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Il TPP, Trans-Pacific Partnership, spiegato

Che cos’è e cosa cambierà lo storico accordo firmato dagli Stati Uniti e da altre 11 nazioni che ha alzato un coro di proteste in tutto il mondo

Dopo anni di negoziazioni sembra essere arrivato l’accordo definitivo sul TPP, il Trans-Pacific Partnership, il grandissimo accordo commerciale che cambierà l’economia e il commercio di 12 nazioni pacifiche che producono circa il 40% del PIL mondiale, quindi, di conseguenza, di tutto il mondo.


Obama ha investito moltissimo su questo accordo, il quale probabilmente sarà il suo lascito più importante per quanto riguarda la politica estera. Le economie di questi stati saranno collegate in modo molto più stretto. Secondo Obama il TPP è una tappa fondamentale nel percorso di avvicinamento all’Asia. Sicuramente servirà a controllare l’espansione incontrollata delle esportazioni cinesi che sta colpendo duramente le industrie americane.


Tra le questioni più dibattute in questo accordo c’è la protezione dei medicinali americani. Le grandi multinazionali di Big Pharma hanno spinto molto nelle fasi di negoziazione del TPP per limitare la concorrenza di compagnie estere con sede in paesi che hanno una legislazione diversa in termini di protezione dei brevetti farmaceutici.


Il TPP dovrà essere approvato dal Congresso e ci sono già critiche all’accordo da rappresentanti di entrambi i partiti. C’è chi sostiene che l’accordo protegga troppo le multinazionali e Wall Street e chi sostiene invece che non si avvicini neanche alle necessità delle grandi compagnie.


L’accordo è stato negoziato in grande segreto e non se ne conoscono ancora le specifiche dato che il testo potrebbe non essere rilasciato per almeno un altro mese. Quello che si sa è che si parla di commercio ma anche di protezione degli investimenti internazionali e di tariffe. Gli operatori di mercato vogliono creare un ecosistema in cui gli accordi commerciali diventino, effettivamente, sicuri e senza possibilità di recesso senza penale.
Questo è stato ottenuto tramite un sistema di risoluzione delle controversie molto efficace. se una delle due nazioni perde l’arbitrato e si rifiuta di rifarsi alle disposizioni della corte l’altra nazione ha facoltà di alzare le proprie tariffe nei confronti della nazione in fallo.
Per esempio un major di Hollywood ora potrà fare causa a uno stato nel caso questo stato non protegga i suoi diritti su di un film per un tempo prestabilito, nel caso 70 anni. Nel caso lo stato perdesse l’arbitrato internazionale sarebbe costretto a rifarsi a alle decisioni della corte pena un innalzamento delle tariffe nei suoi confronti.


Opposizioni all’accordo non sono arrivate solo negli Stati Uniti ma più o meno da tutti gli stati che hanno partecipato alle negoziazioni. Nonostante questo i governi sono andati avanti e i risultati si vedranno tra qualche anno. Sicuro ci saranno degli aggiustamenti macroeconomici come successo in Europa con le quote. Con questo accordo i produttori di latte neozelandesi saranno favoriti nei confronti di quelli canadesi per quanto riguarda il latte ma sfavoriti per quanto riguarda ad esempio il settore farmaceutico e così via.


L’accordo, probabilmente, comunque non è ancora rifinito a dovere e ci vorrà ancora circa un mese per avere un testo preciso. Poi, per quanto riguarda gli USA, dovrà essere approvato dal congresso e questo significa che nella migliore delle ipotesi sarà effettivo ad inizio 2016 e nel frattempo le proteste continueranno. Nonostante le critiche il TPP ha altissime probabilità di essere reso effettivo dal congresso dato che Obama ne è un forte sostenitore così come quasi tutti i leader repubblicani. Casa Bianca e Congresso sono per una volta d’accordo, insomma.

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