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Il petrolio rimarrà economico per un po’

L’Arabia Saudita non ha intenzione di abbassare la produzione di petrolio facendo alzare i prezzi e dando respiro agli USA

Il basso prezzo del petrolio sarà una costante nell’economia mondiale almeno per il prossimo anno in quanto i grandi produttori dell’OPEC non hanno intenzione di tagliare la produzione permettendo la crescita del prezzo.
Il ministro del petrolio saudita Ali al-Naimi ha annunciato che il paese non ha intenzione di tagliare la produzione e che questi prezzi toglieranno dal mercato quei produttori che hanno dei costi di produzione inefficienti.
Il costo del petrolio era risalito nei giorni scorsi ma dopo queste dichiarazioni di al-Naimi hanno riportato il costo del barile ai livelli, bassissimi, degli ultimi mesi. Parliamo di 32 dollari al barile circa.


Un altro anno a questi prezzi è una brutta notizia non solo per i sauditi che hanno dovuto indebitarsi per la prima volta e stanno facendo di tutto per diversificare la propria economia ma anche per altri grandi produttori come l’Iraq che non ha più soldi per supportare la lotta a Daesh o il Venezuela che sta pian piano implodendo.
Le esportazioni dell’OPEC sono crollate dai 1.200 miliardi di dollari del 2012 ai 320 miliardi di dollari di quest’anno se i prezzi rimarranno a questi livelli.
Non solo l’OPEC prevede che i prezzi rimarranno bassi per il prossimo anno, anche la International Energy Agency nel rapporto sul medio termine appena rilasciato sostiene che l’eccesso di offerta rimarrà costante fino al 2017.


Chi soffe di più, però, sono i produttori che hanno costi di produzione molto alti, come i produttori di shale gas americani. La IEA ha previsto che la produzione di petrolio da shale USA crollerà di 600.000 barili al giorno, la prima contrazione dal 2008, l’anno del boom dello shale americano.
Le banche USA stanno già accantonando soldi per resistere agli inevitabili molti fallimenti che si prospettano all’orizzonte.
Anche la prevista, modesta, crescita nella domanda che arriverà dalle economie emergenti non basterà a controllare l’eccesso di offerta del mercato. Gli analisti prevedono che si passerà da 2 milioni di barili di sovra-produzione a 3 milioni.


Naimi ha ribadito che l’eccesso di domanda attuale del mercato è dovuto ai produttori che sono entrati nel petrolifero quando i prezzi al barile erano 100 dollari, prezzi che rendevano appetibili anche metodi di estrazione prima evitati a causa dei costi, ad esempio le sabbie catramose canadesi, i pozzi offshore ad alta profondità brasiliani o, appunto, lo shale oil.
I sauditi, al momento, hanno deciso di soffrire per un periodo di tempo che a loro sembra necessario per far uscire dal mercato quei produttori con un costo di produzione troppo alto che stanno rovinando il mercato petrolifero.


Nonostante questo anche i sauditi hanno interesse a non far scendere ulteriormente i prezzi e per questo stanno discutendo con i russi un blocco della produzione a questi livelli.
Questa soluzione non cambierà granché il mercato, sia Russia che Arabia Saudita stanno producendo una quantità record di barili al giorno. Oltretutto un paese grande produttore come l’Iran che è appena entrato nel mercato non ha alcuna intenzione di bloccare la propria produzione.
Quello che è sicuro è che quando chi dovrà chiudere chiuderà quelli che rimarranno avranno lo spazio per rialzare i prezzi e da una crisi di sovra-produzione si passerà a una crisi di sovra-richiesta.

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