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La Brexit ci sarà davvero, quindi?

Il referendum sulla Brexit non è vincolante ma una non uscita dalla UE da parte della Gran Bretagna ora è decisamente improbabile

Il fronte pro Brexit ha vinto il referendum e di conseguenza il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Unione europea dopo il tempo di negoziazione di 2 anni ma non tutti sembrano così certi del futuro, soprattutto i leader della campagna Leave.


La decisione del popolo britannico non è legalmente vincolante, il referendum è consultivo e sarà il governo che dovrà formalmente invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona e dare il via formale al processo di uscita dalla UE.


Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra e uno dei principali sostenitori della campagna pro Brexit è uno candidati più accreditati a sostituire il primo ministro David Cameron. Nonostante questo, in una delle sue prime interviste post referendum ha sostenuto che il Regno Unito è parte dell’Europa e lo sarà sempre e qualsiasi cambio avverrà senza alcuna fretta. Johnson ha anche dichiarato che il Regno unito potrebbe rimanere nel mercato unico come come la Norvegia. I leader europei si sono subito detti contrari all’ipotesi e hanno sollecitato Londra a invocare l’articolo 50.


Johnson ha anche tentato di spiegare come il voto potrebbe essere una leva per negoziare un accordo con l’UE più favorevole del precedente.
Cameron, che prima ha proposto il referendum poi lo ha combattuto ha dato le sue dimissioni e ha detto che sarà un compito del suo successore negoziare con l’UE. Le dimissioni di Cameron sono state strategiche, prima dell’elezione del suo successore passeranno tre mesi e la polarizzazione della campagna sarà scemata mentre i primi sconquassi economici si faranno sentire sulla pelle dei votanti.


Un esempio di referendum non rispettato è stato quello con cui i Greci avevano rifiutato l’austerità imposta dall’Europa chiesta in cambio di un pacchetto da 86 miliardi di euro per risollevare l’economia. Peccato che il primo ministro Tsipras ha semplicemente utilizzato il referendum per negoziare condizioni migliori con la troika. Il piano non funzionò e la Grecia fu costretta ad accettare condizioni durissime per non andare in default.
Lo stesso successe in Irlanda dove il popolo decise di non adottare il rinnovamento del Trattato di Lisbona peccato che Dublino lo adottò neanche un anno dopo il referendum.


Il disastro post-Brexit intanto continua a infuriare sulle borse mondiali: la sterlina è ai minimi storici dal 1985, le borse mondiali sono in una condizione di stress che non si vedeva da anni e le agenzie di rating hanno abbassato le valutazione del debito pubblico dello UK. Standard & Poor’s è passato da AAA a AA, Fitch da AA+ a AA.


Ora la palla passa ai leader europei che potrebbero punire il Regno Unito ma lasciarlo rimanere nell’UE o negoziare condizioni molto favorevoli all’Europa minacciando Londra di lasciarla andare verso una rovina finanziaria praticamente certa, come è già stato fatto con la Grecia o decidere di essere inamovibili e dividersi le spoglie di una delle capitali finanziarie mondiali.


Per ora sembra prevalere la linea dura; Renzi, Hollande e la Merkel hanno ribadito che non hanno intenzione di iniziare nessun colloquio informale prima della comunicazione da parte del governo del Regno Unito della loro intenzione di avvalersi dell’articolo 50.


Gli europei sanno che perdere la Gran Bretagna sarebbe doloroso, sono la seconda economia europea dopo la Germania, ma sembra si stiano facendo la bocca alle opportunità che la Brexit porterebbe.


Nel mentre Scozia, Irlanda del Nord e Gibilterra parlano sempre più spesso di secessione. In tutti e tre i territori il remain ha vinto con largo margine e i loro collegamenti con la UE sono strettissimi. A Londra invece si parla di un altro referendum o di elezioni anticipate. Nel caso di elezioni anticipate i Labour, probabilmente, faranno campagna sulla loro volontà di rimanere in Europa e nel caso di vittoria i risultati del referendum sarebbero in parte sconfessati. Non resta che aspettare e ripararsi dalla tempesta finanziaria.

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