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I prezzi del petrolio scenderanno ancora di più

Il mancato accordo all’interno dell’OPEC e la guerra fredda tra Arabia Saudita e Iran è destinata a far scendere ulteriormente i prezzi del petrolio

L’OPEC non è riuscita a trovare un accordo riguardo il blocco della produzione ai livelli attuali e questa è una buona notizia per i consumatori di petrolio e una pessima notizia per i paesi produttori.


L’Arabia Saudita è il più grande produttore tra i paesi OPEC e tutti gli altri stati dell’organizzazione hanno passato mesi cercando di convincere i sauditi, prima di questo meeting di Doha, a bloccare la propria produzione ma non c’è stato verso: i sauditi hanno ribadito a tutti che non avrebbero firmato nessun blocco della produzione a livelli attuali a meno che anche gli Iraniani avessero bloccato la loro produzione. L’Iran non ha neppure mandato i suoi rappresentanti al meeting. Gli iraniani hanno appena riconquistato la possibilità di riprendersi il proprio posto tra i paesi produttori dopo anni di embargo e non hanno nessuna intenzione di bloccare la propria produzione.


Appena i mercati hanno capito che non si sarebbe giunti a un accordo i prezzi sono crollati e sarebbero andati ancora più giù se non fosse stato per uno sciopero dei lavoratori del campo petrolifero del Kuwait che ha dimezzato la produzione dello stato.


La decisione dell’Arabia Saudita ha sorpreso gli analisti i quali hanno sempre sostenuto che le decisioni saudite hanno sempre avuto una motivazione puramente economica, questa scelta, però, ha un sapore geopolitico ed è un nuovo atto della inimicizia storica tra Iran e Arabia Saudita.


Iraniani e sauditi sono da lungo tempo in lotta per la supremazia territoriale e la loro rivalità è acuita dalle differenze religiose: entrambi gli stati si sentono alfieri dello loro rispettive correnti.
La rivalità è esplosa di nuovo con grande virulenza dopo l’accordo nucleare tra USA e Iran che ha tolto l’embargo che bloccava decine di miliardi e l’accesso al mercato petrolifero ai persiani. Il risultato sono le guerre per procura che stanno combattendo i due stati in Siria, Iraq, Libano e Yemen oltre che il crollo del prezzo del petrolio.


L’Arabia Saudita ha ulteriormente peggiorato la situazione quando ha giustiziato un predicatore sciita saudita molto amato in Iran provocando la sospensione delle relazioni diplomatiche tra gli stati.


I grandi produttori OPEC e la Russia sembravano aver raggiunto un accordo per il blocco della produzione ai livelli attuali, con gioia da parte degli iraniani, ma il rifiuto da parte dell’Iran di bloccare a sua volta la produzione ha fatto si che l’Arabia Saudita si ritirasse.


L’Arabia Saudita ha tasche molto profonde e più di qualsiasi altro stato ha la possibilità di sopportare gli attuali costi del petrolio ma nonostante questo i mancati introiti stanno creando dei problemi anche a loro: le riserve monetarie sono scese da 730 miliardi di dollari del 2014 agli attuali 582. Questo è il risultato di mancati incassi da parte del settore petrolifero e dell’aumento del 20% delle spese nel settore difesa deciso dopo la Primavera araba.

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