Davutoğlu

Il cambio di potere in Turchia farà peggiorare la crisi dei migranti?

Le dimissioni del premier Davutoğlu e il rinnovato potere di Erdogan saranno un disastro per la crisi dei migranti in Europa?

La lotta per il potere tra il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu e il presidente Recep Tayyp Erdogan ha raggiunto la sua inevitabile conclusione: Davutoğlu ha presentato le sue dimissioni. L’AKP, il partito di Davutoğlu e Erdogan terra un congresso straordinario il 22 maggio per eleggere il suo leader e il capo dell’esecutivo. Davutoğlu ha confermato che non sarà disponibile a essere candidato.


La transizione sembra essere stata tranquilla ma avrà un grande impatto sulle relazioni con l’Europa e gli Stati Uniti.


Il cambio al vertice in Turchia è avvenuto in un momento assai inopportuno: giusto un giorno prima la Commissione europea aveva dato il via libera (condizionato) alla libertà per i visti dei cittadini turchi in Europa premiando gli sforzi di Ankara nel raggiungere tutti i 72 obiettivi necessari per togliere l’obbligo al visto.


Di importanza cruciale era il criterio secondo cui lo stato avrebbe dovuto cambiare le sue regolamentazioni anti-terrorismo in linea con quelle europee e quindi con la giurisprudenza della Corte europea per i diritti umani. La Turchia necessitava, inoltre di avere delle corti e delle legislazioni che fossero compatibili con quelle europee. Essendo uno stato sotto costante minaccia di terrorismo, dal PKK a Daesh la Turchia non era mai riuscita a uniformarsi.


Con il cambio di potere a Ankara sarà sempre più difficile per i turchi raggiungere questi obiettivi. Erdogan è sempre stato meno possibilista di Erdogan riguardo l’adeguamento delle norme anti-terrorismo. Le differenze tra i due sulla questione sono state sempre più visibili fino al recente caso degli accademici pacifisti.


Molti accademici hanno firmato una petizione per far cessare la violenza nel sudest della Turchia e molti di loro sono stati perseguiti penalmente e qualcuno addirittura incarcerato con l’accusa di sostenere il PKK.
Erdogan ha fortemente sostenuto il perseguimento degli accademici e ha sostenuto che la legge anti-terrorismo dovrebbe essere emendata per comprendere accademici, scrittori e giornalisti. Con una posizione come questa sarà molto difficile che la Turchia cambi le sue leggi per venire incontro ai requisiti europei ora che Erdogan è rimasto l’unico uomo forte dell’AKP.


Un’altra richiesta chiave della Commissione riguarda la legislazione riguarda la protezione dei dati. Bruxelles chiede più indipendenza della commissione preposta alla protezione dei dati e più limiti per l’accesso degli stessi da parte delle autorità. Questo porterà alla necessità di leggi sulla trasparenza dei servizi di intelligence che sembrano molto lontane dalle volontà di Erdogan.


Se tutti i 72 obiettivi non saranno raggiunti la Commissione sarà irremovibile e la richiesta turca non raggiungerà mai la commissione parlamentaria competente.
Così a poche ore dal via libera la questione sembra più bloccata di prima.
La Turchia da parte sua ha minacciato la fine del programma di riammissione dei rifugiati in caso di problemi con la libera circolazione. La Turchia, insomma, minaccia di lanciare la bomba migranti ma l’EU non ha intenzione di cedere. Ulteriormente.

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