mps

Il piano per salvare MPS creerà scompiglio in Europa?

In Europa il piano per salvare MPS viene visto come una probabilissima fonte di problemi che si aggiungono a quelli creati dalla Brexit

I mercati finanziari europei sono scossi dalla Brexit ma un’altra crisi si profila all’orizzonte, una discussione su poche decine di miliardi di euro può scatenare una crisi in un mercato da 16 mila miliardi.


Il governo deve spendere, secondo le stime, 45 miliardi per sostenere il sistema bancario italiano ma le autorità europee potrebbero impedire a Renzi di intervenire e questa situazione sta creando una ulteriore instabilità nei mercati.


Il crollo delle banche in borsa fa sembrare l’orizzonte particolarmente scuro. Le azioni di Monte dei Paschi di Siena sono scese dell’80% negli ultimi 12 mesi e vengono scambiate al 10% in meno del loro valore nominale. La banca ha bisogno di nuovo capitale e con un crollo simile in borsa il mercato non sarà disposto a fornirglielo.


Il sistema bancario italiano non ha bisogno di una cifra gargantuesca per risollevarsi, si parla di 200 miliardi di euro.
Le banche dal conto loro hanno messo da parte un capitale significativo per assorbire questi crediti in sofferenza valutandoli al 40% del loro valore originale ma secondo gli investitori questo è stata una previsione ottimistica.


L’opinione più diffusa è che le banche debbano stringere i denti e valutare questi crediti ancora meno ma questo costerebbe. Le perdite in questo scenario sono stimate intorno ai 40 miliardi per la precisione.
La soluzione più logica sarebbe quella di far coprire il buco al governo un po’ come fecero gli Stati Uniti nel 2008 quando diedero un aiuto alle banche da 700 miliardi di dollari.


Peccato che questa pratica sia illegale nell’UE. La regolamentazione è stata introdotta per proteggere i contributori e forzare gli investitori ad esporsi in caso di problemi.
Gli investitori prestano soldi alle banche acquistando titoli che verranno poi tasformati forzatamente in azioni in modo che possano assorbire ogni nuova perdita derivante dai crediti in sofferenza. Questo è un cosiddetto bail-in, le azioni alla fine del processo varranno meno dei titoli e gli investitori perderanno dei soldi.


Un sistema che funziona in molte economie ma in Italia no. Nel Belpaese i piccoli investitori hanno gran parte dei titoli. Le famiglie, è stimato, detengono un terzo dei debiti delle banche per cui un bail-in si trasformerebbe in un peso molto pesante da sostenere in un momento di crisi come questo dalle famiglie italiane. Questo non è tutto, però, i piccoli investitori potrebbero spaventarsi e smettere di acquistare titoli oltre a ritirare i proprio depositi bancari. Da una situazione brutta si potrebbe finire in una situazione disastrosa.


Il governo potrebbe decidere di concentrare le perdite sugli investitori più forti ma una mossa di questa manderebbe nel panico gli investitori. Qui entra in gioco l’UE.
I leader europei potrebbero pensare di chiudere un occhio sulle regolazioni consapevoli della situazione finanziaria causata dalla Brexit.
Una via, all’interno dei regolamenti, potrebbe essere trovata.


Le regolamentazioni prevedono delle eccezioni al concetto di aiuto di stato, ad esempio se un bail-in causasse dei risultati sproporzionati.
Forzare un bail-in sui piccoli investitori in questo momento storico potrebbe essere considerato un risultato sproporzionato.
Certo questa sarebbe una soluzione una tantum, i problemi italiani rimarrebbero e prima o poi dovranno essere affrontati.

TODAY

22 Jul

Saturday

Le Rubriche

Photo Gallery