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Iran e Arabia Saudita in lotta per il Medio Oriente

Le due superpotenze regionali sono in guerra aperta e gli USA non sanno dove stare

Dopo l’accordo tra Iran e USA sul nucleare la politica mediorientale è entrata in uno stato di agitazione che non si vedeva da anni, con l’Arabia Saudita particolarmente attiva.

 

Oltre agli accordi sul nucleare i due fatti che hanno dato il via all’agitazione sono stati la riconquista di Tikrit da parte degli iracheni e gli attacchi terroristici in Yemen.

 

Le due coalizioni dominanti nell’area, quella che orbita intorno all’Arabia Saudita e quella Irano-centrica si stanno dando da fare per consolidare o cambiare i rapporti di potere nell’area. Sarebbe facile ridurre tutto ad uno scontro intra-musulmano tra sciiti e sunniti ma questa è una vera e propria lotta per il potere. Nessuna delle due coalizioni ha dei partecipanti fissi o una ideologia monolitica.

 

I paesi in lotta sono tutti reazionari ma le similitudini finiscono qui. L’Iran è un regime teocratico ma ha appoggiato sia sunniti che cristiani e, addirittura, alcuni dei sui alleati più vicini, sciiti, come il presidente siriano Bashar al-Assad, un alawita, e i ribelli houthi yemeniti appartengono a sette eterodosse.

 

Dall’altro lato della barricate ci sono le famiglie reali della penisola che hanno sempre governato tra generose “ricompense” e occasionale violenza come l’invasione saudita del Bahrain per salvare la famiglia reale sunnita dalla rivolta della maggioranza sciita.
L’alleanza saudita è a maggioranza sunnita ma non si fa problemi ad attirare al suo interno il regime militare e fortemente anti-islamista al potere in Egitto e, a livello non ufficiale, persino gli arci-nemici israeliani.

 

I sauditi vorrebbero tornare alla situazione pre-primavera araba mentre il blocco iraniano vorrebbe sfruttare la situazione di rivolta per allargare la propria sfera di influenza, nonostante per conto sua abbia schiacciato in modo violento la versione casalinga della primavera araba.

 

L’Arabia Saudita per la sua guerra in Yemen ha velocemente trovato molti partner: Marocco, Giordania, Kuwait, Bahrain, Qatar, Sudan, Egitto, Emirati Arabi Uniti e, di controvoglia, gli USA. Egitto e Qatar sono due alleati che fino a poco fa sarebbero sembrati assai improbabili.
I sauditi hanno aiutato Abdel Fattah el-Sisi a salire al potere in Egitto dopo il periodo Morsi in cui i rapporti era tutto tranne che buoni.

 

Il Qatar è sempre stato indipendente dal punto di vista della politica estera ma l’Arabia Saudita ultimamente ha forzato la mano fino ad arrivare a far abdicare il vecchio emiro per il figlio di 34 anni che ha uniformato la politica estera del piccolissimo ma ricchissimo stato a quella dell’attore principale della regione.

 

La coalizione ha come ideologia fondante la Realpolitik, nient’altro. Questo porta a situazioni paradossali come, ad esempio, la visione di Mosca nell’area, due paesi alleati come Egitto e Arabia Saudita hanno due posizioni diverse sui russi, i sauditi li odiano per il loro appoggio a Iran e Siria mentre gli egiziani li supportano grazie agli aiuti militari di Putin a el-Sisi. Il Qatar si è uniformato ma supporta ancora pubblicamente i Fratelli Musulmani e la Jihad in Siria.

 

Gli iraniani usano una tecnica differente, supportano molti gruppi nelle diverse aree di conflitto riservandosi sempre la possibilità di togliere il supporto in caso che le cose vadano male. in questo modo l’Iran non perde mai una guerra. Così gli iraniani hanno fatto in Libano o stanno facendo in Siria.

 

La mossa saudita di entrare direttamente in guerra è stata coraggiosa, le possibilità che una guerra di invasione vada male sono altissime, come hanno imparato gli americani.

 

Gli USA sono entrati nella coalizione saudita con l’idea di barattare un aiuto militare con una forma di accettazione dell’accordo sul nucleare iraniano. Sicuramente gli Stati Uniti hanno davanti un quadro molto complicato, stanno collaborando con gli iraniani sul nucleare e in Siria mentre lottano contro Tehran in Yemen.

 

La battaglia per il Medio Oriente sarà lunga e, probabilmente, sanguinosa ma la strategia iraniana sembra quella che ha più possibilità di funzionare a lungo termine.

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