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In Turchia è caos

La Turchia è nel caos a causa dell’ondata repressiva con cui il presidente Erdogan sta punendo i presunti golpisti

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato uno stato di emergenza di tre mesi come risposta alla situazione caotica creata dal tentativo di colpo di stato.
Situazione critica creata più che altro da Erdogan stesso con una ondata gigantesca di arresti e licenziamenti che hanno colpito militari, giudici e pubblici ministeri, dipendenti statali e soprattutto il sistema scolastico, vero e proprio regno di Fethullah Gülen, il nemico pubblico numero uno di Erdogan.


Il ministero dell’Istruzione turco oggi ha sospeso gli incarichi degli insegnanti turchi all’estero e ha chiesto che questi tornino in Turchia per essere sentiti nelle indagini che riguardano il tentato colpo di stato.
Nelle università, sia pubbliche che private, è stato chiesto ai rettori di chiamare i professori impegnati all’estero.
Nella stessa circolare veniva richiesto ai rettori delle università di valutare le eventuali connessioni tra il personale dell’università e Hizmet, il movimento di Fethullah Gülen. Alle università è stato lasciato tempo fino al 5 agosto per obbedire alla circolare.


Obama ha chiamato il presidente turco per garantire il completo supporto degli USA nell’inchiesta sul fallito colpo di stato ma ha ribadito che l’investigazione e la prosecuzione dovranno essere condotte in modo che i cittadini turchi siano rassicurati sulla continuità della democrazia e sul rispetto delle norme vigenti in modo che il fallimento del colpo di stato sia visto come una vittoria della democrazia, non una occasione di repressione.


Una precisazione necessaria quella del presidente americano dato che è arrivata appena dopo la notizia che 15.200 lavoratori nel mondo dell’istruzione sono stati licenziati per la loro presunta vicinanza a Gülen. Tutti i rettori delle 1.176 università statali e delle 401 private sono stati sollecitati a lasciare il loro posto di lavoro.
24 licenze audiovisive sono state sospese facendo di fatto chiudere altrettante radio e televisioni.
La Turchia ha anche dichiarato che sospenderà la convenzione sui diritti umani durante il periodo di emergenza.


Come se non bastasse Erdogan ha ribadito che a giorni arriverà una formale richiesta di estradizione riguardo Fethullah Gülen nei confronti degli Stati Uniti e ha minacciato ripercussioni nel caso questa non sia concessa. Contestualmente verrà, con ogni probabilità, reintrodotta la pena di morte in quella che sarà la decisione che cancellerà definitivamente ogni possibilità turca di un ingresso nella UE.


112 generali dell’esercito sono stati sospesi o incarcerati e in ministero dell’Interno ha sospeso 8.777 suoi dipendenti che si aggiungono ai 7.899 poliziotti, i 614 ufficiali delle gendarmerie, i 30 governatori provinciali e i 47 governatori di distretti. Ai poliziotti sono state confiscate le armi di servizio. Il paese è totalmente nelle mani di Erdogan e la sua, in teoria, sarebbe una posizione poco più che cerimoniale. Una volta tolti tutti i suoi nemici dalle posizioni di comando, i giudici costituzionali dalle loro corti e avendo il controllo totale dello stato con la dichiarazione dello stato di emergenza e la sospensione della convenzione sui diritti umani se Erdogan decidesse di diventare un dittatore nessuno potrebbe impedirlo.

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