sarebbero Ubi Banca e Unicredit anche se entrambe le società smentiscono categoricamente.
Sembra si sia aperto il vaso di Pandora e nei prossimi giorni molti altri italiani potrebbero finire nel tritacarne mediatico e nelle grinfie del fisco.

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