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La Chiesa cattolica a Cuba

Come la Chiesa cattolica è sopravvissuta a Cuba, un paese dove la religione è considerata oppio dei popoli

Quando Fidel Castro prese possesso di Cuba, ormai cinquanta anni fa, una delle prime azioni del nuovo governo fu quella di espropriare i beni della Chiesa cattolica.
I simboli della Chiesa sono stati subito distrutti o profanati ma in qualche modo la Chiesa è sopravvissuta.
Uno dei simboli che hanno pagato dazio all’ondata di espropri è stata la statua di San Tommaso di Villanova che si trova davanti alla cappella omonima dell’Università di Havana, decapitata in uno degli espropri e tuttora senza testa.


Nonostante questo il cattolicesimo a Cuba è sopravvissuto e, anzi, si è rafforzato. L’anno scorso, addirittura, il governo ha ridato la statua e altre proprietà alla chiesa e il Vaticano è riuscito a fondare il primo seminario dall’avvento del comunismo sull’isola. Con l’importanza di queste aperture non è difficile immaginare che il primo Papa sudamericano metterà una buona parola con gli americani per un definitivo abbandono dell’embargo che blocca l’economia cubana da dieci lustri.


La Chiesa, negli anni, si è ritagliata un posto di primo piano all’interno della società cubana, tanto da essere considerata come l’organizzazione più importante dell’isola escluso il Governo. La rete messa in piedi dalla Chiesa funziona da rete sociale che va a dare una mano al governo dove lo stato sociale cubano non riesce ad arrivare.
La Caritas, ad esempio, è tra le associazioni che si occupano della cura dei poveri cubani e tutti questi anni di aiuti sotto traccia stanno iniziando a portare i loro frutti.


La Chiesa cattolica fu tra i supporter della destituzione di Fulgencio Batista e lo stesso Fidel Castro andò a scuola dai gesuiti, la stessa congregazione di Jorge Bergoglio, e usa spesso immagini prese in prestito dall’immaginario cristiano.
Nonostante questo Fidel smantellò la Chiesa cattolica nell’isola, non da subito ma senza appello. L’invasione della Baia dei porci fu supportata da 4 preti e Castro utilizzo questo pretesto per deportare 130 preti e 3.500 tra suore e monaci. Sempre in risposta alla tentata invasione della CIA Castro chiuse tutte le chiese gestite da religiosi, questa fu il vero colpo al cuore per il cattolicesimo cubano, la Chiesa si ritrovò senza ministri ma soprattutto senza fondi.


Nonostante tutto il Vaticano non interruppe mai i rapporti diplomatici con Havana. Il nunzio apostolico, Cesare Zecchi, non ha mai smesso di corteggiare Fidel Castro, addirittura con aperture pubbliche nei confronti del governo comunista che hanno, talvolta, fatto infuriare gli esuli cubani e i capitalisti di tutto il mondo.


Dal disastro post Baia dei porci la Chiesa ha sempre tentato di risollevarsi ma il vero cambio nella politica religiosa di Cuba c’è stato con la caduta dell’URSS. La percentuale di commercio di Cuba con la Russia sfiorava l’80% e la caduta del potentissimo alleato ha permesso ai cubani di avere un rapporto più libero con la religione senza incorrere nelle ire del potentissimo alleato. Nel 1992 venne anche approvato un emendamento alla costituzione che dichiarò Cuba uno stato “secolare”, non più ateo.


Da quel momento la Chiesa cattolica cominciò a re-investire a Cuba, in 5 anni la Caritas e la Chatolic Relief Services spesero 10 milioni di dollari nell’isola e nel 1998 la Chiesa gestiva 20 asili, 21 ospizi e 5 ospedali. La nuova stagione nei rapporti tra la Santa Sede e Havana fu sancita dalla visita, nel ’98 appunto, di Giovanni Paolo II.


La morte di Hugo Chavez, uno dei più ricchi sponsor della rivoluzione cubana, fece si che Raul Castro, nel frattempo subentrato al fratello Fidel, iniziò a cercare nuovi sponsor per la boccheggiante economia cubana e la Chiesa era lì per approfittare della situazione. Dopo la visita di Benedetto XVI Raul addirittura fece diventare il Venerdì Santo una vacanza officiale. Nel suo successivo viaggio a Roma Raul ringraziò Papa Francesco per l’aiuto del Vaticano nel processo di riavvicinamento con gli USA.


Raul Castro, addirittura, dichiarò che se il Papa avesse continuato a riformare la Chiesa in questa maniera sarebbe ritornato a pregare dopo moltissimi anni. Nonostante tutto a Cuba ci sono solo 300 preti a confronto degli 800 presenti prima della rivoluzione. Insomma, il cattolicesimo è sopravvissuto a molti anni di comunismo e ora sembra risorgere dalle proprie ceneri come l’araba fenice ma la strada è ancora lunga e irta.

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